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Gabriella Greison: la felicità accade quando smetti di cercarla e inizi a oscillare

Gabriella Greison: la felicità accade quando smetti di cercarla e inizi a oscillare

E’ uscito ieri “La lunghezza d’onda della felicità”, dedicato al fisico Louis De Broglie e a Parigi

“La fisica quantistica e l’Oriente si incontrano nello stesso punto: quando smetti di voler controllare la realtà, la realtà inizia a parlarti”

Gabriella Greison, fisica, scrittrice e attrice (https://www.panorama.it/personaggi/dalla-fisica-ai-beatles-gabriella-greison-racconta-luniverso-dove-tutto-puo-accadere) ha la capacità, in ogni suo libro, di trasformare qualsiasi formula o paradigma della fisica quantistica in emotività dell’anima e pura passione.

Gabriella, ieri è uscito “La lunghezza d’onda della felicità” edito da Mondadori. Questo è il libro numero…?

“Quattordici. Parla di possibilità, non in senso motivazionale, ma nel senso più rigoroso che la fisica conosca: parla di cosa significhi vivere in un mondo che non è lineare non è prevedibile, che non risponde alle semplificazioni. Avevo necessità di realizzare questo progetto perché la realtà è più interessante quando smettiamo di semplificarla. Ho  immaginato una doppia possibilità per tutti, una doppia vita, per noi, per qualsiasi cosa succeda.”

La lunghezza d’onda della felicità è la lunghezza d’onda di Louis De Broglie,  premio Nobel, tra i creatori della Fisica Quantistica

“Cento anni fa ha stabilito che la materia non è statica, ferma, ma oscilla perché fatta da onde. La lunghezza d’onda di De Broglie è l’idea che ha cambiato tutto; ogni particella di materia ha natura ondulatoria, e le conseguenze sono sconvolgenti. Quello che pensavamo solido, determinato, puntuale, invece, ha possibilità, propagazione e relazione.

Ho scelto De Broglie perché è il punto esatto in cui la fisica smette di essere rassicurante e diventa profonda. La sua formula non parla solo di elettroni, parla di noi, del fatto che non siamo unicamente una cosa sola. È una formula brevissima (λ=h/p), che ci ha tolto per sempre l’illusione di essere fatti solo di certezze.”

Con i tuoi libri fondi sempre la fisica, vista come qualcosa di pragmatico, con l’emotività, trai e racconti da questa materia, lezioni di vita, mostrando come una “semplice” formula, possa aprire un mondo nella quotidianità di tutti.

“La fisica è emotiva quanto l’arte, soltanto che ha imparato a nasconderlo meglio. L’idea che la fisica sia fredda è un mito rassicurante; in realtà è una disciplina che vive di passioni controllate. Io racconto la fisica quantistica ormai da venticinque anni, da quando mi sono laureata, in un tempo in cui nessuno pensava possibile raccontarla. Le mie interlocutrici, le uniche due donne che emergevano nella scienza e che mi stimolavano a crescere erano Margherita Hack e Rita Levi-Montalcini”

Le hai conosciute personalmente?

“Fortunatamente sì, è una cosa che non ho mai detto. Sono stata anche l’ultima a essere entrata in casa di Rita Levi-Montalcini, facendogli un’intervista nel 2012, poco prima della sua morte. Andavo spesso da lei e da Margherita Hack. Il mio percorso nasce in quegli anni lì, avendo lavorato a Parigi dopo l’università, avevo un linguaggio che in Italia non era ancora approdato.”

I fisici e gli artisti hanno molte più cose in comune di quello che si possa pensare

“Questo libro segna un passo importante. L’ho  scritto con il mio stile, come parlo, come scrivo i post. C’è il retropensiero, c’è la rottura della quarta dimensione, come a teatro con la quarta parete, parlando direttamente con il pubblico. C’è il commento in ogni frase. È un bel percorso perché racconto la fisica quantistica che ha abitato Parigi, posto magnifico, unico in cui poteva essere ambientata, facendo riflessioni anche sulla cultura Orientale, su tutta la profondità cinese.”

Cioè?

“Quando sono andata in Cina, a presentare il mio libro “Ucciderò il gatto di Schrödinger” , tradotto in cinese, mi hanno regalato una serie di libri sulla loro filosofia, sulla loro dottrina orientale.  Ho rivisto delle splendide assonanze con la fisica quantistica. Mantenendo intatto il rigore, ho trovato un percorso comune che noi occidentali dobbiamo riconoscere e leggere. Dobbiamo farci contaminare.”

Cultura, fisica, passione e filosofia

“Non uso la filosofia orientale come una suggestione esotica, la uso come uno strumento di risonanza, perché alcune tradizioni orientali hanno lavorato per secoli sugli stessi temi che la fisica quantistica ha formalizzato. È il riconoscimento che il pensiero umano ha esplorato l’incertezza molto prima delle equazioni. La fisica quantistica è chiaro, non ha bisogno della filosofia orientale per essere vera, ma può dialogare per essere compresa più profondamente. Quando scienza e filosofia si incontrano, non si spiegano a vicenda, ma si rispettano.”

Frase stupenda, che spiega il motivo per cui tutti i tuoi libri sono “long seller”, sempre attuali, ognuno con il proprio spettacolo diverso dall’altro. Spettacoli che porti costantemente in scena, a cui si è aggiunto quello legato alla tua ultima fatica.

“Farò l’anteprima a Roma, al Teatro Manzoni martedì 3 febbraio alle 18.00. L’allestimento sarà semplice e con me sul palco  ci sarà una ciotola d’acqua che  rappresenterà metaforicamente tutti i salti che faccio fare al racconto. È ambientato a Parigi, ma parla del presente. Parigi perché è il luogo in cui nasce la fisica del Novecento, lì ha imparato a pensare in modo nuovo, Parigi è una città che fa dialogare perfettamente Fisica, Arte e Filosofia. Louis De Broglie nasce lì e proprio lì nasce il pensiero scientifico, che inizia a essere audace, non soltanto corretto.”

In questo spettacolo e in tutto il libro c’è Parigi. C’è una parte di questa favolosa città in cui ti ci ritrovi maggiormente?

“Tutta Parigi mi ricorda i due anni in cui ho vissuto lì, quando lavoravo all’Ecole Polytechnique. In questo libro c’è la Rive Gauche, quella dei passi lenti, delle idee che non hanno fretta, dei Boulevard dove cammini senza una meta precisa e intanto il pensiero lavora. La Parigi che non ti chiede di performare, ma di osservare. È lì che il mio libro ha trovato il suo ritmo. È la Parigi dei caffè silenziosi, delle biblioteche, delle finestre illuminate la sera. La perfetta colonna sonora di sottofondo con cui si dovrebbe leggere questo libro è la musica francese degli Anni Settanta, le cantanti della Parigi bella. Edith Piaf, Françoise Hardy e Juliette Gréco.”

Forse un po’ inusuali, ma sicuramente rassicuranti, le note di “Voilà” di Françoise Hardy o “Paris” dell’usignolo di Francia, sembrano davvero il perfetto sottofondo per scoprire, grazie ai racconti di Gabriella, cosa accade quando l’onda non è solo una proprietà della materia, ma anche una possibilità dell’anima.

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