Berlusconi, il garante dell'Italia in Europa

Il leader di Forza Italia rassicura Bruxelles sul rispetto del deficit al 3% e sul supporto al PPE. Ma Salvini si oppone

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Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, Roma, 18 gennaio 2018 – Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

Redazione

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"Rispetto della regola del 3%", "sostegno" dalla cancelliera Angela Merkel e "appoggio chiarissimo dal Ppe".

Silvio Berlusconi a Bruxelles rassicura l'Europa presentando il programma del centrodestra in caso di vittoria della sua coalizione alle elezioni a marzo. Una due giorni fitta di incontri con i leader del partito popolare europeo che lo accolgono a braccia aperte, con il capogruppo Manfred Weber che lo definisce un "grande statista che non ha bisogno di riabilitazione". E poi con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che parla di "eccellente" faccia a faccia.

Quindi il colloquio con il presidente dell'europarlamento Antonio Tajani. Il tutto per accreditarsi con i vertici delle istituzioni europee, preoccupate dall'avanzare dei populismi in vista del voto di marzo in Italia.

Ma ad opporsi è proprio il leader leghista Matteo Salvini che a margine di un incontro elettorale a Milano attacca: "L'Italia non ha bisogno di garanti. Siamo una Repubblica libera e sovrana calpestata dagli interessi di Bruxelles e Berlino, quindi sono gli italiani a dover essere garantiti da questo". E sulla regola del 3% dice: "Il numerino 3, se danneggia le imprese e le famiglie italiane, per noi non esiste".

Il 3% del deficit/pil

È stato questo il tema al centro dell'incontro con il segretario generale del Ppe, Antonio Lopez, nella sede del Partito Popolare europeo, dove Berlusconi ha presentato il programma elettorale, annunciando che intenderà "rispettare la regola del 3% del deficit". Una regola, dice il leader forzista, "discutibile" e che in "caso di certe necessità di programma economico puo' però essere superata".

In linea con Tajani che giorni fa aveva definito il tetto del 3% "un non dogma", che si può sforare in modo concordato con Bruxelles. "Il deficit annuale di ogni stato deve essere adattato alle esigenze di sviluppo del singolo Paese", prosegue l'ex premier, tornando poi sulla "rivoluzione fiscale della Flat tax", che - sostiene - produrrà "un aumento del Pil", e porterà a "ridurre la percentuale del debito pubblico italiano per portarla a quel 125%, almeno come era al momento del colpo di stato del 2011, quando fui costretto alle dimissioni".

L'Europa da rafforzare

Poi il tema Europa, "imprescindibile", aggiunge Berlusconi, ma con la speranza che "torni ad essere quella dei padri fondatori". Però occorre che si "rafforzi e che si dia una politica estera e della difesa comune". Obiettivo questo, spiega il leader del Centrodestra, che "ci farebbe risparmiare miliardi di euro" e renderebbe l'Europa una "potenza mondiale".

Il Cavaliere parla anche della Germania, che dopo l'ok della Spd ad una Grosse Koalition si avvia "verso la sicurezza di avere un governo". E ciò "comporterà anche per la signora Merkel la possibilità di essere ancora autorevole in Europa", spiega. Con la cancelliera - aggiunge Berlusconi - i "rapporti sono stati sempre positivi" e la signora "ci sostiene con determinazione", sebbene "qualcuno abbia cercato di mettere zizzania".

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