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Il diavolo di Meryl è tornato

Il diavolo di Meryl è tornato

Il ritorno del Diavolo veste Prada riaccende il mito di Miranda Priestley e consacra Meryl Streep a icona assoluta di stile. Ma tra red carpet, marketing globale e nostalgia fashion, resta una domanda: la moda patinata può ancora sedurre nell’era di Vinted?

L’attesa spasmodica è finita e questo «È tutto». O quasi. Per il ritorno dell’attesissimo sequel del Diavolo veste Prada, finalmente nei cinema dal 29 aprile, si è mossa una macchina da guerra mai vista. Un tour di presentazione dal Giappone a Città del Messico e una première a New York dove, se Anne Hathaway ha senza dubbio il migliore chirurgo estetico al mondo, per Meryl Streep, beh, le parole non bastano.

Una visione in cappa rossa (comunque il diavolo non vestiva Prada sul red carpet) con lunghi guanti neri e occhiali scuri. L’attrice premio Oscar a 76 anni si gode un successo planetario. E il popolo social la osanna come fosse la Madonna della Macarena: «Immensa», «Stupenda e iconica», «La Regina è tornata», «Diva delle galassie», «Sono passati vent’anni e non è invecchiata di un solo giorno». Non era mai successo che Hollywood tributasse una tale gloria a una donna (per i loro standard) sul viale del tramonto. L’astuta Meryl è diventata negli ultimi mesi icona di stile, tra spolverini animalier, cappottini verdi a pois e tailleur grigi di alta sartoria. Quel diavolo di Miranda Priestley si è ripresa tutto quello che era suo. Vogue le dedica la copertina accanto alla potente direttrice portata sul grande schermo, con scatti di Annie Leibovitz. Se Anna Wintour al primo giro si era tenuta lontana dalle scene, ora gigioneggia felice. Postano: «Meryl sembra più Wintour della vera», «Un cortocircuito culturale necessario. Il mito ha superato la realtà». Addirittura junghiani per la celebrazione totale di un evento che a vent’anni di distanza sembra essere diventato l’unica ossessione dei nostri miseri tempi. Eppure qualcosa stona: imponente marketing, tanto rumore per (quasi) nulla, sembra che la moda si aggrappi con troppa forza al cinema, quasi cedendo la corona. D’altronde signora mia, oggi si deve fare di necessità virtù, per andare avanti con una scarpa e «na ciavatta». Miranda invece avanza sui tacchi rossi verso imperitura gloria. Tutto per un ruolo che Glenn Close rifiutò, perché era stufa di fare la cattiva (non lo si è mai abbastanza). Il capo sadico, quello che abbiamo avuto tutti, è la figura che abbiamo temuto, imitato e amato. Perché sa tirare fuori la buona dose di masochismo che ognuno nasconde dentro. Ma questo è ancora il tempo della Priestley? Inevitabilmente le immagini patinate, gli outfit lussuosi si dovranno scontrare con il quotidiano di Vinted. Il rischio, ahimè, sarà di uscire dalla sala e doversi rimettere quel golfino ceruleo e infeltrito che non abbiamo scelto noi e mai Miranda avrebbe approvato.

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