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Voucher, oltre il lavoro: un "casus belli" per la crisi di governo

Il futuro dei buoni lavoro è al centro di una battaglia che potrebbe anche portare alla caduta dell'esecutivo

La maggioranza dibatte sulla manovrina, e il clima di instabilità che sta generando potrebbe addirittura scatenare una crisi di governo. Ma la manovrina, a sua volta, è tutta incentrata sul tema dei voucher.

 - LEGGI ANCHE: I nuovi contratti di lavoro al posto dei voucher

Il boccino è nelle mani del Pd, determinato a inserire nella manovra correttiva, che la prossima settimana sarà votata con la fiducia alla Camera, i nuovi strumenti che andranno a sostituire i voucher, ovvero un libretto famiglia alla francese, e un nuovo contratto di lavoro per le prestazioni occasionali per le piccole imprese.

Renzi pare determinato ad andare avanti e questo, con tutta probabilità, porterà a uno strappo dei bersaniani di Mdp. Ok, alla Camera il voto di questi ultimi contro la fiducia non è determinante, ma al Senato può far cadere il governo. ù


C'è chi non esclude una mediazione in extremis del governo, ma i Dem spiegano che Renzi non intende cedere ai "ricatti" della sinistra, che "da mesi vota contro la maggioranza".

Insomma, tutto ruota attorno a come verrà disegnato il provvedimento per rimpiazzare i buoni lavoro cancellati dall'esecutivo, che era minacciato dal referendum richiesto dalla Cgil, sindacato che ne ha sempre chiesto l'abrogazione.

Cifre alla mano, "all'eliminazione dei voucher sono dedicati 12 ordini del giorno e 30 emendamenti di tutti i gruppi. Non si tratta della loro reintroduzione, semmai di porre rimedio ad un buco normativo: non c'è più nessuna norma che tuteli il lavoro occasionale. La proposta in discussione prevede l'attivazione di un vero e proprio contratto di lavoro". A spiegarlo è Marco Leonardi, consigliere economico di Palazzo Chigi, in un'intervista al La Stampa. La differenza con i vecchi voucher, precisa, è "enorme. Sono previsti limiti sia nell'utilizzo che nell'ammontare. D'altra parte molte aziende segnalano l'esigenza di non lasciare decine di migliaia di persone senza tutele".

Al presidente di Confindustria Boccia che chiede di azzerare i contributi per i neoassunti nei primi tre anni risponde "che siamo d'accordo, infatti era nei nostri piani. E' il naturale completamento del Jobs Act". "Se si tratta di una misura permanente, e le spese sono distribuite, si può iniziare con costi relativamente bassi, meno di un miliardo nei primi anni. Quel che conta è mandare il messaggio giusto, ovvero che una riduzione permanente ci sarà. Sui limiti di età e sull'entità di questa decontribuzione decideremo dopo aver valutato le risorse a disposizione a settembre".


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