La petizione di ​Panorama​ fa aprire il dossier idrossiclorochina
(John Phillips/GettyImages).
La petizione di ​Panorama​ fa aprire il dossier idrossiclorochina
Salute

La petizione di ​Panorama​ fa aprire il dossier idrossiclorochina

Firma la petizione su Change.org: https://www.change.org/PanoramaClorochinaCovid19

La raccolta firme per l'Aifa porta al centro del dibattito pubblico il principio attivo antimalarico. Che, come ammette la stessa Agenzia del farmaco, è stato il trattamento più usato dai medici per i pazienti Covid durante la prima ondata.




Firma la petizione su Change.org: https://www.change.org/PanoramaClorochinaCovid19

A 10 giorni dal lancio della petizione di Panorama, già firmata da oltre 8.000 persone, un primo risultato è stato raggiunto: in Italia si è aperto il dossier sull'idrossiclorochina.

Nonostante sia stata la principale arma usata da tutti i medici italiani contro il Coronavirus durante la prima ondata del Covid 19 (vedi tabella sopra), il farmaco antimalarico non è mai stato al centro del dibattito pubblico. Anzi.

Da sempre la Cenerentola della battaglia contro la pandemia, a partire dal 22 maggio, giorno in cui The Lancet ha pubblicato uno studio che l'ha stroncata, l'idrossiclorochina è diventata intoccabile. Poco conta che la rivista britannica abbia dovuto ritirare lo studio 13 giorni dopo, la molecola era ormai diventata la fuori casta della lotta al virus. E lo è rimasta fino a oggi.

E quando, dopo la raccolta firme promossa da Panorama, il 22 ottobre il segretario della Lega Matteo Salvini ha twittato «il rischio concreto è l'intasamento degli ospedali, per evitarlo l'Agenzia italiana del farmaco deve riattivare il protocollo di cura domiciliare con l'utilizzo di idrossiclorochina», è stato messo alla berlina. «Segnalo all'On. Salvini» gli ha risposto il professor Roberto Burioni, «che le evidenze scientifiche sono concordi nel dimostrare la NON EFFICACIA della idrossiclorochina nella cura di COVID-19».

Poco conta che il 29 marzo lo stesso Burioni sul suo sito MedicalFacts, avesse scritto un post in cui diceva che «molti ricercatori hanno pensato di studiare l'effetto del Plaquenil sul nuovo coronavirus in laboratorio, tra questi noi». Una considerazione affrettata? Certo è che lo stesso ospedale di Burioni, il San Raffaele di Milano, ha continuato a utilizzare il farmaco antimalarico. In data 17 giugno 2020, il sito del San Raffaele parla di «terapia antivirale standard per COVID-19 (composta da idrossiclorochina e dalla combinazione lopinavir/ritonavir)».

Un caso non isolato, quello del San Raffaele. A dimostrarlo sono i dati raccolti dall'Aifa nel Rapporto sull'uso dei farmaci durante l'epidemia Covid-19. Presentato il 29 luglio scorso, il rapporto rivela che l'idrossiclorochina è stato il farmaco più usato in Italia nel trattamento della pandemia durante la prima ondata, ossia fra il febbraio e il maggio 2020. E questo, come dimostra la tabella pubblicata sopra, vale sia per i medici ospedalieri sia per quelli del territorio.

A Burioni ha risposto Luigi Cavanna, il primario di Oncologia dell'ospedale di Piacenza che ha curato «personalmente a casa oltre 300 malati Covid, dei quali il 30% con forma severe e un altro 30% con forme moderate». Risultato: «Nessun decesso a 30 e a 60 giorni, ricoverati meno del 5%».

Il tweet di Burioni ha dato la stura a commenti ancor più pesanti. «Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere» è stato il commento su Facebook del giornalista Andrea Scanzi. «Usare l'idrossiclorichina per il Covid è una monumentale puttanata (gliel'ha ricordato subito anche Burioni) che, non a caso, avevano già proposto due noti virologi sovranisti come Trump e Bolsonaro».

Già, Trump. A dare il colpo di grazia al farmaco dal costo irrisorio (5,12 euro contro i 2100 del molto più omaggiato Remdesivir) è stato anche l'endorsement del presidente degli Stati Uniti d'America. Nonostante le sue innumerevoli sparate (una per tutte, le iniezioni di «disinfettante» come trattamento anti-Covid), sull'idrossiclochina Trump inizialmente non ha detto castronerie.

Il 21 marzo il presidente ha twittato: «Idrossiclorochina e azitromicina, prese assieme, hanno una reale possibilità di essere una delle più grandi svolte nella storia della medicina». All'intuizione iniziale è però seguita un'altra delle sue bizzarrie: l'idrossiclochina usata come terapia preventiva anti Coronavirus. Un trattamento del tutto inutile, quello scelto da Trump, come ha poi dimostrato il suo contagio. Peraltro, quando il presidente Usa è stato ricoverato in ospedale, non si è curato con idrossiclorochina.

Partita chiusa? Nient'affatto. È bastata la presa di posizione di Trump a trasformare un'innocua molecola in un farmaco sovranista. E i suoi sostenitori in alfieri della destra populista e radicale, propagatori di «puttanate».

Ad affrontare di petto il farmaco antimalarico è stato anche Alessandro Cecchi Paone. Il 24 ottobre il giornalista ha scritto su Instagram: «Salvini, come Trump, ha detto di usare la Clorochina come cura per il Covid-19. Una indicazione gravemente erronea e pericolosa, già cassata ad ogni livello». Cecchi Paone ha attaccato la molecola anche il giorno dopo, durante la trasmissione tv Non è l'arena, dopo aver sentito Matteo Salvini chiedere al governo cure a domicilio «con nuovi protocolli che aspettano da mesi (penso all'idrossiclorochina) di essere approvati».

Apriti cielo. «Non capisco perché Salvini insista con l'idrossiclorochina» è esploso il giornalista. «È una bufala di Trump che è stata chiaramente cassata da tutta la medicina mondiale. L'idrossiclorochina non serve più neanche per la malaria». E ha ribadito: «Non serve l'idrossiclorochina».

Con buona pace dei tedeschi, che come ha scritto Der Spiegel hanno «fatto prescrizioni in massa» di idrossiclorochina. O dei cinesi, la cui Commissione di salute nazionale il 19 agosto ha continuato a raccomandare il trattamento a base di idrossiclorochina per i pazienti Covid.

Al di là delle schermaglie mediatiche, il dossier è stato riaperto anche a livello territoriale. Per esempio in Piemonte. Come ha scritto il 23 ottobre Repubblica, l'assessore alla Sanità Luigi Icardi ha annunciato: «Ripartirà la sperimentazione con l'idrossiclorochina che nella nostra Regione ha dimostrato di essere molto efficace nel trattamento dei primi sintomi».

Intanto, l'iniziativa di Panorama ha fatto il giro del mondo. Tre giorni dopo il lancio della petizione, France Soir ha ripreso la notizia, traducendo il lungo articolo che presentava la raccolta firme. Facendo riferimento alla battaglia di alcuni medici francesi, che chiedono di poter applicare il protocollo terapeutico a base di idrossiclorochina e azitromicina sviluppato dal professor Didier Raoult di Marsiglia, il sito francese spiega: «Dopo la libertà di prescrivere in Francia, è il turno degli italiani di mobilitarsi denunciando le gravi manchevolezze delle autorità italiane».

E su Change.org sono iniziate ad arrivare firme anche dalla Francia. Eloquenti i commenti inseriti nella pagina «Ragioni per firmare», in cui Change.org invita i sostenitori a spiegare perché hanno risposto all'appello di Panorama. «Solo i medici sono competenti e non i politici» scrive Philippe Kopf. David Dupuy rincara la dose: «Ho più fiducia nei medici di famiglia che nelle autorità sanitarie». E Marie-Pierre Viti ribadisce: «Bisogna che i veri medici (non quelli che hanno conflitti d'interesse) si battano per la gente». Il post su France Soir è stato poi ripreso dal sito inglese Tapnewswire.

Della raccolta di firme di Panorama si è occupato anche Sputnik, il sito del governo russo con sede a Mosca. «Petizione per chiedere il reinserimento dell'Idrossiclorochina»: con questo titolo il 24 ottobre ha presentato un'intervista al dottor Andrea Mangiagalli, il promotore del gruppo «Medici in prima linea» che ha lanciato la petizione con Panorama.

Ma non è tutto. Sollecitati dal revival dell'idrossiclorochina, i presidenti di alcune regioni italiane hanno mostrato interesse per il farmaco antimalarico come terapia anti-Covid. Il 21 ottobre gli avvocati Erich Grimaldi e Valentina Piraino hanno «depositato un nuovo ricorso al Tar del Lazio per chiedere la possibilità per i medici di utilizzare l' idrossiclorochina per curare i pazienti tempestivamente e a domicilio». Lo stesso giorno il senatore di Fratelli d'Italia Franco Zaffini ha annunciato: «Ho chiesto alla commissione Sanità del Senato di convocare quanto prima il presidente dell'Aifa e il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità in merito al divieto di utilizzo dell'idrossiclorochina». E i bene informati sussurrano che giovedì 29 ottobre l'Agenzia italiana del farmaco, l'ormai celebre Aifa, si pronuncerà sull'argomento.

Firma la petizione su Change.org: https://www.change.org/PanoramaClorochinaCovid19

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