Allarme povertà in Europa
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Allarme povertà in Europa

Per la Croce Rossa Internazionale i nuovi poveri aumentano in Francia, Spagna, Danimarca e Svezia. Migliaia i bambini che arrivano a scuola affamati

La distanza tra ricchi e poveri sta aumentando. Un numero sempre più elevato di persone ha bisogno di aiuti alimentari e di ogni genere di assistenza. L'impatto umanitario della crisi si fa sentire nonostante qualsiasi miglioramento economico. A leggere queste tre frasi si potrebbe pensare che stiamo parlando di qualche oscura regione dell'Africa o di sperduti Paesi orientali, ma non è così, perché il soggetto al centro di un simile allarme ce l'abbiamo in casa. E' l'Europa.

Secondo i risultati dell'ultimo rapporto sulla povertà nel mondo diffuso dalla Croce Rossa Internazionale (si intitola Think differently e qui potete scaricarlo  in lingua inglese), all'inizio della crisi economica nessuno avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe durata così a lungo e che avrebbe avuto effetti così devastanti.

Nell'area europea al momento ci sono 18 milioni di persone che ricevono aiuti alimentari finanziati dall'Ue e 43 milioni di individui che ogni giorno non riescono a nutrirsi a sufficienza. Tra questi ultimi molti sono bambini. E le previsioni non sono affatto ottimistiche, perché in tutta l'area Eurostat (l'agenzia per le statistiche dell'Unione europea) si prevede un picco di 120 milioni di poveri entro il prossimo anno.

Secondo il rapporto Eurostat, questi dati lanciano l'allarme su nuovi fenomeni di esclusione sociale. Sostanzialmente, un quarto della popolazione europea è a rischio povertà, dato che il numero di poveri nell'Ue è passato da 6 milioni nel 2009 a 120 milioni in totale nel 2013. Quasi metà della popolazione della Bulgaria è a rischio. 17 Paesi europei hanno più di un quinto della loro popolazione annoverata tra "poveri ed esclusi". Solo 7 tra i Paesi membri dell'Ue hanno registrato percentuali in modesta decrescita. 

Il rapporto Think Differently sottolinea inoltre come nessuno dei Paesi solitamente più associati con la crisi - Spagna, Italia e Grecia - risulti tra i primi 5 Stati della classifica dei più poveri d'Europa. Anche se la situazione proprio in Spagna è drammatica.

"Tra gli aspetti critici - dichiara a Panorama.it Francesco Rocca, Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana - emerge il fatto che la composizione sociale si è modificata". "Assistiamo - prosegue Rocca - a un significativo aumento di nuovi poveri, ossia di tutti coloro che, pur lavorando, non riescono ad arrivare alla fine del mese, e un altro elemento di preoccupazione riguarda l'impatto che la crisi ha sui bambini e sulla loro salute". 

La mancanza di cibo influenza la capacità di apprendimento dei bambini e in molti Paesi dell'Ue, come la Bulgaria e la Spagna, la Croce Rossa sta fornendo cibo per le scuole, da destinare a quei bambini che arrivano in classe la mattina senza aver fatto colazione. Già in Grecia da diversi mesi è scattato l'allarme alimentazione nelle scuole, dagli asili alle elementari, e anche in quel caso le agenzie internazionali sono dovute intervenire. 

In pratica, in 22 Paesi della zona europea circa 3 milioni e mezzo di persone ricevono ogni giorno aiuti alimentari. Un panorama drammatico e, secondo i numeri, non si prevede alcun miglioramento nel prossimo futuro, bensì un peggioramento della situazione. 

La povertà è in aumento in Francia, Romania, Spagna e Svezia, così come in molti altri Paesi dell'Ue. E non è solo il dato riguardante i "nuovi poveri" che tende ad aumentare, ma cresce anche il divario tra i ricchi e i poveri. Ciò significa che chi è già in condizione di povertà non si stabilizza, ma continua a peggiorare. Le differenze sociali si vanno via via evidenziando e questo può generare fratture profonde, rabbia e violenza. Il rapporto della Croce Rossa non lo dice chiaramente, ma è legittimo immaginare che una società così ferocemente polarizzata su due diversi fronti (poveri e ricchi) possa improvvisamente esplodere.

Persino le società di quei Paesi europei che non sono stati toccati profondamente dalla crisi, come la Danimarca, si sono modificate. La Croce Rossa danese al momento elargisce fondi sociali individuali, e quella del Lussemburgo gestisce centri sociali per la distribuzione di generi alimentari. Un panorama da fine della guerra, ma la guerra in questo caso non sembra essere finita.

I risultati del rapporto della CRI mostrano anche che persino quando un Paese supera i momenti peggiori (come ha fatto l'Islanda) gli effetti continua a persistere per anni e anni. In Lettonia, Paese che secondo le cifre economiche ha superato la crisi, la Croce Rossa Internazionale ancora distribuisce cibo a circa 140.000 persone, tre volte e mezzo di più che a fine 2009. 

Dalla Francia non arrivano segnali migliori. Qui gruppi famigliari ed individui stanno scivolando da una situazione finanziaria precaria ma stabile, a una situazione finanziaria estremamente vulnerabile, che è poi l'anticamera della povertà. Più di 350 mila francesi oggi si trovano al di sotto della soglia di povertà e, dall'altra parte, le difficoltà economiche impediscono al Governo di aumentare i fondi pubblici in loro sostegno. Anzi, Parigi è stata costretta a tagliare proprio sul versante della spesa sociale, creando così nuove sacche di esclusi.

E in Italia la via degli homeless (i senzatetto) è sempre più affollata. Secondo il rapporto mentre prima chi perdeva casa e lavoro aveva ancora una possibilità per risollevarsi, oggi come oggi se si va a finire per strada lì si resta, senza alcuna chance di cambiare la situazione.

Dati senza speranza, numeri agghiaccianti che arrivano proprio a pochi mesi dall'apertura delle urne per l'elezione del nuovo Parlamento europeo. Quella sociale è l'ennesima sfida che una Ue, forse troppo concentrata su spread e tassi di interesse, ora rischia di lasciare nelle mani dei movimenti estremisti e xenofobi, che già minacciano di mettere a ferro e fuoco Bruxelles.

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