La legge elettorale che sognano i partiti
ANSA/GIUSEPPE LAMI
La legge elettorale che sognano i partiti
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La legge elettorale che sognano i partiti

Le posizioni dei diversi partiti, dopo la decisione della Consulta di abolire il "Porcellum" - Saranno larghe intese per sempre? - Chi ci risarcisce dal Porcellum?

Ci sono gli entusiasti (i partiti piccoli che sognano di tornare in Parlamento, basterebbe un misero 2 %), poi vengono i compiaciuti ( e come non citare il governo che si vede consegnata una cambiale per rimanere in vita e portare a termine il varo di un sistema elettorale) in seguito gli sfascisti ( e qui il tripudio è quello di Beppe Grillo che sogna un improbabile scioglimento delle camere e un al voto, al voto) e infine i temporeggiatori ( è innegabile che questo cul de sac avvantaggi il centrodestra e Forza Italia che in ogni caso si trova nelle condizioni di poter negoziare una soluzione, andare al voto con un proporzionale puro che gli consegnerebbe la maggioranza). Ma come dimenticarsi degli arrabbiati? E qui spicca Matteo Renzi che denuncia un ritorno al passato, addirittura alla Prima Repubblica.

E in effetti proporzionale lo è divenuta questa legge elettorale che la Corte costituzionale ha amputato di premio di maggioranza e listino bloccato. Legge, quella proporzionale,  che non è mai piaciuta ai partiti che hanno aspirato alla “vocazione maggioritaria”, insomma al bipolarismo, se non al bipartitismo, vale a dire Pd e Pdl. Entrambi scontenti del “Porcellum", alla fine si sono guardati bene dal mutarla, in questi sette anni, illusi forse che quel vistoso premio di maggioranza alla Camera garantisse la governabilità, governabilità che non c’è mai stata a causa di un farraginoso sistema che al Senato ha dato come risultato un sostanziale pareggio.

Il sogno del Pdl è sempre stato un sistema elettorale di tipo maggioritario a doppio turno, disfida tra i due partiti che hanno ottenuto più voti nel primo, sistema che si dovrebbe accompagnare, nelle loro intenzioni, con una riforma di assetto istituzionale che modifichi l’impalcatura della Repubblica, da parlamentare a semipresidenziale, (presidente della Repubblica eletto direttamente dagli elettori).

Al Pd non è mai dispiaciuto il Mattarellum (un sistema misto di maggioritario e proporzionale) forte di un radicamento territoriale maggiore rispetto a quello del Pdl, che di fatto lo premia, dato che il 75 per cento dei seggi viene assegnato con il maggioritario (vince il deputato che ha preso più voti nel collegio) a differenza del porcellum che spartisce i seggi in maniera proporzionale senza sfida tra deputati nei collegi, dato che a contare è la posizione di ciascun deputato nel listino bloccato e scelto dai partiti.

Al Movimento 5 Stelle adesso piace il porcellum e non perché ne apprezzi la legge, bensì perché attraverso tale legge può massimizzare il suo ruolo di movimento antisistema, rischiando di potersi vedere assegnato alla Camera un premio di maggioranza che ne farebbe primo partito. Grillo, che ha tutta necessità di andare al voto, si è detto disponibile a votare con il Mattarellum, sistema anch’esso congeniale. Così rimane l’irritato Matteo Renzi la cui soluzione troppo presto definita “Matteum” prevede due turni: il primo in cui si vota con il Mattarellum e in cui si assegna il 75 per cento dei seggi, nel secondo, invece, si assegna il premio di maggioranza che si contendono le coalizioni più votate. Rimane la carica di partiti e partitini che sguazzano nel proporzionale come topi nel formaggio, come in passato, al 1992. Il tempo per la Repubblica, anche dopo questa sentenza, sembra essersi congelato

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