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(Ansa)
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Salute

L’intelligenza artificiale per sconfiggere i tumori

Grazie a un progetto Humanitas, l’A.I. aiuterà i medici a capire le caratteristiche del cancro quando colpisce i più giovani

Associare la parola «tumore» a quella di «giovane» suona quasi contronatura. Eppure il cancro colpisce, sia pure molto meno, anche gli adolescenti, i giovanissimi e gli adulti sotto i 40 anni. I numeri dicono che nella fascia d’età, fra i 16 e i 39 anni rappresenta la causa di morte più frequente dopo gli incidenti stradali e i gravi eventi traumatici. Di che cosa si ammalano i giovani? Soprattutto di tumori ematologici (ossia del sangue), cerebrali, mammella, sarcomi, melanoma, colon, tumore alla tiroide e ai testicoli. «Nei giovani i tumori sono rari per definizione e lo sono anche se rientrano tra le patologie oncologiche più frequenti, come colon, mammella e polmone. In una ragazza di 25 anni, per esempio, il tumore al seno non è come quello che colpisce una donna di età più avanzata. Sono malattie che hanno caratteristiche e biologia differenti» chiarisce la dottoressa Alexia Bertuzzi, caposezione dell’Oncologia medica all’Istituto clinico Humanitas.

E proprio perché unici, spesso la diagnosi arriva in ritardo, complicando quindi la strada delle terapie e la possibile guarigione. «Anche perché i sintomi possono essere vaghi» continua Bertuzzi. «Una stanchezza intensa ma generalizzata, magari un gonfiore o una tumefazione a un arto, vengono in genere attribuiti ad altri motivi. Il medico di famiglia non è che pensa subito a una patologia oncologica. Tutto ciò può fa posticipare la diagnosi, che è spesso quella di una malattia in uno stadio più avanzato».Proprio all’Humanitas esiste un progetto di ricerca innovativo, finanziato dal 5 per mille, dedicato ai pazienti AYA (Adolescents and Young Adults), che, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (A.I.) e del «machine learning», si propone di studiare i tumori negli adolescenti e nei giovani.Infatti, mentre nella prognosi oncologica degli adulti e degli anziani negli ultimi 20 anni si sono fatti notevoli passi avanti, nel trattamento dei tumori giovanili e infantili non si è verificato un analogo miglioramento (anche se le percentuali di guarigione sono globalmente intorno al 75 per cento).

«Il tumore dei giovanissimi è ancora terra di nessuno, e per ovviare a questa situazione abbiamo pensato di usare gli algoritmi della AI che permettono di integrare tutte le informazioni demografiche e cliniche sui nostri pazienti, il loro stile di vita, le caratteristiche biologiche del tumore, l’imaging diagnostico, i trattamenti applicati, il ritardo diagnostico che c’è eventualmente stato e il follow-up. Dall’intelligenza artificiale ci aspettiamo di poter individuare risposte sui punti in comune fra questi casi, che possano identificare fattori prognostici e comprenderne il reale significato la loro interpretazione».

L’intelligenza artificiale, in altre parole, potrebbe identificare elementi utili per classificare categorie di rischio, in base alle quali effettuare la scelta della terapia in prospettiva e del follow up una volta guariti. Tutto, precisa l’oncologa, senza che il il pregiudizio cognitivo rappresentato dalle conoscenze e informazioni già a disposizione dei medici possa inficiare il responso finale. Per esempio, un ragazzo che fa un intervento su una gamba per un sarcoma guarisce? Ma in che modo? Avrà problemi cronici di dolore, che tipo di riabilitazione dovrà fare?

«Noi forniamo alla A.I. tutto ciò che è clinico e strumentale, immagini, vetrini, informazioni cliniche sulla storia del paziente» conclude l’oncologa. «E la macchina ci aiuterà a capire il significato di queste singole informazioni, possibilmente integrandole per individuare una categoria di rischio che supporti le nostre scelte terapeutiche. Fra due anni dovremmo avere i primi risultati».

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