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Musica

Sindrome di Toret: la reazione a catena di Willie Peyote

Il rapper torinese si gode il successo del nuovo album che colleziona sold out: lo abbiamo incontrato in una data del tour

Prima della data genovese del suo tour Willie Peyote non ha nascosto la tensione. "Questa sera è un palco importante, speriamo vada bene".

Il test non è andato bene, è andato benissimo. Al Bangarang, sessione invernale nei club del Festival Goa Boa, il concerto del rapper torinese ha registrato un emozionante pienone che conferma il momento d'oro dell'artista. "Prima dell'uscita dell'album ero preoccupato e me la sono vissuta malissimo. Sapevo che c'era aspettativa per questo prodotto, non volevo tradire le attese - Ci ha raccontato Willie prima di salire sul palco - Ero preso davvero male e non lo dico per falsa modestia: la falsa modestia è il Dio dei poveretti..."

Il suo quarto album Sindrome di Tôret sta andando alla grande, sia nelle critiche che nei numeri. Dopo aver già convinto con il disco del 2015 Educazione Sabauda, Willie è tornato con un album dagli estratti convincenti come Io non sono razzista ma..., il brano che gli ha permesso di essere ospitato da Fabio Fazio a Che tempo che fa scatenando l'indignazione di Maurizio Belpietro. "Non ho mai avuto paura di essere strumentalizzato, è stata una bella occasione e Fazio mi ha dato la possibilità di farmi conoscere per la mia musica. Ho voluto dare il mio punto di vista su un argomento attuale e su un problema concreto dei nostri giorni".

La musica di Willie è un mix di nichilismo e rock, poesia che vive di citazioni e concetti, ritmi aggressivi che quando serve sanno anche cullare. Nelle ultime settimane i suoi concerti hanno fatto registrare una lunga serie di sold out in tutta Italia, da Firenze a Roma passando per Milano, Ravenna, Messina e Bologna.

Tanto amore, pochi hater: "È vero, ho poca gente che mi odia e tanta che mi ama. Come mai? Non saprei dire perché, forse perché sono anche un po' paraculo... I sold out sono motivo d'orgoglio ma anche un sospiro di sollievo. Ci sono tanti fattori che comportano il successo di un tour: a volte può cambiare tutto semplicemente da un mese all'altro, dalla scelta della data o del locale. Inoltre i sold out innescano sold out. Se un artista piace e funziona il passaparola può fare il resto, ma non sempre è così..."

Il titolo Sindrome di Tôret nasce da un mix tra la sindrome di Tourette, il disordine neurologico che provoca tic costanti, e il Tôret, la tipica fontanella pubblica della città di Torino. "È un concept album che ha come filo conduttore la libertà d'espressione, è stato naturale legarlo alla mia città e alla sua storia". Willie è innamorato di Torino e anche del Torino, la squadra del cuore alla quale ha dedicato il brano "Glik": "L'ho fatto dopo il fallo nel derby del 2014, è stato un tributo ma è finito lì. Amo il calcio ma non sento il bisogno di parlarne troppo nelle canzoni, canto le mie priorità".

Il tour di Willie continuerà fino a a primavera e a gennaio arriverà il momento del triplo sold out consecutivo in casa, all'Hiroshima Mon Amour di Torino del 19, 20 e 21. Il modo ideale per iniziare il 2018 da protagonista in quello che potrebbe essere l'anno della consacrazione di un progetto artistico con una fan base che cresce giorno dopo giorno.

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