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(Ansa)
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Adrian Newey, il più vincente, non un vincente «di sicuro»

Il progettista definito un «mago» da tutto il mondo della Formula 1 ha annunciato l'addio alla Red Bull e la Ferrari ha già bussato alla sua porta. Ma nessuno può dirsi garanzia di successo assicurato

Ci sono quattro cose che permettono a un progettista di esprimersi con successo: le sue idee, un ambiente fertile nel quale seminarle, la capacità di dimostrare la loro efficacia e avere i soldi per realizzarle. Questo Adrian Newey lo sa bene, anche perché nella sua lunga carriera non gli è sempre andata così bene come alla Red Bull. Qualcuno ricorderà che un suo progetto per Aston Martin drenò così tante risorse da far rischiare la bancarotta alla storica casa britannica.

Originario di Stratford-upon-Avon, come William Shakespeare, alla Repton School ebbe come compagno Jeremy Clarkson, celebre conduttore di Top Gear. Sarà stata l’aria che si respirava in quel momento in Inghilterra, ma da ingegnere aerospaziale non ha mai guardato troppo a quel che vola e professionalmente era partito dalla Fittipaldi Motors, passando quindi nella March e nel 1990 nella Williams. E fu sua anche l’ultima monoposto di Senna. Oggi Adrian è il direttore tecnico della scuderia Red Bull, ha 65 anni e stanti i successi della casa austriaca è ritenuto uno dei migliori progettisti di automobili da corsa del mondo. Attenzione però: alla Red Bull è arrivato nel 2006 e il miglior piazzamento l’anno successivo sarà quello di Webber, 3º al Nürburgring. I successi aumentano ma fino al 2010 la scuderia non dominerà, e addirittura nel 2008 Red Bull chiuderà il mondiale superata dalla sorella Toro Rosso. Il resto è cronaca e a parte il dominio Mercedes, noi italiani, tifosi della Rossa, bene sappiamo quanto sia antipatico vedere le “RB” davanti.

E qui arriva la notizia che negli ultimi giorni sta scuotendo la F1: Newey ha comunicato l’addio alla Red Bull a causa dei dissensi con il capo Christian Horner. Adrian, legato a Red Bull fino al 2025, avrebbe incontrato a Londra il Team Principal della Ferrari Frédéric Vasseur e alcune testate hanno già riportato che la proposta di Maranello per ingaggiare il progettista sarebbe di venti milioni. Non c’è dubbio che Adrian potrebbe avere nuove idee, soprattutto in vista del regolamento 2026, molto diverso da quello attuale e caratterizzato da monoposto che saranno più piccole e leggere, quindi da ridisegnare, ma è anche vero che non si possono escludere offerte da parte di altre scuderie sufficientemente “ricche”, che poi sono Mercedes e sempre Aston Martin, alla quale però pare abbia già detto no seppure l’ingaggio sarebbe stato faraonico.

Negli ultimi due decenni talune innovazioni di Newey siano state geniali, del resto ha contribuito a far conquistare tredici titoli piloti (7 con Red Bull, 4 con la Williams, 2 con la McLaren) e ben dodici titoli costruttori. Ipotizzando però un suo arrivo in Ferrari, la serenità per lavorare dovrà essergli garantita da Vasseur, mentre il denaro da John Elkann e la fiducia da tutti i ferraristi, nessuno escluso. Riusciremo noi italiani in tale impresa? Chissà, anche perché per la macchina 2026 si parte da un foglio bianco e, a Maranello, Newey potrebbe non assumere un ruolo interno, ma diventare un super-consulente per la squadra molto bene diretta oggi da Enrico Cardile. Anche perché Adrian fa anche altro nella vita, barche da corsa, moto, giardinaggio… e dopo quanto ha vinto in Formula 1 potrebbe stupire tutti con una scelta diversa anche se l’anno prossimo in tuta rossa vedremo anche Lewis Hamilton, uno dei piloti con i quali va d’accordo. Con tutta l’esperienza che hanno i due, a capire se le quattro condizioni che abbiamo scritto all’inizio sono concrete, ci metteranno meno di un giro di pista.

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Sergio Barlocchetti

Milanese, è ingegnere, pilota e giornalista. Da 30 anni nel settore aerospaziale, lo segue anche in veste di analista. Docente di materie tecniche presso la scuola di volo AeC Milano è autore di diversi libri.

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