Sigarette, l'uomo che le combatte con il tabacco riscaldato
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Sigarette, l'uomo che le combatte con il tabacco riscaldato
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Sigarette, l'uomo che le combatte con il tabacco riscaldato

Parla Clive Bates, uno dei maggiori esperti impegnati nelle politiche di contrasto al fumo. E sottolinea come ci sia «un surreale difetto di percezione» dell'Organizzazione mondiale della Sanità che critica i dispositivi di nuova generazione. La realtà, invece, è che questi «riducono almeno del 95 per cento i pericoli legati alla tradizionale combustione».

Come tante altre consuetudini quotidiane, anche il consumo di sigarette ha sentito gli effetti del lockdown. Secondo una ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità condotta durante il mese di aprile, i fumatori in Italia sono diminuiti dell'1,4 per cento. La stima parla di circa 630 mila persone che hanno abbandonato bionde e accendini.

Per tanti, più che una rinuncia totale, è stato un cambio di direzione nelle preferenze: rispetto a prima della pandemia, è cresciuta dell'1,3 per cento la quota degli utilizzatori di soluzioni di nuova generazione, in particolare le sigarette elettroniche e i dispositivi a tabacco riscaldato. Si tratta, tirando le somme, di una notizia positiva: «Chi sceglie questi prodotti evoluti smette comunque di fumare. La loro prerogativa è generare un aerosol, evitare quella combustione che è la causa principale delle malattie respiratorie. Fornire lo stesso nicotina. Una sostanza, a conti fatti, che dà indubbiamente dipendenza, come molte altre, ma non causa il cancro o patologie del cuore». A ricordarlo è l'inglese Clive Bates, fondatore della società di consulenza Counterfactual e impegnato nelle politiche di contrasto al fumo dal 1997, da quando, ai tempi di Tony Blair, era direttore dell'«Action on smoking and health», il programma britannico di salute pubblica che lavora per eliminare i danni causati dal tabacco. Parla con Panorama in occasione del Global Nicotine Forum, il principale appuntamento mondiale dedicato al dibattito sulla nicotina e le sue applicazioni. Doveva essere a Varsavia, si è svolto online.

«Il vaping» chiarisce Bates «non è esente da pericoli, però secondo la scienza li riduce almeno del 95 per cento. Riporta il rischio allo stesso livello di varie abitudini non innocue della nostra vita. Il problema delle sigarette è proprio che il loro tasso di rischio è fuori scala». Nonostante le tante evidenze (per esempio, l'Airc scrive sul suo sito ufficiale che «il vapore delle sigarette elettroniche sembra contenere sostanze meno dannose alla salute rispetto al fumo prodotto dalla combustione del tabacco»), sul tema rimane diffuso quello che l'esperto chiama «un surreale difetto di percezione»: «In molti Paesi, più la metà del pubblico ritiene che tali dispositivi siano pericolosi tanto quanto le sigarette. Ecco, non c'è niente di più lontano dalla verità. Ma chi la pensa così, perché dovrebbe comprarli? Il loro principale punto di forza viene cancellato, distrutto, da pregiudizi sbagliati».

clive-bates Clive Bates, fondatore della società di consulenza Counterfactual. È stato direttore dell'«Action on smoking and health», il programma britannico di salute pubblica che combatte i danni causati dal tabacco.

Ad alimentare queste opinioni sul tema c'è, in prima fila, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che è «palesemente ostile» (Bates lo rimarca più volte) a vaping e tabacco riscaldato. L'Oms ne raccomanda, dove non sono proibiti, una stretta regolatoria. «Lo fa perché è un'organizzazione d'élite di burocrati ben pagati. Ha una sua mentalità, un suo simbolismo, Non riesce ad apprezzare una posizione che contempli delle sfumature. La ragione mi pare semplice: se durante un'assemblea qualcuno afferma che in cinque anni l'industria della nicotina dovrà chiudere i battenti, tutti si alzano e applaudono. Se si orienta verso percorsi alternativi, capaci di aiutare davvero chi trova difficile smettere di fumare, ha il timore di apparire debole».

Uno dei cavalli di battaglia dell'Oms sul tema, ribadito con una serie di manifesti e slogan in occasione del recente «World no tobacco day», accusa le tattiche subdole portate avanti dall'industria di settore per attrarre le nuove generazioni, avvicinarle al vaping e dintorni. Anche su questo punto, Bates si dimostra parecchio critico: «Non è quello che sta succedendo, nulla di tutto ciò riflette la realtà. Il marketing dei prodotti di nuova generazione è rivolto agli adulti, quelli che vogliono continuare a usare la nicotina. È lì che si muovono i soldi, si tratta di un business enorme. Parliamo di un miliardo di persone». Un numero che, peraltro, impone una riflessione: è la cifra dei fumatori attuali su scala globale. E, secondo le stime della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, una quota non destinata a diminuire. Rimarrà identica nel 2025: «Vuol dire che, nonostante i divieti e le politiche che scoraggiano il fumo, la gente non saprà rinunciarci. Se le cose stanno così, tanto vale incentivare la sigaretta elettronica e i prodotti a tabacco riscaldato, che mantengono le sensazioni e la ritualità delle sigarette classiche abbattendone l'incredibile tasso di danno» ribadisce Bates.

Procedere in direzione opposta, suggerendo che i nuovi prodotti e i prodotti da fumo sono la stessa cosa e andrebbero regolati o tassati in modo analogo, è una scelta non esente da responsabilità: «Chiunque stigmatizza o proibisce i prodotti che forniscono nicotina in maniera differente commette un serio errore di giudizio non esente da costi. Osteggiare il vaping significa privare di un'alternativa chi non vuole o non riesce a smettere di fumare le sigarette. Una strada che, è inevitabile, porterà a più malati e a più morti».

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