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Salute

Perché nelle vacanze di Natale si fa più sesso

Un nuovo studio svela il mistero, ma è in calo la fertilità nelle zone ad alto rischio ambientale come la Terra dei Fuochi

A Natale siamo tutti più buoni e più….. “allupati”.

Lo affermano i dati statistici raccolti a livello globale negli ultimi quindici anni: nel mondo occidentale, ma anche nei paesi dove la maggioranza della popolazione è di fede cristiana, a settembre si registra il picco di natalità di tutto l’anno.

Ergo, il massimo dell’attività sessuale avviene nove mesi prima, giusto in corrispondenza con le vacanze natalizie. Insomma, sia maschi sia femmine si sentono più eccitati e stimolati anche a livello di libido.

A confermare che questo sia il periodo in cui le coppie si dedicano maggiormente a fare sesso, e non – come erroneamente si crede – durante la stagione delle ferie estive, è uno studio condotto dall’Università dell’Indiana e dall’Instituto Gulbenkian de Ciência di Oeira, in Portogallo e pubblicato il 21 dicembre sulla rivista Scientific Reports.

La prova nell’inconscio collettivo di internet

I ricercatori hanno infatti analizzato la frequenza di parole chiave come “sesso” e altri termini correlati e dallo stesso significato semantico nei post dei social e nei tweet delle persone di 130 Paesi tra il 2010 e 2014 e nei risultati di ricerca di Google e altri motori tra il 2004 e il 2014, scoprendo che il massimo si verifica solo durante il periodo natalizio e non in coincidenza con altre feste religiose o periodi di vacanza.

“Il nostro studio è il primo a livello planetario che correla la riproduzione umana con lo stato d’animo delle persone espresso nel cosiddetto inconscio collettivo on line, cioè desideri e pensieri nascosti che però trapelano dalla attività di ciascuno sui social media e su internet” spiegano i ricercatori.  

Perché lo spirito natalizio invoglia la procreazione

Poiché i ricercatori non hanno osservato alcuna differenza tra i dati raccolti nell’emisfero settentrionale rispetto a quello sud, dove il Natale cade in estate, hanno dedotto che non sono i cambiamenti stagionali e i loro effetti, come la minor durata di ore di luce al giorno o la temperatura, a incrementare il “baby boom” che si verifica nove mesi più tardi.

No, non ci sono relazioni con i fattori ambientali che possono influenzare la biologia riproduttiva umana: “la maggior attività sessuale, che abbiamo misurato tramite l’umore espresso on line, è dovuta in primo luogo a motivi culturali”. In poche parole, scatta qualcosa nella testa delle persone in questo periodo.

Ma perché siamo più che mai interessati al sesso proprio durante le vacanze di Natale? Anche questo è stato svelato dagli studiosi tramite una “analisi dei sentimenti” condotta attraverso una sofisticata ricerca della scelta delle parole che postiamo sui social.

È emerso che a livello collettivo ci sentiamo tutti un po’ più felici, rilassati, calmi e anche con un senso di sicurezza maggiore, “stati d’animo che favoriscono la fertilità” spiegano gli scienziati.

“Siamo nella festa che celebra la natalità per antonomasia ed eccellenza, e questo invoglia le coppie ad allargare la famiglia” sostengono i ricercatori; “le vetrine piene di regali per bambini, l’enfasi e la retorica sull’amore che pervade queste settimane, i film e lungometraggi animati che puntualmente arrivano nelle sale cinematografiche e in TV, il presepe e la raffigurazione della maternità mettono la nostra mente nella modalità riproduttiva”. Aumenta la voglia di fare figli in buona sostanza.

In Italia però sempre meno figli

I dati ISTAT parlano chiaro: nell’ultimo anno c’è stato un calo di nascite (circa dodicimila bebè in meno) e la riduzione appare ancora più drastica se si considerano i centomila bambini in meno messi alla luce dal 2010 ad oggi.

“Le cause non sono solo da ricondursi a motivazioni economiche che spingono a non procreare” spiega il professor Ermanno Greco, direttore del Centro di medicina e biologia della riproduzione, European Hospital di Roma “ma ci sono sempre più fattori che compromettono la fertilità maschile, come l’alterazione della morfologia della testa degli spermatozoi, che rende molto difficile la fecondazione naturale, poiché non riescono a penetrare all’interno degli ovociti”

“Un’altra causa di infertilità è la spaccatura del DNA contenuto nella testa degli spermatozoi: questa alterazione è dovuta ad un aumento dei radicali liberi presenti nel liquido seminale, legata a diverse patologie e anche stile di vita poco salutare, come fumare, assumere alcol e droghe, spesso insieme, l’obesità e il consumo di anabolizzanti, che si diffonde sempre di più anche tra i minorenni”.

Se queste cattive abitudini si possono però evitare, ci sono altri elementi che incidono sulla infertilità e che purtroppo siamo costretti a subire passivamente.

Il calo di fertilità maschile dovuto all’inquinamento ambientale

Gli ultimi studi dimostrano che la percentuale di milioni di spermatozoi per millilitro si sarebbe dimezzata negli ultimi 40 anni nei paesi occidentali e che circa il 35% dei casi di infertilità ha una causa maschile.

Le ragioni? Tra le principali, innanzitutto, sostanze chimiche presenti nell’ambiente, metalli pesanti o diossine, e negli alimenti, come i pesticidi che possono ridurre la qualità e quantità degli spermatozoi e modificare il DNA umano.

“Il sistema riproduttivo è, infatti, particolarmente vulnerabile alle interferenze dell’ambiente e il liquido seminale maschile rappresenta lo specchio più fedele di quanto l’ambiente e lo stile di vita impattino sulla salute riproduttiva oltre che globale dell’individuo” dichiara il dottor Luigi Montano, uno dei tre Presidenti Società Italiana di Riproduzione Umana, UroAndrologo dell’Asl di Salerno.

All’ultimo congresso della Società Italiana della Riproduzione Umana, tenutosi a Roma a metà dicembre, sono stati presentati studi al fine di valutare con più precisione l’impatto che l’ambiente, l’alimentazione e lo stile di vita hanno sulla salute umana, per avviare, in attesa dei tempi lunghi del risanamento ambientale, attività concrete ed immediate di prevenzione primaria attraverso regimi alimentari e modifica degli stili di vita che favoriscano la detossificazione naturale  (“bonifica”) dell’uomo nelle aree inquinate a salvaguardia della salute riproduttiva e globale.

Sono stati selezionati campioni da due aree campane: una ad alto rischio impatto ambientale (Terra dei Fuochi) l’altra (Alto-Medio Sele, Salerno) a basso-medio.

Sono emerse differenze statisticamente significative in termini di maggiore accumulo di alcuni metalli pesanti, di danni al DNA spermatozoario, di riduzione delle difese antiossidanti nel liquido seminale, di alterazioni della motilità spermatica, nei soggetti della Terra dei Fuochi rispetto a quelli del Salernitano.

Ulteriori studi riguardano campioni provenienti dalle aree campane, da Palermo e dall’area dell’ILVA di Taranto, che confermano l’estrema sensibilità del seme all’esposizione di sostanze inquinanti ed in particolare del DNA spermatico, parametro seminale che risente più precocemente del deterioramento ambientale, alterato del 35% circa, quindi con danni significativamente maggiori nei soggetti residenti nella Terra dei Fuochi e Taranto rispetto a quelli di Palermo e del salernitano.

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