(Ansa)
Salute

Coronavirus, come spiegarlo ai bambini ed evitare il panico

Consigli pratici per disinnescare l'ansia e informare i più piccoli di cosa sta succedendo. L'intervista a una psicologa - Tutto sul Coronavirus

«Di fronte alle novità è normale che si accentui lo stato di preoccupazione perché ci si ritrova davanti a situazioni che non si sono mai fronteggiate». La novità è il Coronavirus, che nell'ultimo periodo ha guadagnato il monopolio nel dibattito nazionale, scavandosi un ruolo da protagonista nelle nostre paure. Al netto dei rischi e i contagi, delle precauzioni per proteggersi, ha senso affrontarlo nel modo giusto per non rendere questa situazione inedita in incubo. Sabrina Elisabetta Piantelli, psicologa e psicoterapeuta milanese iscritta a Dottori.it (il sito e la app leader in Italia per la prenotazione di visite specialistiche), dà qualche consiglio pratico per non lasciarsi travolgere dalle emozioni negative.

Dottoressa, partiamo dalle basi. Come nasce una psicosi collettiva come quella del Coronavirus? Dobbiamo considerare la paura un nemico?

«La paura è un'emozione salutare che serve a mobilitare l'attenzione. È un sentimento che svolge una funzione evolutiva, quella di avvertirci dei pericoli che corriamo e quindi di proteggerci rendendoci prudenti, oltre che di incoraggiarci a dare il meglio. L'ansia è una risposta alla paura, non sarebbe sano vivere senza. Chiaro è che, come in tutte le occasioni, se la paura è sproporzionata rispetto alla problematica, genera allarmismo e porta all'ossessiva ricerca di informazioni».

Lo Speciale di Panorama.it sul Coronavirus

Informazioni che in questo momento non mancano, anzi sul tema abbondano.

«L'informazione data deve essere sana e corretta: più siamo informati più abbiamo la sensazione di poter padroneggiare la novità e in qualche modo ci sentiamo più sicuri. Non possiamo non mettere in guardia dalle fake news che spopolano alla spietata ricerca di like e condivisioni. Bisogna imparare a filtrare le informazioni e soprattutto le fonti autorevoli da cui attingere, dandosi dei limiti e imponendosi pochi ma ufficiali canali di notizie. Tutto, se portato all'esasperazione, può diventare poco sano».

Nonostante questo filtro, questo scudo a forma di bolla che ci si può imporre, l'ansia pare abbastanza comprensibile e diffusa. Come disinnescarla?

«L'ansia, se eccessiva, genera irrequietezza. Bisogna rendersi conto di quello che accade nella propria testa e verificare i pensieri. Se i pensieri sono catastrofici si deve verificare quanto lo siano effettivamente nella realtà concreta ("Quanto è vero il mio pensiero?"). Il consiglio migliore per non cedere all'ansia è quello di continuare con la vita di tutti i giorni, creandosi anche delle occasioni e dei momenti piacevoli. Se siamo costretti per esempio a stare in casa, possiamo pensare di cucinare, preparare una torta, giocare con i figli o fare qualcosa di amorevole per noi stessi che solitamente non abbiamo il tempo di concederci».

E se a causa delle notizie sul virus, anziché retrocedere quell'ansia sfocia in panico?

«A fronte di forti angosce, è sempre bene parlarne. Chi è in preda al panico si sente anche vulnerabile e, se la vulnerabilità prende il sopravvento, vincono le paure. Chiaro che chi si ritrova a vivere in modo tragico il diffondersi del Coronavirus deve necessariamente domandarsi se è qualcosa di più generale legato alla propria psiche. È certo che più si parla, più ci si apre, più aumenta la consapevolezza dei propri stati interni: solo così si può riconoscere il problema, capire da cosa sia generato e trovare soluzioni adattive. Molti, in queste occasioni, scoprono di avere delle vere e proprie paure ancestrali».

L'atteggiamento contrario del panico è il menefreghismo, o almeno il fatalismo. Nonostante il clamore eccessivo, il Coronavirus va approcciato con intelligenza. Come mai si verifica l'eccesso opposto?

«I fatalisti hanno una punta di onnipotenza che li porta a pensare "Succede agli altri, non a me", atteggiamento tipico dell'ipercritico ("io non sono come gli altri e il sentimento appartiene a te e non a me"). In realtà questo comportamento spesso nasconde a sé stessi molteplici paure e denota un senso di inadeguatezza. Si tratta di un semplice meccanismo di difesa».

È giusto informare i più piccoli di cosa sta succedendo?

«Assolutamente sì. I bambini sentono e osservano molto. Bisogna prestare maggiore attenzione quando si comunica con gli adolescenti: i ragazzi hanno bisogno di una guida che gli spieghi come fronteggiare al meglio le emozioni e necessitano di rassicurazioni».

Come trasmettergliele nel modo corretto, senza spaventarli?

«I bambini capiscono e sentono, solo che non sono in grado di organizzare bene le informazioni. Bisogna sempre dire loro la verità trovando le giuste parole e mai inventare cose inesistenti per paura di ferirli. Si può rendere comprensibile il fenomeno attraverso il gioco, racconti o fiabe, trovando la modalità per loro più comprensibile, quella con cui hanno maggiore dimestichezza. Oltre che raccontare, però, è bene dare anche l'esempio. L'adulto è come uno specchio per il bambino: se l'adulto è ansioso ma vuole fingere di essere rassicurante, non riuscirà nell'intento di tranquillizzare il piccolo ma gli trasmetterà, a prescindere, le sue sensazioni».

Abbiamo ascoltato fino allo sfinimento il messaggio che è fondamentale lavarsi le mani. Lo abbiamo recepito. Come far diventare un bambino responsabile della propria igiene quando non è sotto il nostro controllo?

«Dobbiamo dare ai più piccoli poche indicazioni ma chiare, ricordandoci ancora una volta che il vero modello è il nostro esempio. Consiglio di provare a dare informazioni anche in modo simpatico, trovando la chiave giusta per far sì che il bambino ricordi. Ad esempio, tra le linee guida del Ministero della Salute c'è quella di tossire nascondendo naso e bocca con il gomito: questo gesto potrebbe essere trasformato in un gioco in modo che il bambino si diverta e lo recepisca».

Ti potrebbe piacere anche

I più letti