Conte e Tavecchio, ecco perché la pace era obbligatoria
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Conte e Tavecchio, ecco perché la pace era obbligatoria
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Conte e Tavecchio, ecco perché la pace era obbligatoria

Il ct si arrende e conferma che resterà fino all'Europeo. La Figc convinta di aver fatto tutto il possibile

Pace fatta, anche se non è detto che tutti i protagonisti ne siano convinti. Conte e Tavecchio si sono guardati negli occhi a lungo (90 minuti) per chiudere una delle settimane più turbolente del semestre azzurro del ct, che aveva fatto trapelare tutto il suo malumore e la sua delusione per l'atteggiamento dei club nei confronti della nazionale e che aveva rischiato di rovinare il lavoro di cucitura e diplomazia del presidente federale. Il quale, a sua volta, non era parso entusiasta né dei né dei tempi dell'uscita del tecnico avendo ben presente che intorno alla figura di Conte si stanno muovendo molti interessi, non tutti legati al destino dell'Italia. Bisognava, dunque, mettere un punto e l'incontro di Roma è servito a quello. Ha dato molte risposte e lasciato qualche interrogativo aperto.

Conte resta fino al 2016, ma dopo?

La sintesi anche brutale dell'incontro l'ha fatta Antonio Conte, parso poco sorridente davanti ai flash dei fotografi (forse anche per le vicende legate al calcioscommesse) nella breve conferenza stampa di fine giornata. Era seduto in mezzo a Lotito e Tavecchio, che aveva appena spiegato di essere pronto a prolungare l'accordo con il ct anche oltre l'Europeo dell'anno prossimo. La risposta indiretta va segnata e messa in archivio: "Sono contento di aver iniziato un percorso con la nazionale. E' un percorso che prevede di arrivare fino all'Europeo del 2016 con la speranza di fare bene in quella manifestazione". Punto. La prospettiva dell'allenatore non sembra prevedere per il momento slanci oltre quella data. Forse è troppo presto anche solo per ipotizzarli, ma Conte ha chiarito alla perfezione cosa pensa.

Il tormentone e il mal di pancia di Conte

L'incontro di Roma ha detto anche altro e cioé che Antonio Conte è disponibile a mettere da parte per qualche tempo il mal di pancia che lo ha colpito in queste settimane. Resta convinto di essere stato 'tradito' nella forma e nei contenuti rispetto alle promesse della scorsa estate, ma è anche consapevole che scappare dalla nazionale a metà del contratto sarebbe un autogol sul piano dell'immagine. Forse le sirene del Milan o di altri club stranieri in questi giorni lo hanno lusingato, creando quel "tormentone" che lui stesso ha alimentato e che ora denuncia. Di sicuro la vetrina dell'Europeo serve anche a lui per costruirsi un curriculum internazionale più solido rispetto a quello con cui la lasciato la Juventus e che non lo ha portato su alcuna panchina di una big.

La fiducia di Tavecchio (e le vittorie della Figc)

Dal canto suo Tavecchio ha potuto far leva su alcuni risultati indiscutibili per convincere Conte a recedere dai propositi bellicosi. Come anticipato da Panorama nei giorni scorsi il contenuto dell'accordo strappato in Lega è molto più concreto e vantaggioso di quanto lasciato intendere dal ct nel suo sfogo di venerdì. I club alla fine accontenteranno le richieste del ct e della federazione per la stagione 2015-2016 e la presenza di Lotito, vice presidente in Figc e uomo forte in Lega, è servita a fare da garanzia che il percorso è stato avviato. Semmai Tavecchio ha spiegato a Conte che le sue uscite non lo aiutano ma, anzi, rischiano di ostacolarlo nel lavoro diplomatico che è chiamato a fare in questi mesi.

RETROSCENA - Ecco l'accordo tra Tavecchio e i club della serie A per la stagione 2015-2016

Riforme dei campionati, moviola e altro...

Sul tavolo sono finiti anche i passi avanti che la Figc sta facendo per disegnare un nuovo calcio. Tavecchio si sta battendo per portare il format della serie A alle 18 squadre (ma non a brevissimo termine) e ha ottenuto dai club di mettere mano al portafoglio per pagarsi la goal line technology e finanziare le squadre femminili. Successi che a Conte interessano relativamente, perché non avranno alcun influsso sulla preparazione dell'Europeo, ma che il numero uno di via Allegri ha rivendicato perché la federazione deve guardare al quadro complessivo e di questo i destini della nazionale sono solo un tassello. Centrale e importantissimo, ma non definitivo. Anche questo è stato spiegato e poi sintetizzato nella frase "Conte dovrà fare di necessità virtù in questo contesto".

E ora un Conte più selezionatore e meno allenatore

Il risultato della pax di via Allegri è che da oggi avremo un commissario tecnico più tradizionale e meno innovativo rispetto al passato. Un Conte selezionatore (come Pranelli e tutti gli altri che lo hanno preceduto) e meno allenatore, come aveva in testa di fare e come si è anche speso in questi sei mesi, nei quali ha lavorato anche con le giovanili. In un certo senso è il risultato finale di un processo di normalizzazione del tecnico che, ancora qualche giorno fa, si chiedeva perché lo pagassero così tanto per non lasciarlo lavorare. Alla Figc, però, serviva una figura forte in un momento di grandissima fibrillazione e l'ex allenatore juventino era il profilo perfetto. Certo, ripensando alle prime chiamate lasciate cadere dalla barca in Croazia, forse Conte si è pentito di non aver proseguito sulla linea del no. Ma ormai è tardi...

Scatta la preparazione ad Euro 2016

Detto che l'accordo era inevitabile, ecco che ora scatta la fase di preparazione dell'Europeo del 2016. La qualificazione è ampiamente alla portata della nazionale, sia per l'ottima partenza nel girone che per le regole che consentono a quasi tutti di qualificarsi. Siglata la pace con Tavecchio, Conte si tufferà nell'organizzazione della spedizione azzurra. La prima tappa è la scelta del ritiro: si va a Saint-Etienne per cominciare un giro in terra di Francia che dovrà porre le basi per non sbagliare nulla. Il ricordo della disastrosa spedizione in Brasile è ancora troppo fresco. Conte avrà pieni poteri e pieno appoggio, con la preghiera di non trasformare il mese azzurro in una sorta di vacanza.

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