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Via la pena di morte dal Catechismo: l'importanza della svolta di Papa Francesco

"È sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato"

Papa Francesco ha dunque cancellato la pena di morte dal Catechismo, con un “rescritto” pubblicato sull’Osservatore Romano il 2 agosto 2018.

“La pena di morte è sempre inammissibile, va abolita definitivamente in tutto il mondo”. E la Chiesa è dunque la prima a dare l’esempio cancellandola del tutto dai suoi ordinamenti anche se il ricorso alle esecuzioni capitali, secondo gli insegnamenti degli ultimi pontefici, non veniva più contemplato nei canoni ecclesiastici. 

Anche se una possibilità, anche remota e quasi del tutto impercettibile, ancora resisteva tra le righe del Catechismo cattolico.

Svolta storica di papa Francesco che — a sorpresa e azzerando i vecchi ordinamenti pontifici — ha messo la parola fine ad un pratica della giustizia estrema, il ricorso alla condanna a morte ancora applicata in tanti paesi a partire da potenze come Usa, Cina e Russia, che andava contro il quinto Comandamento del Decalogo Divino che ordina, appunto, di “non uccidere”. 

“La Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona”, ricorda Bergoglio riscrivendo quella parte Catechismo della Chiesa Cattolica che, seppure in via del tutto teorica, fino ad ora non escludeva tassativamente la condanna estrema del reo, spazzando via le possibili eccezioni alla regola che permanevano nella versione catechistica ancora in vigore. 

Il provvedimento ha visto la luce — tra il plauso di quelle organizzazioni politiche e quegli organismi cattolici da tempo impegnati sul fronte del no alla pena capitale, come i radicali di Nessuno Tocchi Caino, la Comunità di S.Egidio, e movimenti Pro Vita — con un rescritto a firma del cardinale gesuita Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. 
Il Pontefice ha così riformato il canone numero 2267 del Catechismo cattolico, stabilendo anche che la Chiesa “si impegna con determinazione per l’abolizione in tutto il mondo” della pena di morte.

UNA STRADA SENZA RITORNO

Nonostante le prese di posizione decise degli ultimi pontefici come Paolo VI, Giovanni Paolo II, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, infatti, la prescrizione del Catechismo non era ancora categorica. 

Il testo valido fino al definitivo “no” di Francesco, che risale all’epoca di Karol Wojtyla, recitava così: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”. 

Da ora in poi, dunque, non sono contemplate eccezioni, le esecuzioni capitali vengono bandite dall’orizzonte, sebbene remoto, dalle norme ecclesiali. 

“Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta — ricorda il Papa — una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato”. 

“Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi”, recita il nuovo testo. Che subito dopo stabilisce l’inammissibilità della pena capitale “dovunque” e “in ogni caso”.

LA RIVOLUZIONE BERGOGLIANA

Il testo recepisce, tra l’altro, tra virgolette, un passo del discorso di papa Francesco dell’11 ottobre 2017 ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione, in occasione del 25esimo anniversario della pubblicazione della Costituzione Apostolica Fidei depositum (11 ottobre 1992), con la quale Giovanni Paolo II promulgava il Catechismo della Chiesa cattolica. In quell’occasione Bergoglio aveva chiesto che fosse riformulato l’insegnamento sulla pena di morte, in modo da raccogliere meglio lo sviluppo della dottrina avvenuto su questo punto negli ultimi tempi. 

Detto, fatto. 
E dopo meno di un anno il pontefice — che non a caso ha scelto di chiamarsi Francesco come il Poverello di Assisi, apostolo della pace, della vita e della tutela del creato — ha cancellato con un colpo solo le ultime residue possibilità che, pur in via del tutto teorica, legavano ancora la pena di morte al Catechismo della Chiesa, la Magna Charta dell’insegnamento cattolico. E la rivoluzione bergogliana continua.

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