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Salute

Chi vive più a lungo vive più sano

Uno studio sui centenari ha scoperto che si ammalano più tardi e per meno tempo

Dopo dozzine di articoli scritti sul tema della longevità, su cosa la promuova e cosa la ostacoli, su quello che tutti noi possiamo fare, al di là del corredo genetico di partenza, per vivere più a lungo, ho finalmente trovato la risposta alla domanda che restava sempre un po' lì appesa alla fine di ogni pezzo. Vivere più a lungo, sì, ma in che condizioni di salute? Allungare la durata della vita non può essere un valore di per sé, perché se gli anni che aggiungiamo sono fatti di malattia e sofferenze, allora è meglio rinunciarci. Ora uno studio svolto dai ricercatori dell'Albert Einstein College of Medicine di New York ha appurato che longevità e salute vanno a braccetto.

I risultati pubblicati sul Journal of the American Geriatrics Society indicano che gli anni di vita guadagnati potrebbe essere sani. Nello studio che ha preso in considerazione circa 3.000 persone, si è visto che nei centenari l'insorgenza della malattia è avvenuta decenni più tardi rispetto a quanto osservato nei partecipanti più giovani. "Invecchiando la maggior parte delle persone lotta con il crescente fardello della malattia e della disabilità", spiega Nir Barzilai, professore di Medicina e di Genetica e autore principale dello studio. "Ma abbiamo scoperto che coloro che vivono una vita eccezionalmente lunga hanno l'ulteriore vantaggio di sperimentare periodi di malattia più brevi, a volte poche settimane o mesi prima della morte".

I ricercatori hanno esaminato lo stato di salute di centenari e quasi centenari arruolati in due studi in corso: il Longevity Genes Project (LGP) e il New England Centenarian Study (NECS). Il primo, condotto proprio da Barzilai e colleghi a partire dal 1998, recluta persone di oltre 95 anni sane, che vivono in modo indipendente all'interno della comunità degli ebrei Ashkenazi nel nordest degli Stati Uniti. Per confronto, vi è anche un gruppo di ebrei Ashkenazi che non hanno una storia familiare di longevità. Il secondo studio ha avuto inizio nel 1994 concentrando la propria attenzione su tutti i centenari che vivenano in otto città vicino a Boston ed è stato successivamente ampliato fino a includere partecipanti provenienti dal Nord America in generale, e poi da Inghilterra, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. Il gruppo di confronto è costituito da persone di età compresa tra i 58 e i 95 anni.

I ricercatori hanno esaminato l'età in cui i partecipanti hanno sviluppato i cinque principali problemi di salute legati all'età: cancro, malattie cardiovascolari, ipertensione, osteoporosi e ictus. L'analisi ha rivelato che l'insorgenza della malattia è ritardata nei gruppi di centenari dei due studi rispetto ai loro rispettivi gruppi di confronto. Qualche esempio? Tra gli individui longevi dello studio NECS, il cancro ha afflitto il 20 per cento degli uomini dopo i 97 anni e il 20 per cento delle donne addirittura dopo i 99 anni. Al contrario, il 20 per cento dei partecipanti del gruppo di confronto aveva sviluppato il cancro a 67 anni (uomini) e 74 (donne). E risultati simili sono emersi anche nell'altro studio.

Nonostante le differenze a livello genetico, sociale e culturale, tutti i centenari sembrano avere una cosa in comune: riescono a ritardare molto la malattia e a comprimerla in pochi anni. Questa scoperta contraddice l'idea che le persone più anziane siano più malate e che i costi per curarle aumentino con il passare degli anni. Ora resta solo da capire quali siano i fattori che, in questi individui eccezionali, ritardano o impediscono un ampio spettro di malattie altrimenti associate con la mortalità e la disabilità. Cioè in pratica che cosa è che consente loro di non ammalarsi e di vivere così a lungo.

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