Se c'è un candidato sindaco di Roma che in questi giorni sta godendo alla grande dello spettacolo deprimente che gli altri partiti offrono di sé, quel candidato sindaco è Alfio Marchini. Tolti i 5Stelle che oggi eleggeranno on line il nome per puntare al Campidoglio tra i cinque rimasti in lizza (Annalisa Bernabei si è ritirata) dopo il primo turno delle “comunarie”, tutti gli altri, nel centrodestra come nel centrosinistra, scontano proprie divisioni interne, veti incrociati, pesanti eredità del passato prossimo e remoto.

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Bertolaso in bilico per il centrodestra
La coalizione di centrodestra a Roma sembra vicina all'implosione. Il destino del candidato unico, Guido Bertolaso, è in bilico. Il capo della Lega Nord non ha digerito la difesa assunta da Bertolaso dei rom “vessati” né, tantomeno, le dichiarazioni d'amore per Roberto Giachetti, in corsa alle primarie del Pd che Bertolaso voterebbe se non fosse egli stesso candidato, e Francesco Rutelli. Tanto che restano confermate, per il prossimo week end, due giornate d'ascolto dei romani per scegliere un nome alternativo.

Rischio flop per le primarie di centrosinistra
Nel centrosinistra aleggia invece l'incubo del flop ai 190 seggi che il Pd allestirà per le primarie del 6 marzo
. L'obiettivo minimo è raggiungere i 70mila votanti, circa 30mila in meno del 2013 e solo 5 mila in più delle primarie milanesi ma su una platea molto più vasta. La competizione tra i due candidati più accreditati alla vittoria stenta a decollare. Il reciproco fair play che i due Roberto (Giachetti e Morassut) si sono rispettivamente imposti non aiuta a riscaldare una competizione che molti elettori Pd già percepiscono poco autentica e quindi ancor meno appassionante.

Nel frattempo resta l'incognita su cosa deciderà di fare l'ex sindaco Ignazio Marino. Nonostante il pressing dei suoi sostenitori, il chirurgo non ha ancora sciolto la riserva. Correrà in prima persona (al posto di Stefano Fassina o come candidato alternativo della sinistra) oppure presenterà una sua lista per non misurarsi direttamente con gli altri candidati ma contribuendo a mettere i bastoni tra le ruote al Pd?

Marchini pigliatutto
A svettare sul caos imperante negli altri campi c'è Alfio Marchini che pacioso continua la sua marcia solitaria senza particolari scossoni. L'ingegnere erede di una delle più importanti famiglie di costruttori romani con il cuore e la tessera sempre a sinistra (il capostipite Alfio senior regalò la storica sede di via delle Botteghe Oscure al Pci), brilla della luce riflessa dei limiti altrui.

Continua a strizzare l'occhio agli elettori di centrodestra smarriti e in crisi d'identità, ma non disdegna i voti che potrebbero arrivargli anche dai delusi del centrosinistra. Si bea del feeling stabilito con Francesco Rutelli, considerato oggi, dopo anni di damnatio memoriae, il nuovo deus ex machina di questo schieramento nonostante con Giachetti quasi non si parli e con gli altri candidati intrattenga rapporti apparentemente solo cordiali.

Negli ultimi mesi il presidente dell'Api ed ex sindaco di Roma si è riaffacciato sulla scena pubblica in pompa magna. Con l'iniziativa di domenica scorsa all'Auditorium della Conciliazione ha di fatto battezzato quella che probabilmente diventerà una sua lista civica da mettere al servizio non si sa ancora bene di chi. Ma a nessuno è passata inosservata l'accoglienza riservata proprio ad Alfio Marchini, seduto in prima fila ad ascoltare e poi invitato a prendere la parola dal palco da dove ha speso parole di elogio per Francesco “un uomo che ha dato tanto alla città, è stato anche toccato dal fango, ma noi non abbiamo dubitato un minuto”.

Ma soprattutto l'uomo, che come ha rivelato lui stesso, per primo avrebbe benedetto la sua discesa in politica: “all'inizio sbiancò, poi mi disse: fallo. È lui che mi ha dato il la”. Al momento l'ex vice premier ancora preferisce tenersi le mani libere, ma i contatti tra i due sono certificati, intensi e frequenti.

Quanto potrebbe prendere Marchini al primo turno delle amministrative in programma il 5 giugno? Nel 2013 ottenne ottenne un lusinghiero 9,49%. Risultato che a tre anni di distanza sembrerebbe destinato addirittura al raddoppio. C'è anche chi si sbilancia oltre e scommette che la vera sorpresa delle prossime elezioni sarà lui, il re di cuori. Se così fosse, se Marchini riuscisse davvero a conquistare il passaggio al secondo turno, allora la vittoria al ballottaggio diventerebbe alla sua portata, con chiunque dovesse vedersela. Contro i 5Stelle avrebbe infatti dalla sua sia tutto il centrodestra che il centrosinistra; se invece l'avversario fosse uno dei candidati di centrodestra, sarebbero Pd e Sinistra italiana più qualche grillino a convergere su di lui; stessa cosa, ma all'inverso, qualora a spuntarla al primo turno dovesse essere un candidato dem o di centrosinistra.

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