(Ansa, Epa)
Salute

Dalla Francia una nuova cura contro il Coronavirus

Nanotecnologie ed una combinazione di farmaci bloccano le gravi infezioni che sfociano poi nelle polmoniti

da Parigi

Un team specializzato in nanomedicina dell'Istituto Galien dell'Università di Parigi-Saclay e del CNRS ha appena messo a punto in laboratorio delle nanoparticelle capaci di veicolare il principio attivo di un nuovo farmaco (composto da un mix di diversi principi attivi tra cui squalene, adenosina ed un altro antiossidante) che arriva direttamente nelle cellule malate ed aiuta l'organismo a guarire dai gravi processi infiammatori che si trovano in molte patologie e in particolare nelle infezioni da Coronavirus.

Il lavoro del team di scienziati è stato pubblicato oggi sulla rivista Science Advances. Secondo gli scienziati i processi infiammatori incontrollati sono i più pericolosi perché all'origine di molte patologie che possono essere gravi o addirittura letali. Ad esempio, alcuni pazienti affetti da Covid-19 subiscono un deterioramento delle loro condizioni dopo una reazione infiammatoria incontrollata che porta all'insufficienza respiratoria, che a volte richiede l'intubazione, la rianimazione e che in migliaia di casi conduce il paziente alla morte.

Attualmente, pochissimi trattamenti sono efficaci contro queste gravi infiammazioni e quelli esistenti hanno effetti collaterali pesanti. Secondo gli scienziati parigini gli studi condotti nel corso di quasi due decenni dimostrano che questi stati di infiammazione acuta sono causati da una combinazione principalmente di due fattori: un'infiammazione combinata con un episodio di "stress ossidativo". I due fenomeni si alimentano a vicenda, si avvia dunque un circolo vizioso che propaga in maniera esponenziale la risposta infiammatoria dell'organismo.

Per contrastare questa spirale infiammatoria dunque è venuta in soccorso la nanomedicina. L'introduzione delle nanotecnologie in farmacologia ha rivoluzionato la somministrazione dei farmaci, in particolare grazie al principio della vettorizzazione. La vettorizzazione di un farmaco si basa sul principio dell'indirizzamento, che consiste nell'incapsulare il farmaco in un nanovettore (il più delle volte un liposoma, una nanoparticella o una micella), in modo che esso fornisca il suo principio attivo solo dopo aver raggiunto il tessuto bersaglio e aver penetrato la cellula malata. Le piccole dimensioni di questi dispositivi terapeutici (in genere tra i 20 e i 300 nanometri) permettono di proteggere il principio attivo, di attraversare alcune barriere biologiche e di veicolare il farmaco in modo più efficace nell'organismo. L'obiettivo è quello di migliorare l'efficacia dei trattamenti ottenendo un migliore controllo del loro indice terapeutico, che permette di ridurre anche la loro tossicità e di limitare gli effetti collaterali.

I ricercatori dell'Institut Galien, in collaborazione con altre piattaforme scientifiche tra cui l'Università Paris-Saclay, l'Inserm ed il CNRS, hanno dunque combinato diversi principi attivi all'interno della stessa nanoparticella coniugando lo squalene, un lipide naturale, con l'adenosina, un immunomodulatore, e poi combinandolo con l'alfa-tocoferolo, un antiossidante naturale.

Il loro studio in vivo su un modello animale in shock settico ha dimostrato che, sfruttando le disfunzioni della barriera endoteliale (una membrana semi-permeabile che controlla il passaggio di sostanze dal liquido extracellulare al circolo sanguigno e viceversa) nei siti di infiammazione acuta, queste nanoparticelle, che veicolano il multifarmaco, possono fornire elementi terapeutici in modo mirato e quindi migliorare significativamente le possibilità di guarigione e di sopravvivenza dell'organismo. I risultati sono promettenti e potrebbero ora essere completati da studi clinici per portare, si spera, alla fine, allo sviluppo di un nuovo farmaco efficace per combattere l'infiammazione grave e incontrollata e aprire nuove strade per combattere le gravi reazioni infiammatorie associate all'infezione da covid-19.

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