Tre modelli e una catastrofe
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Tre modelli e una catastrofe
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Tre modelli e una catastrofe

L'Italia sembra il Titanic. Con un'emergenza economica epocale di cui non si vede la via d'uscita

In principio fu il modello Monti. E per gli italiani furono guai e pure guai seri, come dimostra, ultima in ordine di tempo, la figuraccia rimediata con i nostri marò rispediti in India da un governicchio ridicolo in spregio alla ragione e al diritto.

Quello di Mario Monti, che con la sua candidatura alle elezioni ha pure sfregiato il ruolo di salvatore della patria assegnatogli dal capo dello Stato, più che un modello si è rivelato un disastro. Presa coscienza, seppure tardivamente, di questo disastro il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, nell’affannosa ricerca di una formula che gli consentisse finalmente di guidare l’Italia, si è richiamato a due nuovi modelli: uno politico e l’altro di governo. A onor del vero, ci sarebbe stata un’altra via assai più semplice, quella cioè di un accordo alla luce del sole con il Pdl, ma l’ottusità ha avuto il sopravvento e ci è toccato assistere alle consultazioni più ridicole della storia repubblicana.

Allo spettacolo sono mancate alcune comparse. Ne citerò due: Valentino Rossi,da interpellare nella veste di esperto di mobilità urbana, e Maurizio Crozza, eccellente ministro della Felicità.

Ma torniamo ai modelli guida di Bersani. Uno, quello di tipo politico, è il modello Sicilia, massima espressione del nullismo, dove per nullismo si intende il blocco totale di qualsiasi iniziativa di sviluppo del Paese. Questo modello, caro ai grillini, si basa su un assunto
ricattatorio assai semplice: in forza di una non-alleanza tu governi solo se proponi leggi che ci garbano e se blocchi ogni iniziativa che non ci garba. Sul piano pratico siamo alla produzione del nulla, alla mortificazione degli investimenti e all’esaltazione degli annunci.

Come la «legge Giletti» sull’abolizione delle province siciliane, cotta e servita in quattro e quattr’otto dal governatore Rosario Crocetta davanti alle telecamere dell’Arena, il programma di Raiuno condotto da Massimo Giletti.

C’è poi il modello di governo, il cosiddetto modello Grasso, dal nome dell’incolpevole
presidente del Senato. Questo modello passa per la mortificazione del Partito democratico, si basa sulla raccolta di voti a strascico – con la solita preclusione per Silvio Berlusconi – e punta dritto al Movimento 5 stelle. Al rogo di Beppe Grillo, Bersani è così disposto a immolare tutto il Pd: classe dirigente, storia, valori. Gli resta in mano solo il partito degli slogan; o del buonismo impersonificato dal neopresidente della Camera, Laura Boldrini, che è il testimonial perfetto di Wikiquote, o dal ministro delle pari banalità Roberto Saviano.

Questo modello fondato sul nullismo porta dritto il Paese al famigerato modello Cipro, quello fondato sulla rapina indiscriminata dei conti correnti (la proposta dell’Ue era infatti di alleggerire tutti i depositi), non a caso adorato dagli euroburocrati, dalle autocrazie tedesche e del Nord Europa come esempio da applicare in futuro ad altre crisi.

È bene che si abbia ben chiara quale catastrofe deriverebbe, anche per noi, da un modello del genere. Grillo & C. avrebbero pure il coraggio di chiamarla «decrescita felice». E Bersani, nella sua incontenibile attrazione per il comico, non avrebbe alcuna esitazione ad accodarsi. Pensa che risate…

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