Brexit

BREXIT

Ultime notizie

Cosa significa

Con il termine Brexit si fa riferimento al processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea, ai sensi dell’articolo 50 del trattato sull’Unione europea. L’iter è iniziato con un referendum che si è svolto il 23 giugno 2016 nel Regno Unito e a Gibilterra e si concluderà non oltre il 2019. Il termine Brexit deriva dalla crasi fra “Britain” e “Exit“.

In realtà, il primo ministro britannico Theresa May, l’ha definita “Hard Brexit”, indicando in questo modo un processo di uscita dalla Ue totale, completo, senza alcuna cessione di sovranità neppur minima all’Unione europea. Dunque pieno controllo su persone, merci, moneta, sovranità assoluta sull’immigrazione, fine della giurisdizione della Corte Europea di Giustizia e rinuncia a essere parte del mercato unico europeo.

Il referendum

Il referendum si è svolto il 23 giugno del 2016, è stato di tipo consultivo e non vincolante, per verificare il sostegno o meno della popolazione britannica alla permanenza dello status quo e si è concluso con un voto favorevole all’uscita dalla UE con il 51,9% dei voti, contro il 48,1% che ha votato per rimanere.

Evidente la spaccatura della Gran Bretagna: in Scozia e in Irlanda del Nord infatti, ha vinto il “Remain“, il “Leave” ha invece vinto in Galles e nell’Inghilterra profonda (non a Londra). A votare a favore del “Remain” sono stati i giovani fino a 40 anni, favorevoli al “Leave” invece la popolazione di età superiore.

La storia in breve

È stato il primo ministro britannico David Cameron a volere un referendum sulla Brexit salvo poi fare un passo indietro ma tardivo. Chiuso il referendum (subito dopo Cameron si è dimesso), il 29 marzo 2017 il Parlamento inglese ha votato a favore della Brexit e comunicato alla Ue la decisione presa. Questa, a sua volta, ha dovuto preparare e votare una risoluzione che fissa i paletti del negoziato con la Gran Bretagna: è così che è cominciato ufficialmente il cammino di uscita dello Stato dalla Ue.

Il 5 aprile 2017 la prima mossa della UE: il Parlamento europeo a Strasburgo ha approvato la risoluzione che fissa i paletti del negoziato per la Brexit che dureranno almeno fino al 2019. Come infatti regolato dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, il paese che abbandona l’Unione e le autorità dell’Unione stessa hanno due anni per negoziare i termini della separazione. Qui tutte le tappe dei prossimi due anni.

Le conseguenze

Secondo le stime del tesoro britannico, risalenti al 2016, la Brexit sarebbe costata al Regno Unito circa il 7,5% del pil in termini di mancata crescita economica in un periodo di 15 anni. Di certo dovrebbe costare circa 100 miliardi, pari alle passività finanziarie e agli impegni di spesa stimati già presi dalla Gran Bretagna con l’Unione Europea in quanto stato membro, status che resta tale fino all’effettiva uscita. Previsioni negative anche per la sterlina: gli analisti scommettono su una svalutazione molto forte della valuta.

Ma il conto è salato anche per la Ue, circa 10 miliardi di euro l’anno che la Gran Bretagna versava come sua quota e che ora vengono meno. Dunque ci sarà probabilmente un aumento delle entrate, con tasse nuove e il taglio e la razionalizzazione della spesa. Inoltre sono moltissimi i lavoratori Ue che hanno già deciso di lasciare la Gran Bretagna. Una forza lavoro ingente che abbandonerà il Paese. Secondo Kpmg, si parla di un milione di persone entro il 2019.

Cosa cambia per l’Italia?

Standard & Poor’s sostiene che l’Italia, insieme all’Austria, sarà uno dei Paesi meno colpiti dalla Brexit. Il nostro interscambio di beni e servizi con il Regno Unito è intorno al 3% del Pil, tuttavia l’impatto ci sarà:

  • per il 2017 è previsto un calo dell’export pari a una perdita fra i 600 milioni e 1,7 miliardi di euro (tra il 3 e il 7%);
  • l’uscita del Regno Unito dalla Ue potrebbe costringere tutti i Paesi dell’Unione a pagare una quota di partecipazione al bilancio Ue più alta, l’Italia finora pagava 17 miliardi e 693 milioni, in futuro potrebbe essere chiamata a versare fino a 19 miliardi.

Le conseguenze per gli italiani in UK

Se non ci saranno conseguenze particolari per chi studia in Gran Bretagna, la stessa cosa non si può dire per i lavoratori italiani: no alla libera circolazione e non è previsto nessun diritto automatico a lavorare in UK solo perché si ha la cittadinanza europea, dunque nessuna possibilità di usufruire degli assegni di disoccupazione e della sanità gratuita per i britannici, oggi garantita anche ai cittadini europei. Costo della telefonia più elevato (le tariffe flat europee non varranno) e tariffe aeree più elevate.

theresa-may-brexit-regno-unito
- Esteri

Perché sarà una Brexit soft

Conviene sia al Regno Unito sia all'Unione europea e si fonderà sulle "quattro libertà": circolazione dei beni, dei servizi, delle persone e dei capitali