Il crollo della fiducia voluta dallo Stato-Burocrazia
Il crollo della fiducia voluta dallo Stato-Burocrazia
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Il crollo della fiducia voluta dallo Stato-Burocrazia

Mentre la gente ha dato prova di valore, senso del dovere e responsabilità il Governo e la burocrazia hanno dimostrato tutta la loro pochezza

In Italia è crollata la fiducia. Per colpa non del virus ma della burocrazia. unica essenza del nostro Stato.

La fiducia non è un bene che si misura coi parametri dell'Istat o dello Spread o della protezione civile. Semmai la fiducia influisce su molti indici, dalla demografia alla occupazione. Non la scambia in banca. Ma è una moneta che vale più di ogni altra, e non è garantita da nessuna banca centrale. Se smette di correre va tutto in malora. La fiducia crolla quando chi dice: ehi ti sto dando una mano, invece ti fotte.

In questi mesi gli italiani si sono resi conto che il nostro ê un paese ricco di brava gente, che se c'è da fare dei sacrifici li fa, dal restare a casa a fare straprdinari in ospedale o a portare pacchi di cibo a chi non ne ha. Non sarà un popolo di santi poeti e navigatori, ma quasi. Ma lo Stato mentre chiedeva fiducia e diceva di aiutare gli italiani si ê rivelato per quel che è: burocrazia.

La burocrazia è lo Stato, dice un personaggio di un grande romanzo del Novecento, "Vita e destino" di V. Grossman. Non a caso i totalitarismi di ogni specie hanno bisogno che la burocrazia domini e per farlo deve combattere contro il suo nemico, la fiducia. Occorre infatti essa sia ai minimi termini per poter dominare.

Nel regime totalitario (in nome di ideali "indiscutibili", la Patria, il Sol dell'Avvenire o la Salute) l'altra persona dev'essere vista come un possibile furbo da perseguire, uno che ti ruba il tuo, o perfino un delatore o untore. La burocrazia, anima unica del nostro Stato al di la delle retoriche antistoriche e fasulle, deve dominare incutendo sfiducia e costringendo in mille cavilli la iniziativa delle persone e dei loro liberi accorpamenti. Non a caso, paradossalmente, da questo Stato nella emergenza sono stati "dimenticati" famiglie, gruppi religiosi, e addirittura il terzo settore, ovvero la vastissima platea di imprese non profit che sono ossatura di tanta economia e socialità. Come se appunto, secondo i Grandi Burocrati, si potesse salvare l'economia senza salvare la socialità. Cioè la fiducia e i suoi luoghi rigenerativi.

Questo errore di prospettiva, tanto evidente che una ragazza giovanissima me lo diceva al telefono, indica quale sia la prospettiva dello Stato e del suo rapporto con i cittadini così come lo immaginano i governanti attuali: burocrazia e sussistenza. Per questo lottano contro la fiducia, anche contro - sembra un paradosso ma non lo è -la fiducia nello Stato. Infatti lo Stato non è uno che si fida di te, e dunque non ti si chiede di fidarsi di lui. Lui è la Grande Burocrazia che ti controlla e ti segna il passo, non vuole la fiducia, vuole sottomissione.

Che poi il medesimo Stato sia assoggettato a enti più potenti di lui è una delle variabili delle lotte di potere inter e sovranazionali, non nuove peraltro nel caso dello Stato italiano. Ammazzare la fiducia è però la via che porta alla rovina. Lo diceva un bel romanzo di qualche tempo fa dell'amico Luca Doninelli, scrittore vero. In "Le cose semplici" metteva in scena una specie di mondo post-apocalittico e il protagonista ricordava che la rovina si era manifestata il giorno in cui il padre abbassando il giornale disse: non c'è più fiducia.

Eppure la fiducia, sorella minore della speranza, non ha come nemico principale le difficoltà - anzi, sappiamo tutti per esperienza personale che la fiducia è la benzina che fa affrontare meglio le prove. Il nemico principale della fiducia è l'utopia di governare il mondo con la burocrazia e con la presunta soddisfazione dei bisogni elementari. Quello che fanno sempre i totalitarismi, sia che abbiano la loro sede e i loro fantocci di capi in tetri palazzi istituzionali sia che quei fantocci sia governati "in remoto" da altri luoghi meno identificabili. Ma la ripresa, se ci sarà, come avviene sempre in questo strano paese di "poeti, santi, navigatori" sarà non sottomettendosi allo Stato, e non con le barricate, ma con astuzia e salutare burla.

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