Uomini e Donne Tina Cipollari
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Le web bufale della settimana - Ep. 39

Le notizie più assurde apparse in Rete negli ultimi 7 giorni

1. La stretta di mano negata

ITALY-NORWAY-ROYALS Matteo Renzi e Re Harald di Norvegia (Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

In settimana è circolata la bufala secondo cui Re Harald di Norvegia non avrebbe stretto la mano al premier Matteo Renzi perchè il Capo del Governo italiano starebbe rovinando l'Italia. Il tam tam della Rete ha moltiplicato, via social, la bufala. La verità è che il monarca davvero non ha stretto la mano a Renzi, ma solo perchè non si usa e va contro l'etichetta.

La caduta di stile, quindi, è stata del Presidente del Consiglio che non avrebbe dovuto stendere la mano al Re in visita a Roma.

2. La morte di Tina Cipollari

Uomini e Donne 2015 opinionisti Gianni Sperti, Tina Cipollari e Tinì Cansino scatenati contro Gemma Video Mediaset

Come ogni settimana la Rete spara la bufala della morte di un personaggio celebre. Questa volta a lasciarci anzi tempo sarebbe stata l'opinionista di Uomini & Donne Tina Cipollari che se ne sarebbe andata per il solito malore improvviso. La Cipollari, venuta a conoscenza della bufala, ha esorcizzato alla sua maniera la notizia della morte. In studio da Maria De Filippi, infatti, è entrata tenendo in mano un falco di peluche che esorcizza le maldicenze e allontana le cose brutte.

3. Putin di borgata

vladimir-putin Il presidente russo Vladimir Putin MAXIM SHIPENKOV/AFP/Getty Images

"La mia Università è stata la strada", l'affermazione da chico del barrio è stata attribuita al Presidente russo Vladimir Putin, ma si tratta solo di una bufala. "Io non sarò istruito - avrebbe detto Putin - non saprò se una moltiplicazione ha la precedenza su un'addizione, ma di sicuro so il fatto mio perché la mia università è stata la strada".

La falsa intervista, in realtà, proviene da un giornale satirico e come tale va interpretata, ma decontestualizzata e moltiplicata dai social la frase ha trasformato Putin in un ragazzo di periferia. Come sempre, prima di abboccare ai titoli sensazionalistici, è bene verificare le fonti.

4. Rissa in sala parto

Sala Parto Sala Parto Today.it

Questa volta per sbugiardare la bufala ci è voluto un po'. La notizia del neo padre che ha, a Caserta, distrutto la sala parto dopo la nascita di una figlia di colore da coppia bianca, è infatti rimbalzata su diversi portali d'informazione accreditati.

Il fatto sarebbe avvenuto nel casertano e il papà sarebbe stato denunciato per il suo comportamento.

In realtà a fare una ricerca a ritroso su Google si scopre che il primo sito a riportare la news è stato il Corriere di Caserta, portale che si autodefinisce "Satirico".

La notizia è quindi solo una presa in giro e il fatto non sarebbe mai avvenuto.

Solo pochi siti si sono premurati di fare qualche telefonata tra ospedali della zona e polizia e nessuna istituzione ha confermato la notizia.

5. La legge controlla profili

Facebook-pmi-apertura iStock. by Getty Images

Questa bufala si inscrive nel filone di quelle false notizie semi politicizzate messe in giro per moltiplicare l'eco di "E' una vergogna".

In questo caso la bufala riguarda l'approvazione di una presunta legge votata dalle Camere per permettere il controllo governativo dei nostri profili Facebook.

Sul sito italianosveglia.it si legge: "ALLUCINANTE: I PARLAMENTO APPROVA LA LEGGE PER CONTROLLARE I NOSTRI PROFILI. La notizia ovviamente è passata coperta dall’assoluto silenzio delle TV ma è stata divulgata dall’Espresso: LEGGETE E DIFFONDETE AL MASSIMO!!! E' grottesco che mentre la maggioranza di Governo si impegna da mesi per rendere più difficili le intercettazioni telefoniche richieste da magistrati, il ministero degli Interni si arroghi il diritto di intercettare i nostri dialoghi via Facebook senza alcun mandato della magistratura. Il patto tra Facebook e il Viminale è un attentato ai diritti dei cittadini digitali".

In realtà la presunta notizia risale a sei anni fa e cita un'inchiesta dell'Espresso che titolava: "La Polizia ci spia via Facebook". All'articolo era seguita la smentita del direttore della polizia postale e delle telecomunicazioni che chiariva: "La polizia non può accedere ai profili degli utenti di Facebook, se non dopo un'autorizzazione del magistrato e con l’utilizzo di una rogatoria internazionale"

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