F1, Gp Ungheria - Le pagelle

Hamilton giaguaro, Raikkonen pantera e Vettel leone. Alonso? Un lupo senza denti. Come la Ferrari - i 5 mali della Rossa - l'analisi di Turrini -

Il vincitore del Gp d'Ungheria 2013, Lewis Hamilton (Credits: Tom Gandolfini/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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9 - Lewis Hamilton. A fine gara, non ci credeva nemmeno lui. "Ho vinto io? Allora è vero che i miracoli accadono", le parole a caldo del pilota della Mercedes, che sulla pista bollente dell'Hungaroring firma il suo trionfo numero quattro in terra ungherese e soprattutto brinda al primo successo da pilota della casa tedesca. Una vittoria, la sua, costruita nelle qualifiche, con una pole strappata a Vettel con le unghie e con i denti in stile bounty killer. Veloce, velocissimo, più del compagno di squadra Nico Rosberg, più della Red Bull della coppia Vettel-Webber. Ma questa non è una notizia. E' dall'inizio della stagione che la Mercedes galoppa come un purosangue nei giri che mettono in palio un posto al sole nella griglia di partenza (sette pole in dieci gare). 

No, la vera notizia è che la Mercedes non ha avuto in gara i soliti problemi legati al deterioramento delle gomme posteriori. Che invece hanno retto benissimo pure le temperature equatoriali dell'Hungaroring, roba da sudare anche rimanendo comodamente seduti sul divano di casa a centinaia di chilometri di distanza. Con la macchina veloce e affidabile, Lewis il britannico ha messo sotto aceto avversari diretti e doppiati. Via uno, via l'altro. In un valzer di sorrisi e stupore che ha fatto la felicità di tutti in casa Mercedes. Tutti, tranne Hamilton. Che soffre e non poco per la mancanza della sua ex, la bellissima Nicole Scherzinger. Vincere è bello, ma se il cuore non gira a dovere si è felici a metà.

8,5 - Kimi Raikkonen. Il finlandese dal sorriso impossibile ci è riuscito un'altra volta. Partito sesto, perché le qualifiche non fanno per lui e da tempi non sospetti, ha trovato il modo di addomesticare le gomme alle sue necessità. Un'abitudine. Sì, perché Kimi ha la capacità quasi unica nella Formula 1 di oggi di amministrare il consumo delle gomme al punto da risparmiare alla sua Lotus una sosta ai box. Numeri alla mano, tra transito sulla pit lane e ritorno in pista, fanno una ventina di secondi. Eccola, la differenza che fa risultati e classifica. 

E poi, c'è il resto. C'è un pilota che compie prodezze con una scuderia che non ha le disponibilità economiche della Red Bull, della Mercedes e della Ferrari eppure, con lui alla guida, sogna in grande. In dieci gare: una vittoria, cinque secondi posti e quattro piazzamenti. Sempre a punti, Kimi. Un fuoriclasse vero, uno dei migliori del Circus. Dicono che quasi certamente la prossima stagione vestirà i colori della Red Bull al fianco del suo amico Vettel. Possibile che la Ferrari ci metta lo zampino, per evitare che i guai di oggi si trasformino domani in mezzi disastri, ma il sospetto è che sia già stato raggiunto l'accordo. Kimi e Seb insieme sulla Red Bull con Horner e Newey a dettare le danze? Avanti il prossimo.

8,5 - Sebastian Vettel. La saggezza del campione. Che capisce che non è la giornata giusta per fare l'eroe e si accontenta, pure se con un mal di pancia grande così, di un traguardo che muove la classifica e il morale. Il tre volte campione del mondo confidava nella corsa super, per piegare le reni ad Alonso, una volta per tutte, e per avanzare una seria candidatura per il quarto titolo consecutivo. Poi, la gara. Che prende una piega diversa dalle speranze della vigilia. Vettel ci prova, ma non può fare altro che prendere atto che Mercedes di Hamilton è irraggiungibile e che pure la Lotus di Raikkonen ha un passo sorprendente. La Red Bull morde il freno e gli suggerisce di non forzare. Lui però non ascolta e tenta il sorpasso al finlandese a pochi chilometri dall'arrivo. Gli va male e poteva andargli malissimo. Da lì in poi, fine della storia. Terzo posto, champagne e distacco da Alonso che ora sale a 39 punti. 

8 - Mark Webber. Diciamola tutta. Se davvero fosse soltanto sfortuna, al pilota australiano della Red Bull qualcuno dovrebbe consigliare un viaggetto in qualche luogo di preghiera e di speranza. Le qualifiche del sabato andate a pallino per via del kers e del cambio fanno il paio con i guai dell'ultimo periodo, che guarda caso coincidono quasi perfettamente con la disputa in famiglia che ha preso forma in Malesia. Partiva dal decimo posto, Webber, e con una prova da incorniciare, tutta talento e pazienza, riesce a raggiungere il quarto posto, altro che pilota ormai prossimo al pensionamento e con la testa al domani che verrà. Webber c'è e si vede.

7 - Jenson Button. Provate a guidare voi una macchina che corre la metà di quanto corrono le altre. Si rischia la depressione, perché gara dopo gara è un saliscendi di emozioni e di risultati. A volte, va bene. Altre, molto male. Tuttavia, quando c'è la classe del pilota, be', qualcosa capita sempre. Vedere per credere la lotta che il campione del mondo della McLaren ingaggia con Vettel e Grosjean. Da manuale. Lui, Button, al volante di un'utilitaria e loro su un'astronave. Bravo, bravissimo e pure di più. Se un giorno o l'altro a Maranello dovessero decidere di sostituire Massa (lo dice il cielo, prima o poi accadrà), ecco il suo sostituto ideale. Meno guizzante di Raikkonen, ma più solido dei tanti giovani che potrebbero arrivare. 

6 - Fernando Alonso. Se prima c'era "soltanto" la Red Bull a creare grattacapi alla Ferrari, ora si sono aggiunte anche la Mercedes e la Lotus, che filano via come missili in confronto a come gira oggi la rossa di Maranello. Se le altre scuderie avanzano e migliorano, la Ferrari no, cambia e sbaglia. Colpa dei progettisti? Colpa degli ingegneri che fanno fatica a tradurre i disegni in sostanza? Oppure, colpa di Domenicali, che dovrebbe organizzare il team in modo diverso? A ognuno il suo, ma i fatti dicono che così non va. 

Lo sa bene Alonso, che fa quello che può per sbrigare la pratica evitando il tracollo che vale un'altra stagione di delusioni. Doveva arrivare settimo (Rosberg e Grosjean hanno fatto harakiri), è arrivato quinto. Da zero in pagella, però, la dichiarazione a bocce ferme. "Che macchina vorrei per il mio 32esimo compleanno? Quella degli altri", ha detto Alonso. Come se Pirlo o chi per lui chiedesse a gran voce la sostituzione di Antonio Conte. Non si fa, caro Fernando. E' poco carino. E poi, siamo proprio così sicuri che la colpa sia sempre degli altri? 

5 - Felipe Massa. Un altro errore. Il brasiliano rischia di finire gambe all'aria poco dopo la partenza per aver toccato Rosberg (che fuori pista ci va davvero e dice addio alla gara) quando avrebbe potuto e dovuto evitarlo. Forse è vero, anche se al suo posto ci fosse Raikkonen la Ferrari non prenderebbe il volo, questo no. Epperò, volete mettere la differenza? Cambiare non è più una questione di opportunità, bensì di sopravvivenza. 

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