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Siria, quando il digiuno è un'arma di oppressione

Almeno 600mila persone, secondo le stime delle Nazioni Unite, in Siria soffrono a causa dell'assedio. Le vittime sono soprattutto bambini e anziani

Sono lontani i tempi in cui a Homs e nelle altre città siriane lo sparo del cannone, in questo periodo dell’anno, era un momento di festa. Fino a sei anni fa, infatti, durante il Ramadan quel rumore indicava, ormai da secoli, il momento del tramonto, quando le famiglie si ritrovavano a tavola per interrompere il digiuno.

Un digiuno volontario che durava alcune ore, dall’alba al tramonto. C’era l’usanza di offrire assaggi ai vicini di casa e condividere le pietanze. Anche i cristiani siriani praticavano il digiuno durante il periodo della Quaresima, con un rigore e un’osservanza più forte rispetto a quella vissuta oggi nelle società occidentali.

Oggi a Homs nulla è più come prima, né gli spari del cannone, né il digiuno.

I cannoni, i carro armati, gli elicotteri e gli aerei lanciano bombe di ogni sorta sui quartieri residenziali, provocando una strage di civili senza fine. Quanto al digiuno, purtroppo in molte località viene imposto, anche ai neonati e ai malati, con l’arma silenziosa e subdola dell’assedio. Secondo le Nazioni Unite sono almeno 600mila i civili siriani sottoposti a questa che può essere definita una forma di tortura che provoca una lenta agonia, fino alla morte.

Tra le zone colpite da questo digiuno forzato, ci sono anche alcune città della provincia di Damasco, di Aleppo e diIdlib.

A Homs il quartiere di al Waer, un tempo chiamato “capitale della rivoluzione”, è sotto assedio ormai da anni: oltre 12mila persone sono vittime delle privazioni. Gli abitanti sono stremati, mancano cibo, latte per i neonati e farmaci e nonostante le pressioni internazionali, viene impedito anche l’ingresso dei convogli umanitari.

Nella periferia di Damasco, Madaya resta assediata e i suoi cittadini isolati dal mondo. L’assedio è imposto all’80% dalle forze governative, per il resto sono i terroristi dell’Isis a tenere imprigionati migliaia di civili inermi, ma anche alcuni gruppi armati. Le immagini dei bambini e degli anziani ridotti pelle e ossa denunciano l’orrore di questa pratica, che nessuno sembra voler fermare.

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