Stalking: ecco il nuovo codice della Polizia
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Stalking: ecco il nuovo codice della Polizia
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Stalking: ecco il nuovo codice della Polizia

La Questura di Milano ha codificato il primo intervento in caso di violenze sulle donne. E in sei mesi sono aumentati gli arresti

I dati e il progetto "Eva"

Dal 2010 al 2014, quasi 700 donne sono stata vittime di stalkers nella citta di Milano. Le vittime, l'84% delle volte, sono donne tra i 26 e i 45 anni. E lo stalker? Una volta su due è l'ex, una su cinque è un conoscente, una su dieci un vicino, o ancora, un familiare o collega oppure uno sconosciuto nell’8% dei casi.

Nel capoluogo lombardo, arrivano mediamente al numero d’emergenza 113 della Polizia di Stato, 2 richieste d’intervento al giorno. Ma è proprio dalla Questura di Milano che è iniziata sei mesi fa, una sperimentazione unica in Italia per aiutare le donne vittime di violenza.

L’Ufficio Prevenzione e Soccorso Pubblico della Questura ha codificato gli interventi degli agenti della Squadra Volanti in caso di violenza domestica e istruito i propri uomini su come approcciarsi a queste donne. Tutti gli interventi effettuati da giugno ad oggi, sono stati schedati e archiviati e a gennaio 2015 saranno analizzati per capire se queste violenze domestiche sono prevedibili.

La sperimentazione si chiama "Eva", Esame Violenze Agite.
Attraverso l’analisi dei parametri contenuti nella check list Eva che gli agenti devono compilare scupolosamente, infatti, per la prima volta in Italia, sarà possibile capire ed individuare tutti quegli elementi che possono far intuire se in quella casa potrà esserci o meno un’escalation di violenze.

Ma per far questo, la questura milanese ha cristallizzato una “processing card”, ovvero ha codificato una modalità di “primo intervento” in caso di violenze agite all’interno di nuclei familiari o tra ex compagni o fidanzati. Questo permette ai propri agenti della Squadra Volanti non solo di avere un approccio “qualificato” in ogni intervento ma di avere anche una piena conoscenza della situazione familiare nella quale stanno intervenendo e se sia il caso di arrestare o allontanare immediatamente un soggetto dalla sua vittima.
In sei mesi di sperimentazione sono stati raggiunti ottimi risultati sia in termini di interventi che di arresti.

Da giugno ad oggi sono stati effettuati e schedati oltre 380 casi.

La preparazione degli agenti

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Dottoressa Maria Josè Falcicchia, Dirigente Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Milano, il primo intervento è determinante e talvolta può salvare la vita alle donne che subiscono violenza.

In che modo avete “preparato” gli agenti delle Volanti e quali sono le prime informazioni che devono acquisire?

Gli agenti prima di recarsi sul posto, dopo aver ricevuto la chiamata di intervento dalla sala operativa del 113, devono acquisire il maggior numero di informazioni possibili sui precedenti di polizia relativi ai quei soggetti, se qualcuno in casa è in possesso di armi e, mediante controllo in “COPE” un nostro archivio informazioni, risultano altri interventi per “liti in famiglia”.

E una volta raggiunta l’abitazione?

Il primo step è ovviamente quello di accertarsi personalmente di chi ci sia in casa, senza affidarsi a quello che viene riferito dai presenti.  Verificare se ci sono bambini e accertarsi del loro stato di salute. E’ fondamentale capire se i minori sono agitati, piangono, sono intimoriti da uno o entrambi i genitori oppure se sono tranquilli e intenti nelle loro attività: giocare, guardare la tv, disegnare… In ogni caso devono accompagnarli temporaneamente in uno spazio protetto ad esempio da vicini di casa o parenti.  Altro aspetto prioritario è quello di accertarsi se i minori abbiano assistito ai fatti (cd. “violenza assistita” ndr). In questo caso deve essere specificato sempre nelle annotazioni di intervento. Poi gli agenti devono procedere con l’ ascolto separato delle parti. Non deve essere tralasciata neppure l’analisi dei locali. Ciò significa verificare personalmente se vi sono oggetti danneggiati, chiaramente fuori posto, pareti imbrattate e valutare,  contestualmente, l’opportunità di richiedere alla Sala operativa l’intervento della Polizia Scientifica.

Nel caso in cui non ci sia stata solo una violentissima lite ma la donna presenti delle lesioni?

L’altro aspetto che sulla nostra processing card abbiamo formalizzato e proprio l’accertamento delle lesioni da parte dei soggetti presenti. In caso di lesioni, qualora non sia già sul posto, far sempre intervenire il 118. Invitare comunque la persona offesa a andare presso un Pronto Soccorso per farsi refertare, anche in assenza di lesioni tali da richiedere l’intervento dell’ambulanza.  Ed è  su questo aspetto che diventa fondamentale la nostra “processing card”: in ogni caso gli agenti devono sempre indicare in annotazione e sulla check-list EVA il tipo di lesioni o percosse evidenti rilevate :rossore sul volto, ecchimosi, ferite da taglio, abrasioni. Se c’è consenso della persona offesa, fotografare le lesioni, in mancanza di altri mezzi anche utilizzando il telefono cellulare.

 

Il sostegno alle vittime

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Dottoressa Falcicchia, gli agenti svolgono anche un ruolo attivo nel sostegno alle vittime di violenza o si limitano solo a sedare la violenza?

No, non si limitano ad interrompere l’atto violento e a compiere tutti quei passaggi che abbiamo appena spiegato. Gli agenti hanno un ruolo attivo nell’aiutare la donna che ha subito la violenza. Prima cosa, la invitano a sporgere denuncia-querela, informarla dell’esistenza dei Centri Antiviolenza presenti sul territorio ed in particolare quello di residenza e, nel caso ne faccia richiesta, metterla direttamente in contatto. La seconda cosa che può diventare utile per salvarle anche la vita è quella  di specificare, per l’agente, sempre in annotazione la tipologia di avviso dato alla donna e cercare di ottenere dalla vittima le informazioni necessarie.

E poi c’è l’aggressore...

Si, gli agenti devono verificare ed annotare le condizioni in cui si trova al momento dell’intervento se è accomodante, aggressivo, dice frasi senza senso, ha presumibilmente fatto uso di sostanze, si trova in stato di ebbrezza, minaccia di suicidarsi o di fare del male, non permette alla presunta vittima di parlare. Queste sono tutte informazioni che devono essere archiviate. Infine ci sono le testimonianze. Gli agenti devono riassumere tutte le dichiarazioni di vicini, parenti, amici e archiviarle assieme  ai loro recapiti. Sentire i minori sul posto solo in modo  informalmente e solamente se decisivi.

 

Il manuale anti-stalking

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In questi giorni  la tecnologia è venuta  in aiuto delle donne vittime di molestie: il manuale antistalking di Telefono Donna e Asl Milano, è diventata una app gratuita e multilingue.

All'interno c’è un vademecum con norme e leggi sul tema ma esiste anche la possibilità di registrare tutte le informazioni utili per un 'diario dello stalking' da inviare per una richiesta d'aiuto.

Inoltre, ci saranno i propri dati, quelli del molestatore e la descrizione degli episodi di molestie.  

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