Renzi e la maledizione della Ruota della Fortuna
Renzi e la maledizione della Ruota della Fortuna
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Renzi e la maledizione della Ruota della Fortuna

Il futuro segretario del Pd rischia di perdere all'ultimo momento. Come accadde quella volta con Mike

Il manifesto-mozione su cui sta lavorando il ministro Graziano Delrio è quasi pronto; lo slogan c'è e dovrebbe essere “L'Italia cambia verso”; sabato, alla Fiera del Levante di Bari, parte ufficialmente la sua corsa per le primarie a segretario nazionale del prossimo 8 dicembre. Matteo Renzi va veloce, forse troppo veloce per non rischiare di arrivare al traguardo, quello vero, quello per la premiership, come direbbe lui, ormai “spompo”.

Il voto di fiducia della settimana scorsa, che ha consegnato al premier Enrico Letta una maggioranza, se non più consistente sul piano dei numeri, sicuramente più coesa su quello politico, ha definitivamente rinviato le elezioni alla fine del prossimo anno, al termine cioè del semestre di presidenza europea dell'Italia.

E' probabile, dunque, che gli italiani siano richiamati alle urne non prima della metà del 2015.

Un tempo infinito per uno come Matteo Renzi che ha dovuto rimandare i suoi sogni di gloria già per due volte: la prima dopo la sconfitta alle primarie contro Bersani e la seconda la

settimana scorsa quando ancora sembrava che le larghe intese avessero le ore contate e che l'8 dicembre il popolo democratico avrebbe eletto non il suo segretario nazionale ma il suo candidato premier alle elezioni di primavera.

Stavolta tutti danno per scontata la sua vittoria. Per carità, intorno a Cuperlo si sta man mano raccogliando il solito cucuzzaro di ex qualcosa (mancherebbe solo l'endorsment della Camusso) e l'ultimo segretario della Fgci venderà cara la pelle. Ma non è tanto la targhetta sulla porta a contare se, alla fine, Renzi dovesse ritrovarsi a capo di un partito che non potrà controllare sui territori e che alla resa dei conti gli preferirà un altro. Per esempio Letta.

Certo, non è scontato che quest'ultimo faccia il premier meglio di quanto il sindaco di Firenze possa fare il segretario del Pd. E, in fondo, molto dipenderà da questo e dal giudizio che ne daranno gli elettori di centrosinistra, iscritti e no.

Benché alla vigilia del voto di fiducia abbiano siglato una sorta di patto di non belligeranza, i due (Letta e Renzi) sanno bene di non poter convivere pacificamente troppo a lungo. Letta, per esempio, ha molto più in comune con il suo vice Alfano e nuovo capo del centrodestra (almeno per il momento) che non con il futuro segretario del suo partito.

Eredi delle larghe intese di matrice democristiana, sono anche più simili caratterialmente e insieme potrebbero riuscire a dar vita al “grande centro”, impresa in cui è fallito, per le zuffe con Casini e Montezemolo, ma anche per ragioni anagrafiche e quindi di appeal, l'ex premier Mario Monti.

C'è un aneddoto, ormai molto noto, della biografia di Matteo Renzi che vale ancora la pena di ricordare. Quando nel '94 il futuro candidato alla segreteria del Pd partecipò alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno, vinse tutte le prime 4 partite. Gli restava l'ultima per aggiudicarsi i 50 milioni di lire in palio. Ma dando la definizione decisiva sbagliò una vocale.

Anche quella volta era arrivato a un passo dalla vittoria.

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