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(Ansa)
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Pensieri di una sfollata. Tra quello che si è perso e le decisioni sbagliate di chi non si è fatto vivo

Le testimonianza di una sfollata nel suo diario di questi giorni drammatici - PARTE 1

Da Ghibello - Deborah Dirani

C’è Lucia, che è una professoressa di fisica del liceo, che stende ad asciugare al sole - finalmente tornato - la sua enciclopedia della scienza, rimasta sepolta dai due metri di acqua che hanno invaso la sua tavernetta. Federica, che è un avvocato, che cerca ovunque Pippo, un gattino randagio che non ne vuole sapere di vivere in casa, e che lei nutre con sontuose ciotole di crocchini: “chissà che fine ha fatto - si chiede - mentre prova ad avere ragione dell’acqua che le ha rovinato tutta la cucina”. C’è Beppe, che abita a un piano alto e che a un certo punto ha messo moglie e figli su un gommone ed è rimasto, da solo, senza luce ma con parecchio coraggio, a guardare le case di tutti: “se sento un rumore strano esco fuori, così se sono dei ladri capiscono che qua c’è qualcuno”. Lo stesso Beppe che ogni ora manda una foto in chat del livello dell’acqua, attesa, quella foto, come l’ultimo numero per fare 6 al superenalotto, “sale, sale, sale… sarà mezzo metro ormai”.

Speranze deluse, mica per colpa di Beppe, ma (forse, così dicono gli abitanti dei paesini del Forese di Ravenna: Ghibullo, Roncalceci, Filetto, Pilastro, Longana e qualche altro dal nome altrettanto originale) di chi ha deciso, scientemente, di sacrificare la campagna sull’altare dell’arte bizantina, preservando Teodorico e Galla Placidia a scapito di centinaia di Beppe, Lucia e Federica. Da giorni, da quando l’acqua ha iniziato silenziosamente a invadere i campi, la voce passa di bocca in bocca, dai più anziani ai più giovani: “qua è sempre così: deviano i corsi dei fiumi, costruiscono dighe coi sacchi di sabbia, rompono gli argini affinché la piena non arrivi a Ravenna, ma qua da noi”.

La terza classe del Titanic, quella di cui il comandante, in questo caso il sindaco Michele De Pascale, sembra essersi dimenticato. “Qua non si sono visti né lui né Bonaccini. Però a venire a vedere coi suoi occhi sono stati il viceministro Bignami e la Meloni”, dice Andrea, un volontario del comitato cittadino di San Pietro in Vincoli che in 3 giorni ha dormito 6 ore perché le altre le ha usate per soccorrere il maggior numero di persone possibili: “Perché ueih ciò, qua bisogna darsi da fare, lo abbiamo detto anche alla Giorgia, che, difatti, ci ha fatto i complimenti”.

E mentre cala la notte di un giorno lungo e fangoso, mentre Lucia spera che domani ci sia ancora il sole ad asciugare la sua enciclopedia della scienza, Federica si addormenta sperando che Pippo si sia messo in salvo su un tetto e Beppe resta di sentinella sui tetti di Ghibullo, rimango solo io che come loro ho perso tanto nell’alluvione. E come loro aspetto solo l’alba di un nuovo giorno e di un nuovo sole che asciughi tutto quello che la pioggia e la trascuratezza di qualche “decision maker” ha bagnato

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