L'obiettivo di D'Alema e Cuperlo: rosolare Renzi a fuoco lento
L'obiettivo di D'Alema e Cuperlo: rosolare Renzi a fuoco lento
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L'obiettivo di D'Alema e Cuperlo: rosolare Renzi a fuoco lento

Se non si andrà al voto il sindaco avrà in segreteria una bella spìna nel fianco che rischia di sfiancarlo. Gli occhi celesti e  miti di Cuperlo e i baffi di Max

Sconfitto? Eppure Gianni Cuperlo, contendente di Matteo Renzi alla leadership del Pd, con il suo 38,4 per cento (secondo il suo comitato i numeri sarebbero più alti) a fronte del 46,7 per cento del «fiorentino», soddisfatto in un Transatlantico di Montecitorio, deserto di lunedì sera (18 settembre), si lascia andare a un “Affan…” e a una larga risata. Proprio lui, il colto ghost writer di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi («L’unico che lavorava di tutti noi», disse Max). Significa che quel 38,4 per cento per Cuperlo, D’Alema e quanti resistono all’ondata novista renziana, visti i tempi, è quasi un miracolo. Cuperlo rifiuta, a differenza di Renzi, Pippo Civati e Gianni Pittella, un’intervista a Simonetta Di Pillo della nave ammiraglia Mediaset, Tg5. Dice che andrà  da Michele Santoro a «Servizio pubblico» (La 7): «Mi accuseranno di ogni delitto, compresa “La Stangata” (il film ndr)», confessa a Panorama.it, in perfetto stile sarcastico cuperlian-dalemiano.

Ma una cosa è certa Cuperlo e Max ora puntano al 30 per cento in segreteria. Se non si andrà al voto in termini ravvicinati, Renzi avrà in segreteria una bella spìna nel fianco che rischia di sfiancarlo. Gli occhi celesti e  miti di Cuperlo e i baffi di Max. Un nemico che nessuno vorrebbe mai avere alle costole. La lettura più facile è che Cuperlo e D’Alema difendono il «vecchio» e Renzi invece rapresenta il «nuovo». Che insomma il «nuovo» ha vinto sull’appparato. Ma quello di Renzi rischia di apparire un «nuovo», bruttacopia di  Silvio Berlusconi. Tant’ è che alcuni deputati Pd già dicono: se dobbiamo votare la brutta copia, noi votiamo l’originale e cioè Silvio Berlusconi.

Ecco perché D’Alema paventa «la scissione silenziosa» degli elettori di sinistra, se «Matteo» vince. Un parlamentare di centrosinistra a Pier Luigi Bersani tempo fa lo disse, del resto, già chiaro è tondo: «Guarda Pigi che se vince Renzi, io a quel punto voto Berlusconi». Bersani fece un largo sorriso, poi però intimò: «Tu queste cose non le devi dire neppure al tuo gatto!».

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