L'informazione «meno democratica» di Monti. Già vista a Wuhan
L'informazione «meno democratica» di Monti. Già vista a Wuhan
Politica

L'informazione «meno democratica» di Monti. Già vista a Wuhan

Il senatore a vita vorrebbe una comunicazione controllata dall'alto (Governo e medici). In pratica gli stessi parametri già visti in Cina con l'esplosione della pandemia

«Bisogna trovare modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione». Fanno pensare queste parole; sono le parole detta dal senatore a Vita, ex commissario europeo, rettore della Bocconi, Presidente del Consiglio e chi più ne ha più ne metta Mario Monti ad «In Onda», in diretta tv. «D’altra parte è come se fossimo in guerra. Ma nessuno si è posto il problema di adeguare la comunicazione a una situazione di guerra. Credo che, andando avanti la pandemia o in futuri disastri per la salute, bisognerà trovare un sistema che dosi dall’alto l’informazione». Che deciderà il modo con cui farlo? «Il governo ispirato e istruito dalle autorità sanitarie», risponde Monti.

Vediamo di tradurre. Siccome c'è caos, c'è chi non si vuole vaccinare, c'è chi spaventa il mondo con la sudafricana e c'è chi contesta allora ecco la soluzione: una bella censura. E per di più orchestrata dal ministro Speranza magari in accordo con l'istituto Superiore di Sanità, i vari prof. Brusaferro, Ricciardi e Locatelli. Quelli che, tanto per gradire ci hanno detto che AstraZeneca andava bene, no male; no, scusate, va bene sopra i 60. Anzi, no, va bene sotto i 40. E via di questo passo. Quelli per cui il vaccino dura 9 mesi, no, scusate 6, anzi 5. La chiarezza fatta persona.

Eppure è questa l'informazione che Monti vorrebbe. Una comunicazione «meno democratica». Come se la democrazia fosse soggetta a limitazioni pur restando tale: questo parla, questo no. Ma è sempre democrazia. Questo si può fare, questo no. Ma siamo sempre in democrazia. Si, le democrazie della Cina e della Corea del Nord.

La democrazia non prevede limiti, di alcun tipo, altrimenti non è più democrazia.

Ma a sorprendere in maniera altrettanto amara è che gran parte della stampa (telegiornali nazionali e quotidiani, ad esclusione di alcuni che, verrebbe da dire stando al Monti pensiero, dovrebbero essere silenziati) ha taciuto, fatto passare una frase come «dosare dall'alto l'informazione» come assoluta normalità. Una cosa che si può dire senza urtare la sensibilità della libertà di stampa, che invece, è sacra e tale deve rimanere. Soprattutto quando ci sono situazioni complesse; perché forse a volte si fa confusione, ma di sicuro molto spesso si aiuta a capire, si spiega si racconta.

Forse il senatore a vita Mario Monti non ricorda che tra le ragioni della Pandemia c'è il fatto che a Wuhan (o Pechino) qualcuno ha deciso a dicembre 2019 davanti ai primi episodi di Covid, di non raccontare le cose come stavano. Ha deciso una modalità meno democratica dell'informazione.Con il benestare del Governo e forse dei loro professori.

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