Del Piero fa "800" in carriera. Io c'ero

Sidney-Perth e il gol di Del Piero visti con gli occhi di un italiano in terra australiana

Glauco Semoli, il nostro "inviato-tifoso" nel dopo partita con Alessandro Del Piero

Mi chiamo Glauco, ho 21 anni. Lo ammetto. Me ne sono andato dall'Italia per "cercare fortuna" (sole e farmi una bella esperienza oltre che un corso di lingua), in Australia. Ammetto anche che non sono il tipico italiano medio, sfegatato tifoso di questa o quella squadra di calcio. Però... Però succede che arriva Alessandro Del Piero ed allora eccomi (una volta libero dagli impegni di lavoro) correre allo stadio per vederlo da vicino.

La notizia è rimbalzata anche sulle prime pagine della stampa sportiva (e non) dell'altra parte del globo: questo pomeriggio Alex Del Piero giocherà l'800^ partita della sua carriera. L'occasione è quella del match tra il Sydney Fc e il Perth Glory, costa est contro cosa ovest. Il teatro della sfida (abbastanza sentita da queste parti) non è il solito stadio dei padroni di casa ma l'ANZ Stadium, all'interno del sontuoso parco olimpico dei Giochi del 2000.

Per non sbagliare chiedo ad un paio di "esperti" del luogo quale sia il mezzo migliore per recarsi a destinazione e tutti concordano sul fatto che il treno sia la scelta più comoda. Giunto in stazione, provo ad acquistare un biglietto per il viaggio (dal centro di Sidney sono circa 30 minuti) ma la gentile signora della biglietteria mi fa notare che per chi possiede il biglietto il trasporto è gratis. Mica male, penso. Il treno espresso per l’Olympic Park è dominato da un popolo di sciarpe azzurre. Uomini, donne e bambini di ogni nazione, eccitati per questa piccola trasferta nello stadio più grande d’Australia.

Sceso dal vagone seguo la folla che mi porta automaticamente all’ombra della grande insegna dell’Australian and New Zeland Banking Group. Un mondo diverso, assolutamente "Down Under", difficile anche solo da rapportare alla realtà Italiana: niente odore di salamella, niente bagarini o bancarelle che vendono magliette. In cambio, per consolare la mia nostalgia di casa, ci sono un paio di baracchini che servono birra agli appassionati, un piccolo chiosco che offre hot dog gratis mentre le divise sono in vendita solo dal rivenditore ufficiale, posto ben in vista davanti all’ingresso. Niente grandi file, niente sciame di tifosi, tutto molto tranquillo.

Qui i tornelli non esistono e dopo un veloce controllo al mio zaino sono dentro. Una serie infinita di stuart mi guida fino al mio posto e la sensazione è che mi potrei muovere anche ad occhi chiusi. Sentendomi dunque rinchiuso in un acquario decido di girare un pò per lo stadio e scattare qualche foto. Rimango subito stupito: non ci sono reti a bordo campo, non ci sono barriere a dividere le tribune. Sembrerà scontato ma le uniche reti che vedo sono quelle che servono davvero, quelle delle due porte. Finalmente entrano in campo i giocatori e subito la curva di casa si fa sentire. Anche Pinturicchio scende in campo e attira su di sè gli occhi di molti giovani tifosi tutti sfoggianti la maglia numero 10.

Ecco il calcio di inizio. Il Sydney parte lento e anche Alex fatica ad entrare in partita, perde molti palloni, commette qualche errore. E così al 18esimo arriva il goal del Perth Glory che ammutolisce il già peraltro silenzionso tifo di casa. Noto subito infatti che lo stadio è abbastanza vuoto sebbene a circa metà partita viene annunciata la presenza di 22.000 spettatori, non abbastanza per riempire uno stadio da 90.000 posti ma un numero quasi record per la A-League Australiana. Intanto la partita continua e dopo qualche buona creazione di un Del Piero in netta ripresa il primo tempo finisce con la west coast davanti uno a zero sulla squadra di casa.

Tra un centianio di ettolitri di birra e qualche migliaio di hot dog l'intervallo scivola veloce e la partita ricomincia presto. Dopo qualche minuto ecco la svolta: espulso il difensore del Perth, Pantelidis, e rigore assegnato al Sydney. Sul dischetto ovviamente ci va Del Piero e gli occhi dei supporters del Sidney si riempiono di orgoglio. L'ex capitano della Juve non sbaglia anche se a fine partita mi confesserà di essersi un minimo preoccupato vedendo la palla sbattere sul palo prima di insaccarsi lentamente nella rete: “Mi auguravo prendesse il ciuffo giusto. Altrimenti sai che figura...”.

Fatto sta che sull'1 a 1 la partita si anima e finalmente si riesce a vedere qualche bella azione della squadra in azzurro. Anche la “Cove”, la curva nord dei tifosi del Sidney, si scalda e continua a incitare il nostro Pinturicchio mentre i tifosi del Glory, poche decine di persone, non riescono proprio a farsi sentire.

Al 70’ il centrocampista del Sidney Emerson recupera palla al limite e segna con un pregevole pallonetto. Il 2 a 1 rassicura la squadra di casa che deve comunque lottare fino al 93esimo minuto prima del triplice fischio dell’arbitro. Lo stadio festeggia per la seconda vittoria di fila e allora inizio a muovermi verso la sala conferenze. Coach Ian Crock elogia i suoi e parla bene di Del Piero raccontando di come il campione non abbia voluto lasciare il campo pur non essendo in perfette condizioni dimostrando la giusta dedizione alla causa. Secondo molti addetti ai lavori è proprio questo uno dei motivi per cui è tanto amato dai tifosi.

Scendo con altri giornalisti negli spogliatoi.

Dopo circa un’ora abbondante ecco arrivare Del Piero, stanco ma sorridente. Partono le interviste e Alex continua a sorridere nonostante un pò di scocciatura per le domande dei giornalisti italiani che gli fanno notare che oggi in campo non lo si è visto correre più di tanto. La polemica all'italiana insomma, non conosce confini. Finalmente riesco ad avvicinarlo. Stanco e ormai nei pressi dell’uscita scambio in paio di battute e mi faccio scattare una foto ricordo. Mi dice che a Sydney si trova davvero bene, in un mondo e in un calcio che per tanti motivi (non solo geografici) sono gli antipodi di quello italiano. Pensandoci bene però anche io, come Alex, non mi ci sono trovato poì così male...

Glauco Semoli

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