Il video choc e l’errore fatale dello Stato Islamico
EPA/ISLAMIC STATE VIDEO / HANDOUT 
Il video choc e l’errore fatale dello Stato Islamico
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Il video choc e l’errore fatale dello Stato Islamico

Il filmato dell’uccisione di un secondo ostaggio americano, Steven Sotloff, e l’annuncio di un terzo britannico, rappresentano una provocazione che verrà probabilmente raccolta dagli USA. Gli amici italiani del Califfato

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“Sono tornato, Obama, e lo sono di nuovo a causa della vostra politica estera arrogante nei confronti dello Stato Islamico, nonostante i nostri avvertimenti […] Cogliamo l'occasione per mettere in guardia i governi che entrano in quest’alleanza del male dell'America contro lo Stato islamico di fare marcia indietro e lasciare il nostro popolo da solo […] Proprio come i missili continuano a colpire il nostro popolo, il nostro coltello continuerà a recidere le gole del tuo popolo”.

 

Sono alcune delle frasi sconcertanti pronunciate dall’autore del presunto videomessaggio da parte dello Stato Islamico, “intercettato” da Site intelligence, un gruppo privato americano che fornisce consulenze al governo e offre servizi come il monitoraggio su internet delle attività jihadiste e dei possibili nemici dell’America.

 

Il presidente Obama non ha voluto rilasciare commenti e non lo farà prima che l’intelligence USA ne accerti l’autenticità. Il comandante in capo, chiamato in causa dallo stesso boia di Steven Sotloff (la vittima dell’esecuzione), in queste ore è in Estonia per discutere di un altro fronte caldo, quello dell’Europa orientale, dove la guerra civile ucraina si sta velocemente tramutando in un inatteso braccio di ferro NATO-Russia.

 

La storia si ripete
In termini crudi e distaccati, potremmo affermare che il copyright dei video scioccanti contro l’America appartenga al gruppo terroristico Al Qaeda. Osama Bin Laden, che ben conosceva il popolo americano, sapeva che per spaventarli e fare breccia nelle loro coscienze serviva un po’ di “Hollywood”, pur restando nell’ambito della minaccia credibile e reale, da avvalorare con il sangue.

 

Come noto, lo Stato Islamico (IS) ne tempo ha dirazzato da Al Qaeda e se ne è progressivamente allontanato. Ciò nonostante, dall’organizzazione terroristica internazionale ha ereditato alcune cose. Ad esempio, ha mutuato il concetto del “terrore” come forma di controllo e dimostrazione del potere.

 

Significativo, dunque, che IS oggi riprenda lo stile qaedista per minacciare gli Stati Uniti: questa serie di video certifica che lo Stato Islamico si trova per la prima volta in difficoltà e in sofferenza e, logicamente , gioca la carta della paura.

 

Il cambio di strategia di IS
Dalla conquista di porzioni di territorio in Iraq e Siria alla fondazione del Califfato Islamico sotto la guida di Abu Bakr Al Baghdadi e fino a che gli Stati Uniti non hanno bombardato in Iraq, nessun membro dello Stato Islamico si era minimamente preoccupato di minacciare o anche solo considerare gli Stati Uniti come un nemico o un obiettivo da abbattere.

 

Nel primo - e unico - discorso pubblico del Califfo nella Moschea di Mosul, non v’è traccia di riferimenti agli USA e all’Occidente. Anche perché, al tempo, la guerra era ancora un affare regionale, tra l’Islam sunnita cui appartiene Al Baghdadi e quello sciita di Assad in Siria e del governo iracheno a Baghdad.

 

I bombardamenti americani e le gole tagliate in tutta risposta, rappresentano invece una novità e dimostrano un cambio di rotta nella politica degli jihadisti sunniti. Ormai, infatti, la loro minaccia non è più rivolta solo agli sciiti e agli altri “infedeli” che occupano le terre dell’Islam, ma coinvolge direttamente tanto l’America quanto il Regno Unito.

 

L’errore fatale dello Stato Islamico
Ed è proprio questo l’errore fatale appena compiuto dal Califfato, che prelude a un intensificarsi del conflitto e che presto potrebbe portare alla sua stessa fine. Tutti si sono stupiti della rapidità e della capacità di IS nel muovere guerra a più nemici contemporaneamente e conquistare enormi porzioni di territorio. Questo anche perché gli analisti occidentali ragionavano ancora in termini di Al Qaeda.

 

Ma la sostanziale differenza tra Stato Islamico e Al Qaeda è consistita sinora nel fatto che, mentre i secondi puntavano al terrore globale e a compiere atti simbolici come le Torri Gemelle, lo Stato Islamico si è invece concentrato sulla conquista territoriale.

 

Finché il conflitto è rimasto in questi termini, IS ha prodotto risultati tangibili e ha potuto proliferare fino a creare uno Stato con tanto di capitale, Mosul. Ma l’aver rivolto i propri sforzi anche verso il Kurdistan - che per parte sua lotta da sempre per avere uno Stato indipendente quale oggi non è - ha smosso le acque e gli interessi dei Paesi vicini.

 

La coalizione internazionale
Lo Stato Islamico sarebbe potuto essere considerato dai curdi come un nuovo alleato, avendoli liberati dal giogo del governo iracheno. E l’IS avrebbe potuto riconoscere il Kurdistan e considerarlo come uno Stato-cuscinetto tra il Califfato e l’Iran. Ma il fanatismo e le differenze settarie hanno prodotto invece l’apertura di un nuovo fronte, che IS non ha probabilmente la capacità di frenare. A ciò si aggiungano le insofferenze di Iran e Turchia.

 

Con la conseguente decisione di Obama di scendere in campo per limitare gli altri attori regionali e dimostrare - anche alla Russia - quanto Washington sappia colpire duro quando vuole, lo Stato Islamico ha forse dato il via alla sua sconfitta.

 

Dal Tonchino a Pearl Harbour passando dall’11 settembre alle armi chimiche, storicamente agli USA serve sempre un casus belli per ottenere il consenso del popolo a smuovere la loro gigantesca macchina bellica.

 

Per il popolo americano, infatti, un conto è giustificare la guerra in ragione di prove incerte come le armi chimiche (tanto in Iraq quanto in Siria), un’altra è vedere un proprio connazionale vilmente sgozzato per ritorsione.

 

Agli americani, insomma, non piace proprio essere minacciati e questo episodio non farà altro che alimentare l’ira funesta di Washington, che non a caso ha annunciato di stare predisponendo una coalizione internazionale per terminare il lavoro. Vi ricorda qualcosa?

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