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L'ultima campagna di Pubblicità Progresso, "Punto su di te!", a favore delle donne rischia di essere un boomerang

“Punto su di te” è il titolo della nuova Pubblicità Progresso, lanciata a ridosso della giornata internazionale contro la violenza sulle donne con l’obbiettivo di combattere il pregiudizio sul fronte della parità.

Il punto di partenza è che in Italia le donne non possono esprimersi al cento per cento. Così, quelle sui cartelloni abbozzano dentro un fumetto un desiderio lasciato a metà. “Al lavoro vorrei…”; “Quando torno a casa vorrei…”; “Dopo gli studi mi piacerebbe…”; “Quando cammino per strada mi piacerebbe…”. Gettata l’esca, nello spot televisivo alcuni ragazzi abboccano in modo scontato e d’altronde non occorrono cartelloni del genere per rendersi conto che il pregiudizio è duro a morire. Non solo, a me sembra che quei puntini di sospensione siano come benzina gettata sul fuoco perché ben si prestano ad alimentare il più bieco maschilismo piuttosto che contribuire a promuovere l’indispensabile alleanza fra uomini e donne.

Il messaggio che mi arriva immediato è quello di un femminile informe e passa in secondo piano l’esortazione a credere nel mio valore di donna, come vorrebbe invece sottolineare il titolo della campagna, “Punto su di te”. Chi punta su di me? E perché puntate su di me?

Una donna che vive una relazione di dipendenza, e non trova né la forza interiore né gli strumenti per cambiare le cose, è impermeabile a questo incitamento mentre quelle frasi a metà le balzano subito all’occhio. Se neppure le donne della pubblicità, quelle sui cartelloni, si permettono anche solo di avere un desiderio, figuriamoci se nella realtà questo sarà mai possibile. Il femminile resta incompiuto e dentro questa incompiutezza manca anche il maschile.

Se le frasi fossero completate, la nuvoletta del fumetto lascerebbe comunque intendere che si tratta di desideri, ma ci sarebbe almeno la legittimazione a pensarli. Qualche esempio? “Al lavoro vorrei far valere le mie qualità umane e professionali senza essere ricattata”, “quando cammino per strada mi piacerebbe sentire il diritto di occupare il mio posto nel mondo”, “quando torno a casa vorrei cominciare a dare a me stessa quello che chiedo agli altri”, “dopo gli studi vorrei usare la mia rabbia come spinta per cambiare”

Se l’intento di questa Pubblicità Progresso è un incoraggiamento per le donne, allora che la voce femminile sia forte e piena e abbia accanto quella maschile, che anche gli uomini esprimano i propri desideri profondi affinché nel riconoscimento di sé ci sia complementarietà e non opposizione, parità e non diseguaglianza, diversità e non rivalità.

La sensazione è che nel tentativo di generare un cambio di prospettiva, uomini e donne siamo ancora contro. A parer mio manca un passaggio fondamentale e imprescindibile che risiede nel linguaggio. Se focalizziamo l’attenzione sul nostro modo di pensare, risulterà evidente quanto alimenti la distanza anziché riavvicinare i lembi dello strappo, generato da millenni di disparità fra i modi di essere maschile e femminile. Ci hanno insegnato a contrapporci gli uni agli altri, ci hanno invitato e allettato in tutti i modi ad impossessarci degli oggetti, a sfruttarli e liberarcene quando non ci interessano più e le logiche del mercato sono entrate nelle relazioni in modo deleterio facendoci oscillare fra dipendenza e prevaricazione in un individualismo sempre più radicale. Al contrario, non ci hanno probabilmente insegnato che Maschile e Femminile sono due principi che danno vita a tutta la realtà, due parti della stessa energia vitale costantemente in relazione creativa fra loro. Maschile e Femminile non significa Uomo e Donna, ma uomini e donne abbiamo, entrambi, caratteristiche dell’energia che contraddistingue l’altro sesso. Un concetto fondamentale da tenere presente per cambiare prospettiva. Detto questo, infatti, il pregiudizio perde forza e la parità fra uomo e donna viene da sé in quanto portatori, appunto, dei due principi.

Il linguaggio, tuttavia, di questo meraviglioso disegno universale non tiene conto come fosse argomento per addetti ai lavori e di fatto continua ad esserlo, ma se fino a ieri potevamo dire che non sapevamo, oggi non più. E allora mettiamo il linguaggio al servizio della causa e proviamo ad alzare l’asticella della comprensione.

ecco una risposta con alcune spiegazioni da parte di Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso:

 

“Gentile Annalisa Borghese, nel ringraziare per l'attenzione, mi permetto di osservare che il suo giudizio mi pare un pò troppo precipitoso...Innanzitutto la campagna non è ancora partita, quello che si vede sono alcuni pezzi usciti su YouTube (l'uscita ufficiale è prevista per gennaio). Spiace poi che lei consideri così ingenui i diversi professionisti della comunicazione che hanno lavorato intensamete alle ricerche, alla struttura del progetto e alla sua realizzazione creativa. Ciò che lei ha ritenuto di giudicare con un così articolato e lungo intervento (4240 battute...) costituisce solo l'amo di una pesca che ci auguriamo fruttuosa. Mirare alla parità di genere è un obiettivo che sarebbe illusorio pensare di raggiungere con uno spot di 30 secondi o con una scritta su un manifesto: ragion per cui si preferisce far notare che esistono purtroppo molti stereotipi duri a morire, che si possono correggere solo con l'informazione, la riflessione, l'aiuto concreto, l'invito ad agire. Cosa che facciamo invitando, dopo la provocazione, ad andare sul sito www.puntosudite.it sul quale si troveranno le modalità per rimuovere le pubblicità e i contenuti offensivi per l'immagine della donna dalla pubblicità e da YouTube, si verrà aiutati (con un motore di ricerca costruito ad hoc) a trovare tutti gli enti, gli istituti, le associazioni, i servizi di sostegno alle donne per quanto riguarda lavoro, famiglia, bambini, salute e altro.
Ci saranno i consigli di Pubblicità Progresso su tutte le iniziative meritevoli in grado di aiutare le donne a raggiungere la parità, ci saranno ogni giorno le notizie che riguardano le donne e pure gli articoli e i saggi di approfondimento sul tema parità che meritano di essere letti. Nell'attesa che sia pronto (mancano pochi giorni) vi si trovano tutti gli atti (sia in video che in formato testo) della recente conferenza Internazionale sul tema della parità di genere. Dia un'occhiata anche solo alla lectio magistralis del filosofo Natoli...e poi ne riparliamo.
Ci abbiamo messo un anno a costruire questa conferenza, raccogliendo relatori da tutto il mondo. Cambiare stereotipi e pregiudizi duri a morire non si fa nè con uno spot nè, me lo consentirà, con 4240 battute. Ci vuole qualcosa di più. E magari un pò di pazienza per vedere se siamo stati capaci di prendere il pesce all'amo.
Finora ci siamo quasi sempre riusciti. Cordialmente. Alberto Contri, Presidente Fondazione Pubblicità Progresso.”

 

A disposizione per qualsiasi chiarimento, grazie mille per l’attenzione e a presto

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