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Coca-Cola paladina dei diritti delle donne?

Ecco perché il nuovo spot per il Medio Oriente del colosso americano sta facendo discutere

E' giusto che le grandi aziende sfruttino cronaca e attualità a fini commerciali o sarebbe meglio che le pubblicità fossero basate solo sulle qualità del prodotto per convincere i clienti all'acquisto? E' l'uovo di Colombo del marketing e una delle questioni che coinvolge creativi e opinione pubblica in un braccio di ferro trasversale alle latitudini e agli argomenti. 

Il nuovo spot Coca-Cola

Ecco perché il nuovo spot diffuso in Medio Oriente lo scorso 2 novembre da parte del colosso americano della Coca-Cola sta facendo discutere.


Si tratta di una pubblicità il cui claim recita: "Il cambiamento ha un sapore". Nella clip si vede un padre saudita che indossa la keffiyeh insegnare alla figlia a guidare l'auto mentre sul cruscotto resta in bilico una bottiglietta di Coca-Cola.

Dopo alcuni traballanti tentativi la ragazza riesce a partire dopo aver gustato una ricca sorsata della bevanda in questione.

Chiaramente lo spunto dello spot è la rivoluzione in corso in Arabia Saudita che, finalmente, permette alle donne di prendere la patente di guida.

Il messaggio implicito dell'adv è che Coca-Cola si auto-elegge "bibita ufficiale" del cambiamento diventando paladina dei diritti delle donne.

Strumentalizzazione dell'attualità

Si tratta di un assist sin troppo facile tirato a favore dei profeti dell'ostracismo capitalista che accusano Coca-Cola di strumentalizzare la rivoluzione femminile e di trarre profitto dalla battaglia delle donne. 

Polemiche analoghe erano state rivolte anche a Pepsi che, qualche tempo fa, aveva utilizzato il volto glamour di Kendall Janner che porlo a capo di uno scontro tra polizia e manifestanti con la sorellina di Kim Kardashian che offriva una lattina di Pepsi in segno di pace alle forze dell'ordine.

Addirittura, in quel caso, Pepsi aveva ritirato la clip dopo gli strali lanciati dal web per l'utilizzo improprio di fatti di cronaca.

Non solo Coca-Cola

Coca-Cola, al momento, non ha commentato. Per il 2019 il colosso Usa calcola profitti per 100 milioni di dollari solo nel mercato saudita e la polemica sui social si spegnerà molto prima.

Del resto Coca-Cola non è l'unico brand ad aver utilizzato a scopi commerciali la notizia del via libera alla guida anche per le donne.

 

Prima di lui lo han fatto le maggiori case automobilistiche mondiali da Jaguar a Nissan passando per Volkswagen e Ford che hanno utilizzato iconici simboli della femminilità araba per stimolare una nuova fetta del mercato all'acquisto delle vetture. Del resto business is business e le grandi aziende sono sono diventate tali senza vantare una buona quantità di pelo sullo stomaco.

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