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Perché a Tonga boxe e rugby sono stati vietati alle ragazze

Dal Ministero dell'educazione dell'arcipelago polinesiano è arrivata una lettera che sta facendo discutere

Studentesse della Repubblica di Tonga

Barbara Massaro

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Pochi chilometri sotto la linea dell'Equatore, nel cuore del Pacifico tra le Isole Figi e la Nuova Zelanda il regno polinesiano di Tonga sta vivendo giorni di subbuglio.

Perché sono stati vietati boxe e rugby

La causa è una lettera inviata dal Ministero dell'Educazione agli istituti superiori dell'archipelago dove vivono 11.000 persone in cui si vieta alle studentesse di praticare boxe e rugby, quest'ultimo sport particolarmente caro alla cultura neozelandese.

Nella direttiva si legge che la nuova norma è volta a "Preservare la dignità delle donne di Tonga e tener fede ai valori tongani". La notizia ha sconvolto un Paese in cui lo sport, e il rugby in particolare, è anche strumento di emancipazione e momento di formazione soprattutto per le giovani donne che imparano a cavarsela da sole e a far vedere quello che sanno fare. 

Le reazioni

La notizia ha scosso l'opionione pubblica. Secondo l'avvocato tongano per i diritti delle donne Ofa Guttenbeil-Likiliki: "Questo ci riporta indietro al pensiero che l'educazione per le ragazze è solo accademica e che lo sport è un'alternativa solo per i ragazzi - ha detto a Radio New Zeland - È un danno per tutto il lavoro che abbiamo fatto nel provare a portare avanti una maggiore equità tra generi nelle Tonga".

L'inglese Telegraph ha chiesto un commento alla notizia a Hoko Tuivai, head coach della nazionale femminile tongana di rugby seven che ha detto: "Abbiamo molti talenti interessanti e giocatori che sognano di avere un’opportunità di giocare a rugby. In un periodo in cui le ragazze restano incinte molto giovani e ci sono diversi problemi sociali, il rugby è servito a fornire alle donne attenzione e determinazione" e poi intervistato da Radio New Zeland ha spiegato che proprio la nazionale di rugby femminile avrebbe avuto più possibilità di quella maschile di arrivare fino alle Olimpiadi del 2020.

Anche il Primo Ministro neozelandese Jacinda Ardern ha criticato duramente il provvedimento sottolineando, però, che, al momento, non intende revocare i finanziamenti a Tonga.

Il passo indietro del Governo

Un polverone mediatico che probabilmente l'amministrazione tongana non si aspettava di sollevare e che l'ha costretta a fare parzialmente marcia indietro precisando che si tratta di un provvedimento momentaneo.

 Il Ceo del Ministero, Manu ‘Akau’ola, interpellato ancora da Radio New Zealand ha infatti spiegato che la misura è stata adottata per recuperare le ore di lezione perse a causa del passaggio del ciclone Gita lo scorso febbraio, il peggiore da 60 anni.

Per diversi giorni le scuole sono rimaste chiuse e c'era il rischio di non riuscire a portare a termine i programmi. Secondo Manu ‘Akau’ola, dunque, la direttiva sarebbe stata semplicemente mal interpretata anche se c'è chi sottolinea che, se davvero le cose stanno così, non si capisce perché nella lettera arrivata alle scuole si parlava di preservazione della dignità della donna e dei valori tongani.

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