Ossa rigenerate grazie al corallo

Sperimentata una nuova tecnica per estrarre dal suo scheletro un materiale per realizzare protesi biodegradabili per innesti ossei. Ecco quali sono i vantaggi.

corallo

– Credits: Getty Images

Angelo Piemontese

-

L’ultima novità in campo ortopedico arriva dal mare. Anzi dal fondo del mare, perché in futuro gli innesti per rigenerare le ossa fratturate potranno essere composti esclusivamente di corallo. Già, proprio come quello delle collanine e monili o degli oggetti decorativi finemente intarsiati che vediamo nelle vetrine. E potrebbe sostituire completamente i materiali biomedici attualmente usati come riempimento per la ricrescita ossea.

Infatti l’esoscheletro di queste creature marine, quello che in sostanza forma le barriere coralline, è composto da idrossiapatite, lo stesso minerale a base di calcio di cui è fatto il tessuto osseo umano. Tale estratto del corallo si usa già da diversi anni in ambito chirurgico come innesto per la ricrescita ossea, ma con notevoli limitazini.

In un articolo pubblicato oggi su Biomedical Materials, ricercatori cinesi e del Regno Unito spiegano di aver elaborato una nuova tecnica per produrre dal corallo una sostanza (chiamata idrossiapatite di carbonato di calcio o CHACC) in grado di riparare qualsiasi osso. E in più, biodegradabile.

In termini medici significa che può essere innestato in ogni parte dello scheletro, sorreggere le ossa durante il lungo processo di rigenerazione, ricrescita e saldatura e poi dissolversi gradualmente, senza il bisogno di essere rimosso come una qualsiasi protesi artificiale. “I materiali biomedici rimangono nel tessuto osseo e possono causare problemi seri, come la ricomparsa della frattura e nei casi più gravi provocare anche infezioni batteriche” spiega Zhidao Xia, uno degli autori della ricerca. “Con la nostra tecnica invece abbiamo preservato la naturale composizione biodegradabile del corallo”.

Il CHACC è stato prima sperimentato sui topi (innestandolo sottocute con cellule staminali umane) mostrando dopo dieci settimane la ricrescita di nuovo tessuto osseo sulla sua superficie, e poi è stato testato in uno studio clinico su sedici pazienti, ciascuno con una problematica ossea differente. Risultato: entro quattro mesi le fratture di tutti in pazienti si sono ricomposte e nel giro di due anni al massimo il CHACC si è totalmente biodegradato, scomparendo dall’organismo ospite.

I vantaggi che offre il corallo convertito in CHACC sono enormi: non solo la sincronia con la quale si autoelimina mentre le ossa spezzate si ricompongono, ma può rivelarsi una promettente alternativa all’autotrapianto. Non ci sarà più bisogno cioè di prelevare pezzi di osso (tipicamente dall’anca) dal paziente stesso da impiantare come protesi, evitando quindi dolorosi interventi chirurgici e lunghe degenze post operatorie. E non è finita qui: “al momento il nostro estratto di corallo funge solo da temporaneo supporto osseo, il prossimo passo sarà integrarlo con cellule staminali per realizzare un impianto totalmente auto rigenerante” concludono i ricercatori.

© Riproduzione Riservata

Commenti