Obama: la crisi economica è passata. Costruiamo il futuro
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Obama: la crisi economica è passata. Costruiamo il futuro
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Obama: la crisi economica è passata. Costruiamo il futuro

Nel suo sesto discorso sullo stato dell'Unione, il presidente ha sfidato il Congresso sulle tasse ai ricchi. E ha chiesto l'uso della forza contro l'Isis

Avrebbe potuto essere il suo discorso più difficile. In realtà, è stato quello più combattivo e dal tono più ottimistico. Nel sesto discorso sullo Stato dell'Unione di Barack Obama ha voluto segnare la fine di un'epoca della storia americana, quella della crisi economica più grave dalla Grande Recessione degli anni'30, e aprirne un'altra, quella in cui gli americani dovranno discutere e decidere come ridurre le diseguaglianze sociali.

Davanti al Congresso riunito in seduta comune e a 40 milioni di americani che lo seguivano via televisione, Barack Obama ha voluto dettare l'agenda politica dei prossimi due anni, gli ultimi del suo mandato, ma soprattutto ha voluto mettere un'opzione politica sulle presidenziali del 2016: il tema centrale della discussione dei candidati alla Casa Bianca dovrà essere la difesa della middle class e la lotta alle disparità economiche.


Il ceto medio

Come previsto, Obama ha presentato le sue iniziative legislative a favore del ceto medio. Gli sgravi fiscali per le famiglie della middle class, l'esenzione delle tasse universitarie per alcune categorie di studenti e la copertura medica per i giorni di malattia, finanziati dall'aumento della tassazione per i più ricchi (si passerebbe dal 23 al 28% di aliquota per coloro che guadagnano più di mezzo milione di dollari all'anno).

Obama sa che i repubblicani al Congresso sono pronti a fare le barricate su questo tema, ma da alcuni passaggi del discorso è apparso chiaro che spera di riuscire a trovare un terreno d'intesa, un eventuale compromesso (in fondo l'aliquota proposta è quella dell'epoca Reagan). Se ciò accadrà, dipenderà dall'opportunità politica. Per Obama, in questa occasione era però importante presentare la sua visione, imporre - di fatto -  la sua agenda.

Da questo punto di vista, la sua retorica è stata efficace. Ha comunicato all'America che la Recessione è ormai passata e che quindi si può tornare a guardare al futuro: "Stasera voltiamo pagina: grazie a  una economia in crescita siamo più liberi di qualsiasi altra nazione al mondo di scegliere il nostro futuro e stabilire che cosa vogliamo diventare nei prossimi 15 anni, e poi nei decenni futuri. L'ombra della crisi è passata  -  ha poi aggiunto -  e lo stato del paese è forte come dimostrano gli 11 milioni di posti di lavoro in più e i numeri-record di universitari o di cittadini coperti dall'assicurazione medica".

La giustizia sociale

Per Obama, questa nuova epoca di serenità economica dovrà però avere un pilastro, quella di una maggiore giustizia sociale. Da qui, la domanda (retorica ) che ha posto agli americani durante il discorso, forse uno dei passaggi più importanti e di maggiore impatto:  "Vogliamo forse una economia che permetta soltanto a pochi di arricchirsi in modo spettacolare? O vogliamo impegnarci a realizzare un modello economico che porti ad aumenti generalizzati di reddito e dà opportunità a chiunque faccia uno sforzo?".

Obama non ha usato toni trionfalistici, ma è evidente che con questo discorso si è assunto la sua parte di merito della ripresa economica. E, ora anche gli americani riconoscono la bontà di alcune sue scelte. I sondaggi che danno il gradimento del presidente attorno al 50% sono lì ad indicare questo nuovo feeling tra Obama e l'opinione pubblica.

Il resto del discorso è stato dedicato alla minaccia dell'Isis. Obama ha chiesto al Congresso di approvare una risoluzione per l'uso della forza contro il Califfato, uno sforzo bipartisan per la nuova guerra degli Stati Uniti in Medioriente.

La lotta al terrorismo

La guerra sarà lunga e la sua responsabilità politica non può essere lasciata solo nella mani della Casa Bianca. "In Iraq e in Siria - ha detto il presidente - la leadership degli Stati Uniti e il suo potere militare stanno fermando l'avanzata dell'Isis. Invece di essere trascinati in una nuova guerra sul terreno, stiamo guidando una ampia coalizione, di cui fanno parte anche nazioni arabe, con l'obiettivo di indebolire e poi distruggere il gruppo terrorista".

Sulla lotta all'Isis, i toni di Obama sono stati più prudenti rispetto a quelli usati sull'economia. Non poteva essere altrimenti. Obama sa che gli americani non gli hanno ancora perdonato di aver sottovalutato il pericolo Califfato. Dovrà ottenere successi anche in questo campo se vorrà lasciare un'eredità diversa nella lotta al terrorismo. 

Obama: "Gli Stati Uniti hanno voltato pagina!"

EPA/MANDEL NGAN / POOL
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