Hikikomori, cos'è e come riconoscerlo

Colpisce le persone che rifiutano ogni contatto con l’esterno, decidendo di non uscire più di casa. Dal Giappone, il fenomeno arriva in Italia

depressione

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Francescapaola Iannaccone

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La loro stanza diventa il ventre materno dove rintanarsi e proteggersi dalla società che avvertono come pericolosa e priva di interessi. Stiamo parlando di quello che succede a tutte quelle persone che decidono di isolarsi dal mondo. Il fenomeno e chi ne viene colpito viene definito Hikikomori, termine preso in prestito dal Giappone, dove è partito lo studio di questo fenomeno le cui stime raccontano di circa 500mila casi dichiarati solo nel Sol Levante e che ora sta prendendo piede anche in Italia.

Viene scambiato per una forma di depressione o addirittura di fobia sociale, ma gli esperti escludono tali correlazioni come ci aiuta a capire Marco Crepaldi, psicologo sociale, fondatore e presidente di Hikikomori Italia un’associazione nazionale che fa da sostegno ed informazione sul tema dell’isolamento sociale volontario.

Il significato

Con questa parola, coniata in Giappone e che letteralmente vuol dire "stare in disparte, isolarsi" (dalle parole hiku "tirare" e komoru "ritirarsi") si definisce l’isolamento volontario sociale da parte soprattutto di adolescenti e giovani adulti, in special modo maschi - anche se il numero delle femmine è in forte crescita - dalla forte fragilità caratteriale, che decidono di passare il tempo rinchiusi nella loro camera da letto, trasformata poi nel loro mondo, incapaci di far fronte agli stimoli esterni.

I sintomi

Quando parliamo di Hikikomori "non bisogna mai fare lo sbaglio di ricondurlo ad una forma depressiva, una fobia sociale o a una semplice dipendenza da internet. È più un problema legato alla "pressione sociale". Le cause solitamente sono da ricercare nella famiglia, nell’ambiente scolastico ed anche nel modo di percepire gli stimoli rimandati dalla società" spiega Crepaldi.

I primi campanelli d’allarme sono la mancanza di amicizie, lo stare rinchiusi in casa per un periodo di tempo abbastanza lungo, la totale assenza di relazioni, con preferenza per quelle virtuali laddove il computer diventa l’unico mezzo d’interazione sociale. Gli adolescenti rifiutano di andare a scuola e spesso invertono il ciclo sonno-veglia. Tutto questo interrompe il ciclo relazionale con il mondo della scuola, con quello universitario ed in alcuni casi, quando ad esserne colpiti sono gli adulti, quello del lavoro.

Il fenomeno in Italia

Se nella società nipponica le stime parlano di circa 500mila casi accertati per quello che riguarda l’Italia, parlare di cifre ben precise è impossibile. "Il fenomeno non è stato ancora riconosciuto a livello ufficiale e quindi non esiste una vera e propria classificazione diagnostica e spesse volte viene confuso con altre patologie psichiche" aggiunge Crepaldi. Secondo dati non ufficiali, Hikikomori Italia ritiene che ci siano circa 100mila casi da prendere in considerazione.

Come uscirne

Oltre al supporto della famiglia e delle persone più vicine a chi viene colpito dalla sindrome da isolamento è ovvia la necessità di un supporto psicologico

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