Lo spirito della bellezza dell’Umbria per una sera sempre essersi concentrato tutto a Montefalco dove Vittorio Sgarbi ha calamitato l'attenzione di migliaia di persone nella sua lectio magistralis sulle bellezze artistiche del territorio nell'ambito della tappa umbra di Panorama d'Italia.

Tutto esaurito per lui sotto la cupola che racchiude gli affreschi di Benozzo Gozzoli, nel Complesso Museale di San Francesco. Sgarbi incanta il pubblico che, come da tradizione ormai, affolla i suoi eventi, e lo porta per mano in un viaggio straordinario a modo suo, tra serietà, ironia e sarcasmo.

Quanto entri a Montefalco ti sembra di lievitare fino alla sua piazza, da dove ti sembra di dominare il mondo. È una città perfetta” dichiara Sgarbi.

Poco più giù il Complesso Museale che pur avendo perduto la sua funzione religiosa ha mantenuto alto lo spirito con l’arte. Il bello cura l’anima, “ha migliorato perfino me che sono cattivo” dice.

Risate. Applausi.

Le meraviglie di Gozzoli

È proprio qui che si può ammirare il ciclo di San Francesco più completo dopo quello di Giotto, il maestro dei maestri. “Porta la firma di Gozzoli. Il contenuto è francescano, ma franceschiano invece è l’approccio, quello di Piero della Francesca ad Arezzo. C’è una data importante: 1.452. Benozzo Gozzoli preferisce realizzarlo a Montefalco e non a Firenze per felicità di vita. E si capisce in una lettera, acquistata dall’amministrazione e scritta di suo pugno a Michele Di Felice Brancacci".

La formazione di Benozzo Gozzoli, racconta Sgarbi, è fiorentina come quella di Masaccio, ma “la sua arte non è corposa, sembra quasi astratta”.

Il pittore più vicino a Benozzo è senz’altro Beato Angelico che frequentava la sua bottega e ne termina anche le opere. È con lui che si sposta in Umbria dove Beato Angelico dipinge la cappella di San Brizio di Orvieto.

Ad Arezzo, invece, la Basilica di San Francesco affrescata da Piero della Francesca ha influenzato Benozzo Gozzoli nella realizzazione della spaccato cittadino riprodotto nella vita di San Francesco nella scena della lite con il padre nel momento della spoliazione dei beni. “È un racconto didascalico, realizzato in punta di danza. Molto intensa è la lunetta dove c’è il primo “trompe l’oeil” della storia. È un pittore ardito, usa molta ironia”.

Qui, sottolinea Sgarbi, siamo quasi al confine con la Toscana e il Lazio. “Antoniazzo Romano invia qui la pala d’altare che io ho voluto all’expo di Milano nel 2015, unica cosa bella del padiglione Italia. E poi l’affresco del Perugino con la Natività e Nicolò Liberatore di Foligno e la Crocifissione con San Francesco e ancora Francesco Melanzio e la Madonna con Bambino e Santi”.

A Montefalco, conclude Sgarbi, c’è un momento molto importante del rinascimento fiorentino traslato in Umbria, uno dei capitoli essenziali: “è una città che mi emoziona ogni volta che vengo”.

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