Calcio

Gattuso e il diritto di guidare il Milan con le sue idee

Contro la Juventus prestazione ottima dei rossoneri. Col modulo di Rino, lo stesso approccio e zero confusione di ruoli

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Giovanni Capuano

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Nel derby la sua squadra era andata a pressare alto e Vecino l'aveva punita, costringendo Gattuso a una sconsolata analisi: "Avete visto? Da mesi mi chiedete di giocare più avanti e questi sono i risultati". A Marassi l'analisi della sconfitta contro la Sampdoria era stata opposta tra lui ("Buona partita") e Leonardo ("Si è visto solo un po' di cuore nel secondo tempo").

Poi il cambio di modulo, Paquetà messo trequartista dietro a due punte e la prestazione incolore di San Siro con l'Udinese. In mezzo le frasi, dette e ritrattate, sul futuro da svelare a fine stagione e i rumors sui rapporti non idilliaci con Leonardo conditi da presunte intromissioni in spogliatoio.

A Torino il Milan ha perso, ma è stato una squadra diversa. La Juve lo ha rimontato rimettendo la testa sulla partita nella ripresa dopo un primo tempo di grande sofferenza. Siccome il calcio è fatto di episodi, un arbitro inadeguato ha penalizzato il Milan negando due rigori e spingendolo verso la sconfitta che pesa sulla classifica, ma non può cambiare il giudizio complessivo sulla prestazione.

Juventus-Milan ha chiarito che Gennaro Gattuso merita di giocarsi il finale di stagione e la corsa a un posto in Champions League con le sue idee: il suo modulo, l'approccio alla partita, l'intensità, il giro palla basso e a tratti noioso, Borini schierato nei tre davanti e una grande attenzione alla fase difensiva.

Allo Stadium è successo, un po' per mancanza di grosse alternative a causa degli infortuni e molto per convinzione. Perché piace immaginarsi che sull'orlo del precipizio Rino abbia deciso di mettere da parte il libro degli esperimenti, di scuotersi di dosso le pressioni e di andare dritto per la sua strada.

Non sappiamo se il Milan sarà capace alla fine di strappare quel pass per la Champions League che manca dal 2014. E nemmeno se sarà lui a guidare il Diavolo l'anno prossimo oppure dovrà lasciare la panchina al primo tecnico scelto dalla nuova proprietà. Di sicuro il tragitto che manca da qui al 26 maggio è giusto che lo percorra scegliendosi strumenti e compagni di viaggio preferiti. Senza alcuna intrusione.

Può non soddisfare i palati di chi ricorda Milan diversi (fatti, però, da giocatori di qualità superiore), paga una comunicazione a volte provinciale e a tanti lascerà l'impressione di non essere l'uomo giusto per il ritorno in alto. Intanto è l'uomo che ha riportato i rossoneri a giocarsi la Champions a primavera inoltrata. Con le sue idee, spesso contro quelle degli altri.

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