Matera

Quattro scrittori "Attenti al Sud"

Pino Aprile, Mimmo Gangemi, Maurizio De Giovanni e Raffaele Nigro protagonisti di un incontro sul mezzogiorno - FOTO e VIDEO

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Antonio Carnevale

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Matera è una formidabile metafora del sud. Sarà capitale della cultura europea nel 2019, ma provate a raggiungerla: è difficile in auto, faticoso in treno, impossibile in aereo. Matera città aperta e città chiusa, dunque. È aperta sul mondo, con le eccellenze che gli stranieri stanno finalmente scoprendo. Ed è però staccata dal resto dell’Italia, così come tutto il meridione è rimasto storicamente.

 


Per questo, nella tappa a Matera del tour di Panorama d’Italia, abbiamo organizzato l’evento “Attenti al sud”, una tavola rotonda per riportare l’attenzione su luci e ombre del nostro mezzogiorno. Pino Aprile, Mimmo Gangemi, Maurizio De Giovanni e Raffaele Nigro: sono stati loro ad animare l’incontro, quattro testimoni d’eccezione, scrittori e conoscitori di un territorio sempre più raccontato eppure non abbastanza conosciuto nelle sue ferite e potenzialità. 

“Tutto il mondo è Matera” ha detto Pino Aprile, giornalista di lungo corso e scrittore (suo il best seller Terroni), grande conoscitore della Puglia, sua terra, come di tutto il sud d’Italia. “Matera era considerata la vergogna d’Italia, come disse De Gasperi, per un motivo preciso: era colpevole della sua distanza dalle città industriali” ha detto. “In un passato recente dovevamo vergognarci della nostra povertà. Ma  col tempo abbiamo scoperto che in quella povertà c’era una ricchezza, la ricchezza della diversità. Oggi, con Internet, quella diversità e quella bellezza si possono mettere a frutto. La nostra vergogna è diventata il nostro orgoglio. Le nuove generazioni hanno imparato che da lì può nascere una nuova economia”.  

Maurizio De Giovanni, scrittore napoletano, ha messo l’accento sulle potenzialità del suo territorio. Giallista di successo, inventore delle fortunate serie del commissario Ricciardi (è in uscita fine giugno il nuovo Anime di Vetro) nonché dei Bastardi di Pizzofalcone (presto una fiction per la Rai), De Giovanni mette Napoli in tutti i suoi libri. E pensando alla sua città, ha descritto il florilegio di recentissimi successi culturali che si sono imposti da Napoli al resto del mondo nell’ambito dell’editoria, del teatro e del cinema. De Giovanni ha dimostrato che “solo il recupero di un’identità culturale, attraverso le voci degli artisti, delle università e delle istituzioni, potrà portare una nuova vita, anche economica, a tutto il territorio”. Ma ha anche messo in guardia da un pericolo, un problema d’identità della città di Napoli come di tutto il meridione. “Noi sappiamo di essere il sud?” si è domandato. “Troppo spesso il meridione acquisisce l’identità che gli è attribuita dagli sguardi esterni, e colpevolmente si sottrae alla grande responsabilità di amministrare la propria bellezza”. 

Di Calabria ha parlato invece Mimmo Gangemi, nato a Santa Cristina d’Aspromonte, ingegnere, scrittore di numerosi romanzi come Il giudice Meschino, per citare uno dei suoi gialli, o Un acre odore di aglio, per dire invece di uno dei suoi titoli più intensi. “La Calabria è la meno raccontata delle regioni italiane” ha detto. E ha mostrato come i media propongano un’idea stereotipata e pigra di questa terra. “In Calabria c’è sì la ‘ndrangheta, ma gli uomini dei clan sono soltanto i tasselli di una realtà più complessa, di una compagine sociale e umana che compone un mosaico sfaccettato e tuttavia trascurato dall’attenzione nazionale. Penso a certi errori giudiziari di cui non si dà conto sui giornali, o a certe notizie che ingigantiscono i fatti, o ancora ai pregiudizi difficili da smantellare”. Gangemi ha rappresentato un quadro inedito della Calabria quando ha mostrato come i calabresi siano ormai stretti fra due fuochi: “minacciati dal cancro della criminalità e, allo stesso tempo, ammalati di una sconfortante e crescente sfiducia nei confronti della giustizia”. 

Sul modo di trasmettere l’immagine del sud, e di un certo dilagante “savianesimo”, ha parlato infine Raffaele Nigro, giornalista e scrittore, lucano di nascita e pugliese d’adozione. Autore del romanzo I fuochi del Basento (premio supercampiello nel 1987 e best seller da un milione di copie), Nigro ha scritto oltre cento libri dove il sud e la Lucania hanno sempre un posto privilegiato, sia quando si tratta di romanzi (Il custode del museo delle cere fra i suoi più recenti) sia quando si racconta di brigantaggio, banditismo o di poesia. Nell’incontro di Matera, ha tratteggiato un affascinante ritratto della Puglia come “luogo di saggistica” in relazione alla Lucania intesa come “luogo di poesia”. E ha mostrato come la questione meridionale sia oggi soprattutto legata a una questione di immagine culturale, letteraria e mediatica. 

I quattro scrittori di “Attenti al sud” hanno insomma offerto la prospettiva di un meridione suscettibile d’infiniti sguardi inediti. E hanno dimostrato come tutto il sud possa ambire allo stesso destino della città dei Sassi, ovvero alla sorte di un territorio che per lungo tempo è stato trascurato e incompreso, ma che grazie agli sforzi degli intellettuali (Pasolini, per dirne uno) è stato riportato all’attenzione dell’Italia e del mondo. Quattro le parole d'ordine con cui si è chiuso l'incontro: "bellezza, racconto, responsabilità e consapevolezza", estrema sintesi di una via maestra per il riscatto del sud, che si tenga lontano però da "vittimismo" e "retorica".

 

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