Unipol: Silvio Berlusconi condannato ad un anno. Non poté il voto, ci pensano i giudici
Unipol: Silvio Berlusconi condannato ad un anno. Non poté il voto, ci pensano i giudici
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Unipol: Silvio Berlusconi condannato ad un anno. Non poté il voto, ci pensano i giudici

E' la sentenza del primo dei tre procedimenti milanesi contro Silvio Berlusconi vicinissimi al verdetto. Pronti a condizionare la politica con le condanne - Processo Unipol, la scheda -

Dov’eravamo rimasti? Ah, già, alle udienze sospese (talvolta a fatica) per il legittimo impedimento della campagna elettorale. Preparatevi, perché le urne si sono appena chiuse ma il Tribunale di Milano già aspetta a braccia aperte l’imputato Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio, oggi senatore, torna in aula per tre processi. E tre sentenze sono previste fra il 7 e il 23 marzo. Lo «smacchiamento del giaguaro», che per via elettorale non è riuscito a Pier Luigi Bersani, potrebbe così arrivare per via giudiziaria. E questo «smacchiamento di riserva», grazie al serratissimo calendario stilato dai giudici prima delle elezioni, rischia di essere anche più veloce del previsto.

LA SENTENZA NUMERO 1 arriverà infatti giovedì 7 marzo, dopo le ultime repliche dei difensori. Riguarda il procedimento aperto nel 2009 per la presunta rivelazione di segreto d’ufficio sull’ormai famosa intercettazione della telefonata tra Piero Fassino, allora segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, top manager dell’Unipol: pubblicata dal Giornale nel dicembre 2005, quando era ancora coperta da segreto istruttorio, l’intercettazione rivelava l’interesse del partito («E allora, abbiamo una banca?») nella scalata Unipol alla Bnl.

Berlusconi, che ha sempre negato di avere avuto un ruolo nella vicenda, è stato rinviato a giudizio nel febbraio 2012; in dicembre il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli ha chiesto un anno di reclusione. Niccolò Ghedini, difensore dell’ex premier, sostiene polemicamente che «si tratta dell’unico processo aperto in Italia per questo tipo di reato» e che «sono anni che vengono pubblicati intercettazioni e verbali di Berlusconi, coperti dal segreto, nel più totale disinteresse della magistratura». Intanto Fassino ha chiesto 1 milione di danni. Il reato si prescriverà comunque nell’agosto 2013.

LA SENTENZA NUMERO 2 arriverà lunedì 18 marzo e chiuderà il primo grado del processo Ruby, sicuramente il peggiore mai subito da Berlusconi quanto agli effetti sulla sua immagine pubblica. Il giudizio immediato è cominciato nel febbraio 2011 con un diluvio di oltre 100 mila intercettazioni pubblicate integralmente e in tempo reale su internet e poi sui giornali: a Berlusconi la gogna mediatica, a prescindere da qualunque sentenza, è costata moltissimo anche in campo internazionale. L’ex premier è imputato di concussione e di prostituzione minorile nei confronti della marocchina Karima el-Mahroug. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini svolgerà la requisitoria venerdì 8 marzo.

Va detto che, malgrado il ritmo battente dell’inchiesta e il can-can giornalistico (e politico) che ne è risultato, in aula il processo non pare avere condensato molte prove, anzi. Anche per questo è improbabile che Boccassini chieda il massimo della pena per i due reati: 3 anni di reclusione per i presunti rapporti sessuali fra Berlusconi e l’allora minorenne marocchina (che peraltro ne nega l’esistenza e non si è mai costituita parte lesa) e altri 8 anni per la telefonata con cui, dice l’accusa, la sera del 27 maggio 2010 Berlusconi avrebbe costretto i funzionari della questura di Milano a rilasciare la ragazza dopo un furto (ma i funzionari negano di avere subito pressioni e di avere agito in modo men che corretto).

L’ultimo, possibile sostegno per il pm verrà dalla deposizione in aula del 4 marzo: come teste parlerà Annamaria Fiorillo, il magistrato del tribunale minorile che il 27 maggio aveva chiesto di accompagnare Ruby in una comunità e sostiene (contraddetta però dagli interessati) che in questura si sia disatteso il suo ordine. Il procuratore aggiunto potrebbe verosimilmente chiedere per Berlusconi dai 4 ai 5 anni di reclusione.

LA TERZA SENTENZA è la più lontana ma è anche la più insidiosa per l’imputato: arriverà sabato 23 marzo e riguarda il processo d’appello sui diritti Mediaset. Berlusconi è accusato di frode fiscale e appropriazione indebita: in primo grado, nell’ottobre 2012, è stato condannato a 4 anni e all’interdizione dai pubblici uffici per 5; era stato invece assolto a sorpresa proprio il presidente della Mediaset, Fedele Confalonieri. L’azienda si sarebbe servita di società in paradisi fiscali per evitare di acquistare direttamente film dai produttori americani. Avrebbe così ottenuto un duplice effetto: accumulare fondi neri all’estero e deprimere gli utili ricavandone un vantaggio fiscale. Ghedini contesta l’accusa: «Sugli stessi fatti Berlusconi era già stato assolto dal Tribunale di Roma».

Il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale terrà la sua requisitoria venerdì 1° marzo; quello stesso giorno Berlusconi potrebbe essere in aula e chiedere di rilasciare una dichiarazione spontanea. Altre tre udienze sono poi previste nei tre sabati successivi. Quindi il verdetto. A quel punto il terzo grado di giudizio potrebbe concludersi in poco tempo: per la sentenza di Cassazione potrebbe bastare anche un anno, vista la straordinaria velocità impressa a questo procedimento dalla magistratura.

Ovviamente, tutto dipende dall’esito finale del processo. E anche dalla prescrizione, sospesa un mese per l’impedimento elettorale e destinata ora a scadere nel luglio 2014. L’articolo 68 della Costituzione prevede che «una sentenza irrevocabile di condanna» sia, con l’arresto in flagranza di reato, la sola possibile causa di detenzione per un parlamentare. Si vedrà. Nel frattempo c’è una sola certezza: lo «smacchiamento del giaguaro» per via giudiziaria tornerà presto ad avere i suoi grandi tifosi, dentro e fuori dai tribunali.

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