(Ansa, Epa)
Salute

Coronavirus: gli Usa annunciano il vaccino ma ci vorranno mesi

Moderna Ships ha annunciato di essere a buon punto ma serviranno mesi per test e produzione. I passi in avanti comunque sono innegabili - Tutto sul Coronavirus

In un momento, come questo, dove l'economia planetaria sta rallentando per colpa del coronavirus, sono schizzate in alto, del 15,6 per cento, le azioni di Moderna Ships: società biotech di Boston che ha tra le mani un vaccino promettente contro quello che è diventato il nemico numero uno al mondo. E ne ha inviato il primo lotto ai National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Nih) americani. Ottimo per Moderna, e per chi ne ha acquistato per tempo le azioni, buon per tutti, in fondo: il loro vaccino non è l'unico in corso d'opera, naturalmente, e non è detto che poi si dimostri efficace, ma la tempistica è un segnale più che positivo. Ci si muove in fretta, sul fronte della ricerca farmaceutica, come mai prima d'ora.

Che cosa succede adesso?

Il vaccino di Moderna, che si chiama mRNA-1273, inizierà a essere testato su una ventina di volontari umani sani ad aprile. Dove si capirà se è sicuro e se sollecita una risposta immunitaria contro il coronavirus Covid 19. «È stato un sforzo enorme» ha detto Juan Andrews, responsabile tecnico di Moderna «concluso in tempi record: 42 giorni da quando il genoma del coronavirus è stato messo a disposizione della comunità scientifica mondiale».

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Dopo l'avvio dei primi test clinici, comunque, bisognerà aspettare l'estate per capire se funziona. E, in tal caso, diversi mesi affinché sia disponibile per tutti; si parla, per l'eventuale messa in commercio, del 2021. Per quell'epoca, l'epidemia di coronavirus sarà scomparsa? Ci auguriamo di sì, ma nessuno scienziato ne ha la certezza. Il coronavirus potrebbe rallentare la sua diffusione, o sparire dalla circolazione, nei mesi estivi, seguendo l'andamento tipico delle sindromi influenzali, per poi riapparire in autunno. Fu così, per esempio, con la Spagnola, che ebbe una prima fiammata agli inizi di marzo 1918 negli Stati Uniti, poi rimbalzò, con molta più violenza, verso l'autunno, diffondendosi pressoché ovunque.

Avere un vaccino efficace metterebbe al riparo da possibili ritorni di un coronavirus che, nel frattempo, ha imparato a convivere perfettamente con l'organismo umano. Potrebbe diventare, come ha detto l'immunologo Anthony Fauci, a capo del Nih, un virus stagionale come l'influenza. Per la quale c'è un vaccino ogni anno. E nessuno si spaventa né indossa mascherine di dubbia utilità per le strade.

Il vaccino messo a punto dall'azienda biotech americana si basa su molecole del Rna messaggero (così chiamato perché trasferisce informazioni genetiche dentro le cellule): il prototipo del vaccino «imita» le proteine del coronavirus (quelle spine sulla sua superficie che gli danno l'aspetto di una piccola corona), simulando l'infezione naturale e stimolando la reazione immunitaria dell'organismo.

Non è, si diceva, l'unico candidato vaccino in sviluppo. Ci stanno lavorando diverse aziende e molti laboratori di ricerca in tutto il mondo. GSK Vaccines, che ha a Siena uno dei tre centri globali di ricerca e sviluppo ed è leader mondiale in questo settore, lavora su adiuvanti per potenziare il vaccino, ossia sostanze che aumentano la risposta immunitaria. Dopo aver stretto una partnership con CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations), dalla GSK, fanno sapere che «con la nostra piattaforma di adiuvanti abbiamo avviato una seconda collaborazione, sempre mirata per lo sviluppo di un candidato vaccino contro il nuovo coronavirus, con l'azienda cinese Clover Biopharmaceuticals». L'adiuvante aggiunto a uno specifico vaccino crea una immunità più forte e duratura rispetto a quanto farebbe un vaccino che ne è privo. «Ed è particolarmente importante in caso di pandemia» precisano alla GSK «perchè può consentire la riduzione della quantità di antigeni necessari per ogni dose di vaccino, permettendo così produrre molte più dosi per un maggior numero di persone».

Lasciamo passare quest'ondata, insomma, senza perdere le testa, e aspettiamoci, nei prossimi mesi, un vaccino efficace che ci fornisca finalmente l'immunità contro eventuali ritorni del Covid-19. Ricordando che nell'80 per cento dei casi, comunque, la malattia passa senza fare danni.

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