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Smartphone & Tablet

Apple Vs Samsung: perché la Silicon Valley si schiera con i coreani

Per Facebook, Google, eBay, e altri colossi USA, una pena troppo severa avrebbe pesanti ricadute su tutta l’industria tech

La notizia suona un po’ anomala, soprattutto se arriva da un Paese tendenzialmente patriottico come gli Stati Uniti: Facebook, Google, eBay, HP, Dell, SAS Institute e altre importanti stelle del firmamento tecnologico americano hanno deciso di depositare spontaneamente presso la Corte d'Appello del Circuito Federale degli Stati Uniti una petizione di tipo amicus curiae a sostegno di Samsung in quella che è ormai nota come la guerra dei brevetti contro Apple.

Secondo quanto esposto nel documento, la condanna che obbliga Samsung a risarcire Apple per violazione di brevetto avrebbe - se confermata - "un impatto devastante su tutte le società che spendono ogni anno miliardi di dollari in ricerca e sviluppo". Per l’industria hi-tech a stelle strisce, in buona sostanza, accogliere le richieste di Cupertino porterebbe a un precedente troppo scomodo alla luce dei possibili sviluppi che si verrebbero a determinare in campo brevettuale.

Samsung, lo ricordiamo è stata giudicata colpevole di aver infranto alcuni brevetti legati al design e a specifiche funzioni software di iOS (fra le quali il multitouch e il cosiddetto tao-to-zoom) e per questo condannata al pagamento di una sanzione di oltre 1 miliardo di dollari (poi ridotta in appello a 548 milioni), un’ammenda calcolata sulla base del profitto totale proveniente dagli smartphone “incriminati”.

È proprio su questo punto che si stanno concentrando le obiezioni di Samsung: secondo i legali della società coreana - e ora anche di altre società della Silicon Valley - il calcolo del danno dovrebbe essere effettuato limitatamente ai soli guadagni generati dalle funzionalità violate.

Immediata la risposta di Apple che secondo quanto rivelato da Inside Sources avrebbe immediatamente chiesto la rigettazione della deposizione “amichevole” dal momento che alcune fra le società firmatarie - è il caso di Google - avrebbero responsabilità dirette nelle violazioni contestate a Samsung.

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