Politica

Diatriba radicale: se Marco Pannella vedesse

Che cosa resta del partito simbolo di battaglie civili? Tra scissioni, associazioni, ripicche e, ora, la lista elettorale di Emma Bonino, l'eredità di Pannella rischia di scomparire

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Carlo Puca

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Gianluca Roselli

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Si litigava anche prima, in verità, ma manca, eccome se manca, Marco Pannella. I suoi eredi, o presunti tali, dal grande leader hanno finora mutuato soltanto la ferocia verbale. Per il resto, trascorrono più tempo a litigare che a discutere di politica. I social, in questo, sono impietosi. Per esempio, militanti ed ex militanti del Partito radicale hanno colto che il look elettorale di Emma Bonino, giacca e maglione dolcevita chiaro, sembra copiato da quello di Marco. E via con gli insulti...

La diatriba radicale

Insomma, il pannellismo senza Pannella pare ridotto a una questione di look. Per il resto, tra le due fazioni in lotta - gli ortodossi del pensiero pannelliano, che fanno capo a Maurizio Turco e Rita Bernardini, e il gruppo che ruota intorno a Emma Bonino e Marco Cappato - si vive da separati in casa. Giusto un anno fa, nel gennaio 2017, ci fu il famoso sfratto con cui Turco & C. intimarono agli altri di lasciare le loro stanze all'interno della sede storica del partito, in via di Torre Argentina a Roma. "Ma le tre stanze sono ancora lì: abbiamo detto loro di liberarle, non l'hanno fatto e da allora non sono state più toccate. Fino a qualche settimana fa veniva sempre qualcuno, ora non si vede più nessuno. Ma non li abbiamo cacciati, la storia dello sfratto è una balla" racconta Turco. Il quale, però, sottolinea che a Cappato, Bonino e Riccardo Magi verrà chiesto il conto delle spese per affitto, luce e telefono. Sì, perché nella diatriba radicale ci sono di mezzo pure i soldi: 60 mila euro è la cifra che il Partito vuole indietro da Radicali italiani come incasso delle iscrizioni al Partito Radicale che Magi e i suoi, secondo Turco, "si sono indebitamente tenuti".

La galassia radicale, infatti, è complessa e variegata. Oltre al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito - ovvero l'originale fondato da Pannella - ci sono appunto i Radicali italiani di Magi, l'Associazione "Luca Coscioni", la "Nessuno tocchi Caino", l'associazione "Certi Diritti" e la "Non c'è pace senza giustizia". E ora, all'orizzonte, si affaccia la lista Più Europa, con la quale Bonino, Magi e Benedetto Della Vedova si presenteranno alle prossime Politiche. Scelta contestata dagli altri perché "dal 1989 i radicali, per Statuto, non si presentano alle elezioni e tutto le volte che è successo l'hanno fatto dopo un approfondito dibattito e tramite la lista Pannella", dice Turco, contrario a scendere in campo anche stavolta "per non legittimare il gioco truccato dalla legge elettorale".

Cosa rimane dell'eredità politica di Pannella

Questo dogma è stato però rotto alle Comunali di Roma e Milano del 2016, dove liste radicali, guidate rispettivamente da Magi e Cappato, hanno corso, senza eleggere consiglieri. Il 2018, in realtà, si è aperto con una buona notizia: il raggiungimento, entro il 31 dicembre 2017, delle 3 mila iscrizioni che hanno consentito al Partito di sopravvivere: 3185 per l'esattezza è il numero delle tessere, per ognuna delle quali i reduci hanno sborsato 200 euro (il costo della tessera, non proprio briciole).

Ma, scampato il pericolo, dell'eredità politica del vecchio leader cosa rimane? Molto, secondo Della Vedova, uno dei fautori di Più Europa: "I temi europei sono tipici di Pannella, che sciolse il partito italiano per farlo diventare transnazionale e iniziò 20 anni fa a parlare di Stati Uniti d'Europa. Marco non ha mai inteso la politica come costretta all'interno dei confini nazionali. Noi ci muoviamo in quel solco", sostiene il sottosegretario agli Esteri. Questa posizione europeista ha appena fatto guadagnare alla lista Bonino anche l'esplicita simpatia elettorale di Romano Prodi.

Invece, dell'originale patrimonio ideale non resta nulla secondo Mauro Mellini, 91enne fondatore del partito e primo a entrare in Parlamento nel 1976 insieme a Bonino, Pannella e Adele Faccio. "I radicali non avevano più nulla da dire trent'anni fa, quando Pannella era attivissimo, figuriamoci ora", osserva l'anziano avvocato. Mellini se ne andò nel 1988 quando il leader, durante un congresso, gli diede del "parassita". "Alcune battaglie pannelliane manterranno sempre valore" aggiunge Mellini "ma il Partito radicale non esiste più come opzione politica. Nessuno li rappresenta, nessuno può dirsi portatore di quell'eredità, nemmeno Bonino, che è sempre stata politicamente atea e non ha mai creduto in niente. Anche se vedere Emma insieme a Bruno Tabacci mi addolora molto".

Un filo di speranza arriva invece da una pannelliana "e basta", Annarita Di Giorgio, militante 33enne di Taranto, molto attiva sui social. "La guerra per bande tra i cosiddetti ortodossi e gli altri non m'interessa. I primi sembrano una spa e i secondi cercano di sfruttare in maniera indebita la storia radicale. È difficile parlare di eredità, ma se c'è una cosa che rimarrà di Marco è il suo metodo di lotta politica, la capacità di scompaginare, caratteristica, questa sì, irripetibile".

Diplomaticamente, Massimo Bordin, nella sua rassegna stampa su Radio Radicale, continua a raccontare tutto quello che accade all'intera galassia, senza far torto a nessuno. Forse perché ricorda una grande lezione di Pannella: "Odiarsi è da stronzi" diceva Marco negli ultimi giorni di vita. Aveva già visto tutto.


Articolo pubblicato sul n° 8 di Panorama in edicola dall'8/2/2018 con il titolo "Se Marco vedesse"

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