La scelta 'politica' di Bruti Liberati
La scelta 'politica' di Bruti Liberati
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La scelta 'politica' di Bruti Liberati

Giusti i domiciliari a Sallusti, anche perché carcerarlo durante la campagna elettorale sarebbe stato un assist perfetto

Il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha coraggio da vendere. Ha deciso di schierarsi a favore degli arresti domiciliari per Alessandro Sallusti, direttore del Giornale condannato per diffamazione a 14 mesi di reclusione, scontrandosi con mezza procura e mezza magistratura italiana.

Interpretando a favore del condannato le norme, applicando al suo caso la nuova legge svuota-carceri (i condannati a pene inferiori ai 18 mesi e reputati «non pericolosi» possono scontare la pena agli arresti domiciliari), ha però scatenato un’intensa polemica, che potrebbe avere strascichi problematici: ora molti avvocati chiedono per i loro clienti, attualmente reclusi, il medesimo trattamento riservato a Sallusti. Dal nostro punto di vista, il fatto è più che positivo, se servirà a rendere meno incivile la situazione a San Vittore e – magari - nelle altre carceri italiane.

A ben pensarci, la vicenda dimostra anche altro. Dimostra una volta di più come Bruti resti indubbiamente il più «politico» tra gli alti magistrati italiani: in questo probabilmente gli viene in soccorso la lunga esperienza alla guida dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato di categoria, e anche quella al vertice della sua vecchia corrente di Magistratura democratica. Forse, ma il pensiero è sicuramente malizioso (se non maligno), gli è lampato davanti agli occhi il rischio di una campagna elettorale con Sallusti dietro le sbarre: sarebbe stato di certo un assist impagabile per il centrodestra in crisi.

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