Rosi Mauro scagionata: chi le chiederà scusa?
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Rosi Mauro scagionata: chi le chiederà scusa?
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Rosi Mauro scagionata: chi le chiederà scusa?

Accusata di malversazioni, nel 2012 era stata espulsa dalla Lega. Oggi la Procura di Milano la proscioglie: è l'ennesimo caso di gogna mediatica. Senza risarcimento

La Lega nord (ma anche molti, molti giornali) oggi dovrebbe chiedere scusa a Rosi Mauro: accusata di gravi malversazioni ai danni del partito (e dei fondi del finanziamento pubblico), nel 2012 era stata l'unica espulsa dal partito, insieme con l’ex tesoriere Francesco Belsito, per voto unanime del consiglio federale. Oggi la Procura di Milano chiede per lei, e soltanto per lei, l’archiviazione dall’accusa di appropriazione indebita nell’ambito dell’inchiesta «The Family» che due anni fa ha scosso il Carroccio e portato allo spodestamento di Umberto Bossi.

Due anni fa l’allora vicepresidente del Senato aveva scelto di non dimettersi dalla carica, con totale disappunto del partito. «Il rancore prevale sulla verità» aveva dichiarato Rosi Mauro, parlando dell’epurazione che invece era stata temporaneamente risparmiata a Bossi e suoi figli Renzo e Riccardo, anche se «il Trota» si era poi dimesso da consigliere regionale.

Ieri il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti i membri della famiglia Bossi e per altre 6 persone, tra cui Belsito, accusato di avere gestito con metodi da «finanza più che allegra» la tesoreria della Lega. Per Rosi Mauro, invece, magistrati hanno chiesto il non luogo a procedere: la donna infatti si era scagionata presentando lo scorso novembre alla procura una serie di documenti e di spiegazioni sui 99.731 euro che, secondo l’accusa, erano stati da lei sottratti dalle casse di via Bellerio.

Mauro ha dimostrato che 16 mila euro le erano dovuti dal partito perché aveva venduto una vecchia auto che non le serviva più; che un assegno da 6.600 euro sulla cui matrice Belsito aveva scritto «Rosi» sarebbe stato un escamotage del tesoriere «per ritirare denaro contante attribuendolo ad altri»; e, infine, che non aveva speso 77 mila euro per comprare una laurea in Albania a Pierangelo Moscagiuro, un uomo della sua scorta che in realtà non era neppure diplomato. Le tesi di Mauro, scrivono i magistrati, «sono accoglibili e comunque tali da rendere assai dubbia la solidità della prospettazione accusatoria».

Rosi Mauro, che nel frattempo è scomparsa dall'orizzonte politico, meriterebbe la riabilitazione. E almeno qualche risarcimento. 

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