Calcio

Cori razzisti negli stadi. Cosa prevedono le nuove norme

Quando si potrà sospendere una gara, chi decide, cosa rischia la società responsabile. Cosa prevede la normativa contro il razzismo nel calcio

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Giovanni Capuano

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La notte di Santo Stefano a San Siro con i buu razzisti verso Koulibaly e la successiva chiusura dello stadio per due giornate, ha convinto la Figc a riscrivere le norme sulla discriminazione nel corso delle partite. Uno snellimento delle procedure per evitare il ripetersi delle polemiche di Inter-Napoli, con l'accusa al direttore di gara di non aver avuto polso e sensibilità per sospendere la gara in presenza di un comportamento chiaramente discriminatorio.

Le nuove norme entrano in vigore con la 22° giornata del campionato di Serie A. Prevedono un'accelerazione della procedura di interruzione e sospensione delle partite (attenzione alla differenziazione nell'uso dei due termini) e un chiarimento definitivo delle responsabilità tra arbitro, ispettori della Figc e responsabile dell'ordine pubblico.

Cosa accade, dunque, in presenza di cori razzisti o di discriminazione territoriale (e non solo) in uno stadio italiano? Ecco una guida alle nuove norme della Figc:

 

Quali sono definiti comportamenti discriminatori?

Per comportamenti discriminatori sanzionabili si intedono striscioni, scritte, simboli, cori, grida ed ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica. Dunque non solo i cosiddetti buu razzisti, ma anche tutto ciò che viene classificato come discriminazione territoriale.

Chi ha il compito di rilevare la presenza di striscioni o cori?

La responsabilità dell'individuazione di cori o striscioni discriminanti è demandata al responsabile dell'ordine pubblico designato dal Ministero dell'Interno (un funzionario della Questura) e ai collaboratori della Procura Figc presenti nello stadio. In loro assenza spetta anche al delegato della Lega Serie A.

Chi decide se e come sospendere una partita?

La sospensione temporanea o definitiva di una partita (o il ritardato inizio di essa) viene ordinato dal responsabile dell'ordine pubblico all'arbitro. E' l'uomo delegato all'ordine pubblico a decidere se e come una partita può riprendere: nessun altro può sostituirsi a lui in questa funzione, in nessuno dei passaggi della procedura anti-discriminazione della Figc.

Qual è il ruolo dell'arbitro?

L'arbitro viene sgravato dalla responsabilità di essere colui che rileva la presenza di comportamenti discriminatori. Ha la facoltà di segnalarli nel caso se ne accorgesse in prima persona. Su ordine del responsabile dell'ordine pubblico ordina la sospensione temporanea e la eventuale ripresa di una partita, gestendo insindacabilmente la fase sospensiva (giocatori in campo o rientro negli spogliatoi). In caso di assenza del responsabile dell'ordine pubblico, dei collaboratori della Procura Figc e del delegato della Lega assume su di sé le loro mansioni ma può (in linea teorica) anche non dare inizio alla gara in caso di completa assenza di responsabili al mantenimento dell'ordine pubblico. E' evidente che si tratti di una fattispecie quasi impossibile in uno stadio professionistico.

Cosa succede se prima della partita ci sono comportamenti discriminatori?

In presenza di cori o striscioni prima dell'inizio della gara, il responsabile dell'ordine pubblico per iniziativa propria o su segnalazione dei collaboratori della Procura Figc ordina all'arbitro di non dare inizio alla gara. Il pubblico sarà informato sui motivi attraverso annunci e la partita potrà cominciare solo su ordine dello stesso responsabile.

Cosa succede se si verificano una prima volta in partita?

L'arbitro dispone l'interruzione temporanea e i calciatori si radunano al centro del campo. Il pubblico viene informato su quanto sta accadendo mediante annunci ad ampia diffusione. In caso di maltempo e di sospensione prolungata l'arbitro può decidere di far rientrare le squadre negli spogliatoi. La partita potrà riprendere solo su ordine del responsabile delegato dal Ministero dell'Interno.

Cosa succede se si verificano nuovamente comportamenti discriminatori?

Il responsabile dell'ordine pubblico ordina all'arbitro la sospensione e i calciatori, su indicazione del direttore di gara, si radunano al centro del campo. Il pubblico viene informato su quanto sta accadendo mediante annunci ad ampia diffusione. In caso di maltempo e di sospensione prolungata l'arbitro può decidere di far rientrare le squadre negli spogliatoi. La partita potrà riprendere esclusivamente su ordine del responsabile delegato dal Ministero dell'Interno.

Si può arrivare alla sospensione definitiva della partita?

Sì. Il non inizio, l'interruzione temporanea e la sospensione di una gara non possono prolungarsi oltre i 45 minuti. Trascorso questo tempo l'arbitro dichiarerà chiusa la partita e riporterà quanto accaduto nel referto da inviare agli Organi di Giustizia Sportiva.

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– Credits: tratto da www.Figc.it

Cosa succede in caso di sospensione definitiva di una partita?

Le sanzioni sono quelle previste dall'articolo 17 del Codice di Giustizia Sportiva e portano alla sconfitta a tavolino della società ritenuta responsabile anche in oggettivamente di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o ne abbiano impedito la regolare effettuazione.

La responsabilità oggettiva cambia?

No. E' un capisaldo della giustizia sportiva (non solo in Italia) e non viene modificata.

Quali sono le sanzioni in caso di interruzioni o sospensioni temporanee?

Le nuove norme prevedono lo stesso tariffario delle precedenti. In presenza di scritte o di cori con caratteristica di dimensione e percezione reale del fenomeno discriminatoio, scatteranno multe, chiusure di un singolo settore, obbligo di disputare partite a porte chiuse, squalifiche del campo a giornata o a tempo determinato fino ad arrivare - in linea teorica - all'esclusione o non ammissione al campionato. 

Tutto invariato, dunque, con però l'estensione anche ai comportamenti razzisti e discriminatori del sistema di esimenti e attenuanti fin qui previsto solo per gli atti violenti. Se una società avrà operato immediatamente per rimuovere le scritte o far cessare i cori e, soprattutto, se gli altri sostenitori presenti avranno chiaramente manifestato la propria dissociazione dai comportamenti discriminatori, la società potrà non rispondere degli atti discriminatori.

Perché questo accada devono ricorrere congiuntamente tre delle seguenti circostanze: adozione di modelli organizzativi di prevenzione, cooperazione con le forze dell'ordine per prevenire o identificare i responsabili, azione immediata per rimuovere la discriminazione, dissociazione degli altri sostenitori e - infine - che non vi sia stata insufficiente attività di prevenzione.

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