Datagate: le dieci peggiori figuracce dello spionaggio americano
Datagate: le dieci peggiori figuracce dello spionaggio americano
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Datagate: le dieci peggiori figuracce dello spionaggio americano

Caso Snowden: tutte le volte che Washington fu sorpresa mentre spiava nemici e amici

Spiare avversari e controllare alleati sono attività che gli Stati Uniti fanno da sempre. Con i nemici, gli Usa lo fanno per ovvie ragioni. Con gli amici, invece, per verificarne la fedeltà, la collaborazione, per carpirne i reconditi segreti (militari e industriali) e, a volte, per mancanza di reale fiducia nell'altro. Un rapporto reciproco, quest'ultimo. Tanto da arrivare a un paradosso: non solo sapere che gli americani spiano gli alleati, ma avere anche tante spie di paesi alleati in territorio statunitense. Comunque sia, quando poi gli agenti americani vengono presi con le mani nel sacco, per la credibilità di Washington è un duro colpo. Questa è la Top Ten delle peggiori figuracce dello spionaggio Usa. 

1) Barack Obama ama così tanto l'Onu che lo fa spiare 

Nel 2009 Hillary Clinton firma una direttiva in cui chiede la raccolta di informazioni e dati riservati sul Segretario Generale dell'Onu Ban Ki Moon, sui suoi vice, sugli ambasciatori e le delegazioni dei paesi membri del Consiglio di Sicurezza (Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), sui capi delle più importanti missioni di pace. I dati richiesti sono molti: le loro password, i numeri della carta di credito, i viaggi effettuati, i numeri di telefono che utilizzano, più alcune note biografiche. L'ordine viene inviato ad alcune sedi diplomatiche americane nel mondo, 33 tra ambasciate e consolati, oltre che essere inoltrato alla delegazione Usa al Palazzo di Vetro. Il caso viene fuori grazie a WikiLeaks. E fa scalpore. Perché coinvolge l'amministrazione Obama, il presidente che voleva rivitalizzare il rapporto tra Stati Uniti e Nazioni Unite.

2) Il Grande Fratello Usa guarda ai pericolosi scandinavi  

Una rete di agenti della Cia dislocati in stazioni segrete in cinque paesi del Nord Europa: Norvegia, Danimarca, Filandia, Svezia e Islanda. Scopo della missione? Controllare di persona persone che vivono in queste nazioni e che potrebbero però essere dei possibili terroristi, potenziali pericoli per la sicurezza degli Usa. Il tutto nell'inconsapevolezza dei governi dei paesi interessati. Il caso viene fuori nel 2010. I primi a tirarlo fuori sono i norvegesi che potrestano per un'opera di spionaggio che va avanti da anni. Il governo di Oslo addirittura convoca l'ambasciatore americano per avere chiarimenti. Anche il goveno danese protesta. La risposta di Washington è sempre quella: la rete di spie serve a prevenire attacchi terroristici.

3) I segreti dell'amica Francia che interessano tanto all'America di Bill Clinton 

Nel 1995 si registra un episodio che appare minore, ma che in realtà, alla luce di quanto scoperto in questi giorni, è piuttosto significativo. Cinque cittadini americani - quattro uomini e una donna - vengono accusati dalle autorità di Parigi di spiare i segreti tecnologici dell'industria francese. Grande imbarazzo da parte americana e poi l'ammissione. Sono tutti agenti dell'intelligence americana. Volevano carpire informazioni sui sistemi sofware di France Telecom. I cinque erano però solo la punta dell'iceberg. Già allora, scrivevano i giornali americani, gli Usa controllavano gli alleati. Mother Jones, una rivista liberal, che aveva condotto un'inchiesta, affermava che gli Stati Uniti spiavano anche l'industria tedesca. Ma non solo. Piiù o meno tutti i settori produttivi dell'Europa Occidentale e delle economie emergenti: Brasile e India. era finita la Guerra Fredda, il terrorismo islamico non faceva ancora paura e quindi l'attività maggiore della Cia era quella di rubare segreti ai paesi alleati.

4) Il Giappone manda a casa gli spioni americani

La Cia inventa un programma (Noc) per stabilire suoi agenti in paesi alleati in grado di intrufolarsi nelle attività economiche e carpire le informazioni riservate. Alla fine degli anni'80, l'alleato Giappone è quello che preoccupa di più Washington. L'allora Numero Uno di Langley, William Casey manda a Tokio 13 funzionari con il compito di fare man bassa di dati interessanti della sempre più crescente industria high tech del Sol Levante. Le autorità giapponesi prima sopportano la loro presenza e li controllano con discrezione, poi, visto che gli americani non capiscono l'antifona, fanno sentire loro il fiato sul collo, usano metodi più diretti, come visite notturne nelle abitazioni degli agenti Usa. Che alla fine comprendono la lezione e si ritirano di buon ordine. La Cia ci perderà la faccia e i milioni di dollari stanziati per far vivere i loro agenti in Giappone per anni.

5) Usa vs Israele, Israele vs Usa

Gli Stati Uniti e Israele sono alleati da sempre e da sempre non si fidano l'uno del'altro, tanto che si spiano regolarmente: ci sono agenti israeliani in territorio Usa e viceversa. Il caso più clamoroso è quello di Johanatan Pollard, l'analista della Marina statunitense, arrestato nel 1985 e condannato all'ergastolo per aver passato segreti militari a Tel Aviv. Ma, anche gli Usa hanno un lungo record di atti di spionaggio che sono stati resi pubblici. Qualche esempio? L'arresto nel 1986 di Yoesf Amid, un maggiore dell'esercito israliano che lavorava per la Cia; i telefoni sotto controllo di Itamar Rabinovich, l'ambasciatore di Tel Aviv a Washington tra il 1993 e il 1996.

6) Echelon

Gli europei si sono sentiti spiati da questo Grande Fratello (anglosassone). E'il sistema satellitare di controllo approntato dagli Stati Uniti e di cui fanno parte Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Canda. Tutte le comunicazioni possono essere sorvegliate da questo sistema che ha le sue basi principali nei centri di ascolto sparsi nei paesi che compongono questa alleanza (i Cinque Occhi) e in alcune basi militare statunitensi all'estero (Giappone e Germania). In passato il Parlamento Europeo ha chiesto lumi e informazioni sul sistema, ma le risposte arrivate sono sempre state all'insegna della reticenza. Echelon è in grado di catturare mail, telefonate e anche comunicazioni internet.

7) Tutta colpa di una pizza a Beirut

Nel 2011, la rete di informatori della Cia in Libano e in Iran  viene smantellata grazie a un'azione di intelligence degli Hezbollah, che poi rivendicheranno il successo. A Beirut, in particolare, viene fatta una sorta di retata nei locali della catena Pizza Hut. E questo perché, una delle parole in codice usate dagli agenti americani per darsi appuntamenti e scambiarsi informazioni era, appunto, "pizza". Quando gli iraniani e gli hezbollah che ascoltano le loro conversazioni, sentono ripetere spesso quella parola, capiscono che non si tratta del cibo preferito daisorvegliati, ma qualche cosa di diverso.

8) La Guerra Fredda non finisce ma

Quando l'hanno trovato con due parrucche per camuffarsi, i russi non ci volevano credere. Era l'armamentario di un agente di un B Movie sulla Cia. Eppure era a sua disposizione. Ryan Fogle, il diplomatico statunitense arrestato dalle autorità moscovite nella primavera del 2013, sembrava una spia d'altri tempi, una parodia vivente della Guerra Fredda. ma era tutto vero: un agente segreto americano che aveva tentato di contattare e far passare dalla parte degli Usa un ufficiale dei servizi di sicurezza russi. Le foto che lo immortalano come novello James Bond dopo l'arresto, danno il senso diquanto, a volte, sia idealizzato, nel bene e nel male, il mestiere di spia. Per gli Usa di Obama, il primo di una lunga fila di passi falsi.

9) Quando c'era la Guerra Fredda

L'episodio che suscitò maggior imbarazzo alle autorità americane fu quando i sovietici nel 1960 abbatterono l'U2 e catturarono il suo pilota, Gary Powers. Scoppiò una vera e propria crisi internazionale. Il presidente Eisenhower fu costretto ad ammettere l'ormai evidenza: e cioè che la Cia spiava i sovietici. Powers tornò a casa due anni dopo, in uno scambio di spie. Anche i sovietici mandavano le loro negli Usa, ovviamente.

10) La più grande spia del secolo, catturata dopo 15 anni 

L'Fbi ci mise tanto tenpo a capire chi era l'uomo che passava i segreti a Mosca. Robert Hanssen era un insospettabile. Padre di famiglia (sei figli), devoto cattolico, esemplare marito, efficente funzionario del governo degli Stati Uniti, Hanssen è riuscito a far arrivare ai sovietici prima e ai russi dopo, centinaia e centinaia di pagine di documenti riservati, guadagnando in 15 anni decine di migliaia di dollari di ricompensa. Agente dell'Fbi, doppiogiochista, Hanssen è stato arrestato nel 2001 e ora sconta una condanna all'aergastolo in una cella di massimo isolamento. Per i russi, quasi una spia del secolo, per gli americani, l'ennesimo fallimento (fino alla cattura) della rete di intelligence

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