Smog a Milano (Ansa)
Scienza

Le polveri sottili aiutano il contagio

Lo rivela uno studio compiuto analizzando l'inquinamento da pm10 e le zone dove la crescita di casi di Coronavirus è stato particolarmente rapido

Dall'inizio dell'emergenza Coronavirus laboratori, centri di ricerca, aziende farmaceutiche, istituzioni mediche di ogni tipo sono al lavoro per conoscere nel profondo i segreti del Covid-19. Non solo per trovare una cura ed un vaccino, ma anche per cercare di frenare l'aumento dei contagiati. Per esempio cercando di capire come mai in certe zone d'Italia, le famose zone "Rosse" del lodigiano, della bergamasca e del bresciano, il passaggio del virus sia avvenuto così rapidamente.

Uno degli studi più interessanti oggi arriva della Societa' italiana di medicina ambientale (Sima) con le Università di Bologna e Bari. Esaminati i dati pubblicati sui siti Arpa, relativi a tutte le centraline di rilevamento sul territorio nazionale, insieme ai casi di contagio riportati dalla Protezione Civile è emerso che "Alte concentrazioni di polveri fini a febbraio in Pianura Padana hanno esercitato un'accelerazione anomala alla diffusione virulenta dell'epidemia". Secondo i ricercatori quindi le famose polveri sottili "stanno veicolando il virus".

"Se il Coronovirus ha viaggiato sulle strade di mezzo mondo, in Pianura Padana ha trovato un'autostrada a quattro corsie". Usa questa metafora Alessandro Miani, direttore della Società italiana di medicina ambientale (Sima) per spiegare i primi risultati dello studio, in collaborazione con le Università di Bologna e Bari , che lega il rapido diffondersi dei contagi in alcune zone alla situazione ambientale.

"Nel leggere i numeri dei contagi è stato subito evidente a molti che ci sono state anomalie di velocità di propagazione nelle aree lombarde e più in generale della Pianura Padana. Il contagio ha disegnato curve anomale rapportate ai tempi medi di contagio uomo-uomo che corrispondo ad altri coronavirus, ma anche ad altre parti del mondo o semplicemente d'Italia ". Insomma ad insospettire è stato il numero esponenziale di crescita.

La Mappa dell'Inquinamento in Italia

"Esiste da tempo – spiega Miani – una letteratura scientifica a livello internazionale che sostiene, seppure con dati sperimentati solo in analisi di laboratorio, che le polveri sottili (le pm10 ma anche le particelle più piccole) quando superano una certa densità unita a certe temperature e a un certo tasso di umidità fanno da acceleratore ai contagi".

In pratica crea un ambiente favorevole ai Coronavirus che invece di perdere la loro carica in poco tempo "riescono a sopravvivere per ore se non per giorni nell'aria che diventa un substrato per il contagio". Circostanze che in giornate di sole e nelle aree più inquinate della Pianura Padana si sarebbero realizzate proprio nei giorni che meno ci saremmo augurati.

Non la prima causa, certo, ma un problema in più. "Partendo da quel che sappiamo sulla famiglia dei Coronavirus – prosegue il presidente della Società italiana di medicina ambientale - abbiamo comparato i dati dell'inquinamento e i dati dei contagi. Quel che ne è risultato, dalle prime evidenze, pare confermare che dove si è sforato per più volte i limiti delle polveri sottili, proprio lì ci sono state le curve anomale di diffusione".

Se, dunque, il proseguire degli studi, che ora coinvolgerà altri paesi europei Spagna in primis, rivelerà che l'inquinamento della Pianura Padana è davvero un alleato del contagio i nemici da combattere subito saranno due. "Sicuramente politiche atte a ridurre le concentrazioni o il superamento frequente polveri sottili sarebbero opportune da subito", propone Alessandro Miani. La riduzione del traffico dovuta ai blocchi può abbassare i livelli, ma la seconda misura da prendere sarebbe spegnere da subito i riscaldamenti, non solo nelle abitazioni ma anche negli uffici pubblici.

La terza fonte di inquinamento è invece l'allevamento intensivo. Certo, anche queste misure emergenziali: "da ripensare ci sarebbe tutto il sistema" "Il virus accelera in presenza di inquinamento. Ma c'è un altro fattore – conclude Miani - che è il numero dei morti, anche questo al di sopra della media. In Pianura Padana incide l'età media della popolazione più alta che altrove. Ma incidono anche le patologie pregresse e gli alti livelli di inquinamento degli ultimi anni hanno portato ad un'alta incidenza proprio delle patologie polmonari o comunque ad avere apparati respiratori sotto stress. L'Europa stima 75mila morti l'anno in Pianura Padana da inquinamento. Il Coronavirus in queste aree sta colpendo polmoni già non in buona salute".

In Pianura Padana, "si sono osservate le curve di espansione dell'infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di 2 settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un'azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell'epidemia", sottolinea Leonardo Setti, ricercatore del dipartimento di Chimica dell'Università di Bologna che spiega: "Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un'accelerazione alla diffusione del COVID-19. L'effetto e' più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai". Le polveri sottili, afferma Gianluigi de Gennaro, ricercatore al dipartimento di Biologia dell'Università di Bari, "stanno veicolando il virus. Fanno da carrier. Più ce ne sono, più si creano autostrade per i contagi. E' necessario ridurre al minimo le emissioni, sperando in una meteorologia favorevole".

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