Magistrati e candidature politiche: cosa cambia
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Magistrati e candidature politiche: cosa cambia
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Magistrati e candidature politiche: cosa cambia

Passa alla Camera il testo che regola la carriera politica dei magistrati: tempi più lunghi per candidarsi, stretta sulle collaborazioni

Ci sono voluti più di tre anni: il Senato aveva trasmesso la norma alla Camera il 13 marzo 2014. Oggi, finalmente, i deputati hanno chiuso la discussione in aula sul provvedimento che ha improvvisamente riacceso il dibattito sui magistrati che entrano in politica. È la proposta di legge intitolata "Disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione di incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali”. È stata approvata dall'aula della Camera con 211 voti favorevoli e 2 contrari. Ora il testo torna al Senato dove era stato approvato l'11 marzo 2014.

Presentato nel 2013 da senatori di diversi gruppi, dall’ex ministro della giustizia Francesco Nitto Palma (Forza Italia) a Felice Casson (Partito democratico), da Giacomo Caliendo (Pd) a Pierantonio Zanettin (FI, successivamente eletto al Consiglio superiore della magistratura), il progetto ha avuto una vita travagliata.

È rimasto sepolto nella commissione Giustizia della camera, presieduta dalla democratica Donatella Ferranti, magistrato in aspettativa, dal 24 giugno 2014 fino allo scorso 17 marzo. Ha subìto però un’intensa accelerazione soltanto quando una parte del Partito democratico, quella guidata dai renziani, ha improvvisamente “scoperto” (con un’abbondante decina d’anni di ritardo) che Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd e attuale governatore della Regione Puglia (ma in passato anche sindaco di Bari) è un magistrato in aspettativa. Attualmente, i magistrati in Parlamento sono nove.

Periodo di pausa pre elettorale
Tra le modifiche apportate dalla commissione Giustizia della Camera, che ora sono passate con il nuovo testo al vaglio dell’assemblea, è stato innalzato da 6 mesi a 5 anni il periodo in cui ogni magistrato non deve aver prestato servizio nel territorio di riferimento della circoscrizione elettorale per potersi legittimamente candidare alle elezioni amministrative locali o politiche nazionali ed europee.

Stretta sulle collaborazioni
Il nuovo testo introduce norme più stringenti anche per quei magistrati che hanno svolto incarichi di diretta collaborazione con ministri, governatori e sindaci, oppure che hanno assunto il ruolo di Commissari straordinari o membri di Authority.
Dovrebbe essere, nelle intenzioni dei promotori, anche una formula per evitare nuovi casi come quello di Giannicola Sinisi, l'ex sottosegretario e parlamentare antimafia del centrosinistra, che ha fatto parte del collegio giudicante che in Corte d’appello ha ribaltato l'assoluzione di Augusto Minzolini. Palma, che è stato presidente della commissione Giustizia del Senato, oggi dice: "Sono un ex magistrato anch'io, ma se non fossi già andato in pensione potrei trovarmi in futuro a giudicare Matteo Renzi o Beppe Grillo".

Resta il "doppio binario"
È stato invece appena cassato un emendamento dell’opposizione che tendeva a evitare il “doppio binario”. Attualmente, ogni magistrato eletto in Parlamento (Anna Finocchiaro è lì da oltre un quarto di secolo) viene sottoposto ogni quattro anni a una valutazione di carriera da parte del Consiglio superiore della magistratura, che regolarmente passa: questo consente anche alle toghe
in politica di fare carriera, quella carriera automatica che consente loro di diventare tutti giudici di Cassazione.

Il paradosso è che i criteri di progressione che dovrebbero guidare le scelte del Csm riguardano (com’è ovvio) l’equilibrio, l’imparzialità, la correttezza dei giudici: ma quale equilibro e quale imparzialità professionale può dimostrare un magistrato che è in Parlamento, sui banchi di questo o quel partito?

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